Un sorriso

Apro la porta ed esco. E’ sera e una fresca brezzolina stuzzica la pelle vestita ancora di niente che possa ostacolare la sua impertinenza. Entra in una manica, esce dalla schiena, gira attorno alle caviglie e via con un altro giro e un altro ancora. Un respiro profondo per provare a catturarla e trattenerla tutta ma… no, non si può prendere, non si può ingabbiare, non si può possedere… sfugge per non far torto a nessuno perché lei è di tutti e tutti deve punzecchiare.

Siamo arrivati quasi alla fine dell’estate e la città comincia a dipingersi con colori pastelli, l’aria è rarefatta e sembra voler rallentare il tempo. E’ come se un’enorme strato di gelatina coprisse ogni cosa rendendola lucida e gommosa.
E’ proprio la serata giusta per passeggiare e farsi ricoprire completamente dalla città. Poche persone in giro, nessuna macchina a turbare il silenzio. Tutti sono occupati a nascondersi negli anfratti gelatinosi cercando di passare il più possibile inosservati, ognuno a nascondere i propri pensieri gelosi della dovuta intimità.
Una giostra che gira dolcemente e senza soste, la musica tenue a non disturbar le anime, i cavalli attenti a non calpestar nessuno, la balena a motore spruzza piano per non lavare via il dolore agli ammutinati viaggiatori.

Piccole luci cominciano ad accendersi qua e la, portando l’allegria nei cuori bambini ed il calore in quelli stanchi, ad ognuno il suo. Qualche barista barrisce dalla sua gabbia di cristallo facendo tintinnare ad arte il vetro dei bicchieri, che sinfonia maestosa per le orecchie e per la gola ancora arsa dalla calura pomeridiana. Le saracinesche tirano l’ultimo respiro della giornata portando alla mente dei viandanti un desiderio di ristoro. Il fruscìo della saggina sui marciapiedi costringe a disegnar percorsi alternativi rendendo il passeggiare un allegro balletto sgraziato e dondolante. I commercianti si levano le maschere sorridenti per indossarne di grigie e neutrali, di modo che nessuno possa riconoscerli per strada.

E così la giostra cresce e la danza si colora di arcobaleno e tutti vengono risucchiati dall’apparente immobilità. Shhhh… bisogna fare silenzio, camminare piano e non disturbare gli altri, si rischia di incontrar qualcuno, di dover scambiare qualche pensiero e non sarebbe giusto, non è conveniente mischiarli soprattutto se sono indifesi.

“Ahia”
Chi ha parlato? Perché sento una voce che suona stonata? No, non può essere, ho rovinato tutto, l’armonia si è rotta quando ho urtato con la spalla questa ragazza che ora mi guarda con occhi aguzzi e sorridenti. E ora? Che fare?

“Mi hai fatto male lo sai?”
“S.. si scusa non ti avevo vista”
“E ci credo con quel cappello sulla testa era difficile che tu potessi vedermi! Ma che razza di cappello è.. non ne ho mai visti di così grandi?”
“E’ un cappello per il dolore, serve a tenerlo lontano”
“E perché lo vuoi tenere lontano?”

Di colpo si ferma la giostra, la balena non spruzza più acqua, le luci si spengono, i baristi non barriscono… perché! Ma che domanda è perché, non c’è risposta, non è prevista, è così e basta… o forse no? Ecco lo sapevo ora la tranquillità è rotta.

Taccio e lei mi guarda fisso negli occhi, non so cosa rispondere ma quegli occhi impertinenti non accennano ad andarsene. Sono lì, immobili ma vivi… ohhh se sono vivi. Mai visti occhi così, c’è dentro tutto e si vede che hanno sofferto. C’è dolore dentro quegli occhi ma… quanta vita, quanta energia, quanto calore, quanto…?

La sua mano lentamente sale a sfiorarmi una guancia e poi.. con un gesto repentino prende il mio cappello e lo tira lontano. La paura mi assale e mi pietrifica mentre guardo il mio cappello portato via dalla brezza che fino a un attimo fa era amica.

“E ora? Come faccio?” le chiedo.
Lei sorride guardandomi indifeso e lentamente se ne va… guardandomi… fino a che il mio sguardo ne perde ogni traccia, lasciandomi il suo sorriso.

È da quel giorno che ogni volta che posso ricerco il sorriso di una donna, lo provoco fino a che non riesco a tirarlo fuori, perché il sorriso di una donna è il più bel dono che si possa ricevere.

Dedicato ad una musa ispiratrice caramellata che accompagna il mio peregrinaggio virtuale.

Racconto inviato da Mr. L.

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mag 4th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna

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