Un addio
Racconti erotici di Duval
Autunno 1997. Fatti veri, nomi falsi.
Nina aveva invitato a cena i clienti più affezionati e molti avevano accettato. Ed erano lì, adesso, a quella strana cena ma nessuno mostrava segni di imbarazzo.
Era come una rimpatriata fra vecchi amici che bevevano, mangiavano e ridevano di ogni banalità. E Nina, unica donna presente, tutto governava commossa e soddisfatta. Rideva e piangeva quasi fosse loro sinceramente affezionata. Ad un tratto Luca, che era stato tranquillo in disparte, si alzò e chiese silenzio esibendo una voce franca a lui inconsueta.
“Ragazzi! Per favore, ragazzi! Fatemi parlare un attimo. Mi chiamo Luca e sono un povero sfigato che si è innamorato di Nina. Lei non mi ama ma ha deciso lo stesso di vivere con me. Così oggi siamo qui perchè ha voluto salutarvi ed informarvi che non lavorerà più”.
Avrebbe voluto dire tante altre cose ma la paura del ridicolo lo bloccò.
Appena realizzato che il discorso era finito, guardarono Nina con curiosità ed incredulità; un pezzo della loro vita si staccava e se ne andava per sempre; nessuno però si occupò di lui, quasi non esistesse e non fosse causa di quella perdita.
Ci fu qualche attimo di silenzio. Poi qualcuno iniziò a battere le mani, qualcun altro a gridare “Nina” e poi, via via tutti assieme, unendo ritmicamente il battito delle mani all’urlo “Ni-na! Ni-na!” andarono in crescendo ad imitare il coro dei tifosi allo stadio.
Come il volo dei rondoni all’imbrunire attorno al campanile, nei paesi dell’infanzia, le grida lo avvolgevano in mille spirali via via più strette e si mescolavano allo stridio sempre più intenso dei rondoni. In pochi istanti il volo, dapprima festoso, si andava tramutando in vortice di nere inquietudini. Le campane si misero a suonare sghignazzando sguaiate “Ni-na! Ni-na!”.
Il baccano era infernale e Luca era frastornato; ad occhi spalancati sulla scena, ritmicamente abbagliata dal raggio di sole che appariva e scompariva dietro le campane in movimento, era come spettatore di una commedia.
Ora i commensali gli apparivano come ammucchiata di laidi individui; non riconosceva più alcuno dei volti noti, trasfigurati in sembianze di osceni maiali.
E Nina stava là, in mezzo a loro, e a tutti si offriva, nuda, schiudendo la bocca e rigirando la punta della lingua sulle umide labbra. Stringeva nelle lunghe dita i turgidi membri che infilava, con sorprendente perizia, nelle intime cavità. E urlava: “Oh! dio! dio! Come mi piace! Ancora, dai tesoro, ancora! Non ti fermi, prego! Si, così, mi piace tanto! Ancora, ohi! ohi! godo!”.
Le campane cessarono di suonare, un rondone saettò tra le arcate della cella campanaria ed un urlo lancinante gli trafisse il cervello, da orecchio a orecchio: “Niiinaaa!”.
Si svegliò di soprassalto. Accanto a lui Nina dormiva tranquilla, aveva il volto disteso e le labbra piegate in un leggero sorriso. Guardò l’ora: le sei.
Appoggiato ad un gomito la contemplò per qualche minuto cercando, ancora una volta, risposte inesistenti. Si rigirò nel letto; c’era ancora un’ora da dormire. Ma non si riaddormentò: lo sguardo perso su bianchi gabbiani sospesi sull’onda del mare e sulla grigia stagione delle nuvole basse e della tristezza che non vuol morire. Fuori il mare schiumava livido battendo sugli scogli ed il vento soffiava gelido sul fiore dei ricordi.
Avevano fatto colazione in silenzio e, sempre in silenzio, erano andati in macchina un pò all’interno. Camminavano ora sull’erba bagnata, in quella mattina di autunno inoltrato.
Nina guardava le foglie rimaste sui rami. Più della campagna o delle case o degli alberi, era l’odore ed il silenzio dell’aria a ricordarle l’Ucraina. Disse soltanto “Il cuore non batte forte e l’anima non fa male”. Anche Luca guardava le foglie rimaste. Un confortante senso di pace gli si dilatava dentro e, come il primo calore del mattino, diradava residue nebbie di tristezza.
Un lieve fruscio su un ramo vicino attirò i loro sguardi e nacque un canto:
“Scende una foglia sfiorando il grigio silenzio, s’adagia sull’erba, rimane. E tutto riposa, ormai stanco, nell’umida quiete d’autunno”.
[Duval]
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apr 24th, 2008 | Scritto da Duval | Categorie: In punta di penna

