Tre volte inchiodata nel legno
Trans aggredito e rapinato calci e pugni per pochi euro
Aggredito davanti alla porta di casa. A calci e pugni, fino al punto di ricorrere alle cure ospedaliere. Soltanto la resistenza del transessuale di 31 anni, che ha reagito alle botte, ha convinto l’ aggressore a desistere dal suo intento. Che probabilmente era quello di portare via i soldi dell’ incasso della serata e custoditi in casa. Una aggressione a scopo di rapina, stando a quanto avrebbero appurato i carabinieri che si occupano delle indagini. Anche se con le polemiche e il clima rovente che corrono in questi giorni sul Gay Pride, ci sono tutte le ipotesi per pensare che l’ assalto violento possa essere determinato da una sorta di odio verso l’omosessualità. Tutte supposizioni, però. La cronaca, invece, racconta che alle due di notte dell’ altro ieri il travestito avrebbe agganciato un cliente in via Fiodor, a Carignano. L’ avventore è descritto come un tipo alto, probabilmente coetaneo, vestito con pantaloncini corti. I due concordano cifra e prestazioni, poi l’ omosessuale sale sull’ auto del giovane, una Volkswagen di colore chiaro. La destinazione è un pied-à-terre di corso Italia, che il gay utilizza per prostituirsi. Davanti alla porta sopraggiunge l’ aggressione. Improvvisa. Stando a quanto avrebbe raccontato la vittima, calci e pugni senza alcuna ragione, ma gli indizi sembrano propendere per la rapina: mancata appunto per la reazione dell’omosessuale. Sul posto vengono richiamati i medici del “118″, ma anche i carabinieri del Radiomobile che successivamente passano le indagini ai colleghi del Nucleo Operativo. Le successive medicazioni al pronto soccorso del San Martino diagnosticano al ferito traumi alla testa, guaribili in 10 giorni.
Fonte: La Repubblica
Superficialità, incompetenza e attaccamento ad un vagheggiato diritto di cronaca che corrisponde al suo diritto di consegnare al giornale un articolo raffazzonato.
Il giornalista è il collegamento fra la società e il fatto. Prima di informare dev’essere informato, pena la sua credibilità, la sua autorevolezza.
Anche l’impostazione di un servizio può contribuire ad alimentare la confusione, già notevole, nell’opinione pubblica.
Chi è il soggetto aggredito? Un gay, un travestito, una transessuale?
Non è chiaro. Quello che invece risulta evidente, è che l’informatore, non sa informare.
E non mi si dicesse che la questione è marginale rispetto al reato commesso. Non ne dubito, ma trovo umiliante per la vittima, vedersi negare la sua identità di genere.
È UNA transessuale, non uno. Una donna!
Non è gay, e se lo fosse, non sarebbe “trans”, e nemmeno “travestito”.
Questo, un giornalista lo deve sapere e non ha diritto di disinformare i lettori e di calpestare la dignità della transessuale.
Trattasi di un servizio vecchio, in cui mi sono imbattuta poco fa. Ma la data è irrilevante se pensiamo che ad oggi nulla è cambiato. Basta leggere gli articoli della settimana scorsa.
Uno su tutti: Corrierefiorentino.it
Tre volte inchiodata: dall’aggressore, da certi giornalisti, dalla società.
Il problema non è formale
Uno Stato che non intende tutelarci. Tutti coloro pronti a ironizzare su di noi, omosessuali compresi, e che ci guardano come gli ultimi tra gli ultimi, quelli di un genere degenere. Siamo invisibili, finiti ai bordi delle strade perché nessuno si sognerebbe di darci lavoro. Meglio non dare denaro legale a un transessuale. Meglio pagarlo in cambio di una scopata. E’ così che avviene infatti. Noi ragazze con il pene tra le gambe siamo rimorchiate il più delle volte da padri di famiglia che hanno bisogno di placare le proprie inquietudini, le ansie di omosessualità latenti da spegnere con qualche banconota. Per poi tornare dall’amabile famigliola, ai figli, al letto con la moglie, per dimenticare l’essere strano, eccitante e perduto con cui si è stati fino a poco prima.
E allora dateci del «lei», per favore.
No, non sto parlando di una formalità che non ci appartiene, ma rivolgetevi a noi al femminile, perché non c’è offesa più grande del non riconoscere la nostra femminilità, quel poco o tanto che siamo riusciti a raggiungere con le unghie e con i denti, contro tutto e tutti. Dateci del «lei», ma solo perché rispettate il coraggio e siete in grado di andare oltre alla voce da ET che il più delle volte ci fa soffrire perché non corrisponde a come la vorremmo. Noi ci vergogniamo non di quello che siamo, ma di ciò che ancora non siamo riuscite a raggiungere, di quei gradini della scala che ci separano dal nostro ideale femminile, forse utopistico. indipendentemente dalla prostituzione cui spesso siamo condannate perché non c’è alternativa, dei favori sessuali da concedere, dei bisturi che conosciamo bene, di foto di politici che non hanno nulla di ricattabile ma vengono spacciate per tali, e di risolini che colpiscono sempre e comunque diritto al cuore. Noialtre, me compresa, restiamo sensibili nonostante tutto, e il silicone nelle tette non può cambiare la nostra anima. Ferita dai tanti che pretendono di mondarcela.
Lettera di una trans sex-worker
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http://www.firmiamo.it/unatransnonuntrans
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mag 14th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio


maggio 20th, 2009 at 12:07
Grazie per aver condiviso questa conoscenza. Era un aspetto che ignoravo.