Tra moglie e marito…

Immaginate una donna innamorata del marito;
immaginate un marito innamorato ma restio ad accogliere le esuberanze della moglie, un marito che vuole “respirare” un po’ di più, tanto da dirle “amami la metà”.

Immaginate la moglie innamorata che decide di migliorare il rapporto coniugale frequentando un corso di psicologia matrimoniale, di modo che impari a godere delle poche attenzioni che lui può darle.

E Immaginate che il suo docente, teorizzi la diandria, come unica forma di matrimonio felice, perché – secondo lui – solo due uomini possono soddisfare una donna a 360°.

Immaginate ora che la frustrata donna decida di convivere con il maturo professore e di diventare “bigama” inventandosi un lavoro fuori città per dividersi tra i due uomini ignari l’uno dell’altro.

Da quel momento, comincia a vivere felice e soddisfatta le due vite fino a quando resta incinta… panico…

E fin qui siamo in tema di tradimento.

Immaginate adesso che i due uomini – messi in contatto da lei – diventino amici,
tanto da condividere anche le “scappatelle”, all’insaputa della fedigrafa, ovviamente.

E infine immaginateli scoprirsi entrambi conviventi della stessa donna che sta partorendo (peraltro 2 gemelli… mi sembra giusto).

Alla fine, accettano l’insolito ménage à trois… e vissero felici e contenti.

Dal film “Amori miei” di Steno.

Vi ho appena rappresentato un poliamore.

Il poliamore, infatti, non è un tradimento: la differenza sostanziale è che tutti i protagonisti sono consapevoli e consenzienti.
Questo si può verificare, allorquando una persona innamorata, sente di poter amare immensamente più d’una persona, per caratteristiche e personalità diverse.

Invero, la monogamia in natura non esiste, nel senso che non è regola: per un maschio non è fondamentale formare coppia fissa con una femmina, grazie al fatto che ha la possibilità di trasmettere i suoi geni a più partners.

L’istinto che tuttavia spinge il maschio ad avere una sola compagna è funzionale alla crescita dei cuccioli, i quali, senza i genitori, non sarebbero in grado di badare a se stessi.

E l’uomo non fa eccezione. Infatti, anche se tendenzialmente donerebbe volentieri il suo seme a qualunque femmina dotata di una terza/quarta di seno e con un bel sedere sodo icon smile Tra moglie e marito... diventa monogamo proprio per contribuire alla crescita e alla protezione dei suoi figli.

Ma negli ultimi decenni, complice anche il calo demografico,  il bisogno di formare una coppia monogama per la tutela dei figli, non è più strategico.

Oh, non è un post disfattista, tendente a minare la famiglia, beninteso.  È soltanto un quesito che si fonda sui bisogni ancestrali ed è anche un invito a leggere il simpatico  articolo di Andrea Pellizzari su Formen – da cui ho tratto spunto -.

Tornando alla coppia tradizionalmente intesa:

è possibile che la società stia andando verso il superamento della monogamia e l’affermazione di una rete di relazioni plurime?

Cosa ne pensate?

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mar 21st, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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9 Responses to “Tra moglie e marito…”

  1. 9
    Kristalia Says:

    Passiflora, ti ringrazio per la tua testimonianza, di sicuro interesse.
    Sei stata generosa nell’esporti così, anche perché sei abbastanza conosciuta in rete.
    Un grazie immenso.
    Kristalia

  2. 8
    UnUomo.InCammino Says:

    Leggendo la testimonianza di Passiflora mi son venute in mente due cose

    1 – l’ultima pellicola di Allen, Vicky Cristina Barcelona, il trio andava così bene che dopo un po’, una delle due, decise di tornare libera, di respirare…. ovvero che la rete era diventata troppo densa, creando notevoli scompensi negli altri due (la coppia di riferimento e precedente all’inserimento della terza)

    2 – che anche il poliamorismo segue la dinamica del monoamorismo e si passa dal polinnarmoamento a qualcosa di più cheto, al poliamoramento. Già. :)

  3. 7
    UnUomo.InCammino Says:

    La monogamia culturare (dei maschi) è tanto morale quanto labile.
    Rispetto alla crescita dei piccoli, è interessante la pellicola La Duchessa in cui il Duca di Devonshire è protagonista di bigamia e di un desiderio compulsivo di eredi maschi.

  4. 6
    Passiflora Says:

    Dico la mia, basandomi sull’esperienza, e quella che vorrei raccontare è una storia di poliamory “totale”.
    Quando mi sono ritrovata davanti alla persona giusta, prima ancora che quanto poteva derivarne prendesse coscienza, capii solo che la sensazione era già conosciuta, la percepivo e la riconoscevo nell’altro, anche se ancora non gli davo un nome.
    Sto dicendo che, sebbene vivessi allora con il mio compagno – oggi mio marito, N. – e insieme già condividessimo tutta una serie di giochi erotici che ci portavano a coinvolgere altre persone, sempre nella consapevolezza e volontà di tutti, solo un paio di anni fa, incontrando un uomo specifico – F., mi resi conto che la situazione/sensazione poteva essere ben diversa.
    C’eravamo già conosciuti e amati cinque anni prima, quando comunque N. era già il mio compagno. Ma poi la vita prese strade diverse e oltre qualche telefonata, non ci fu altro, finì lì. Ma a dire il vero non ci pensammo nemmeno, andava bene così.
    Poi circa tre anni fa, dopo una chiamata come tante, insomma ci rivedemmo e sembrò non fosse passato un giorno. Pensai che si trattava di attrazione, era un amico con cui avevo d’altronde sempre avuto una complicità diversa. Sapevamo che ci saremmo posseduti, assaporati, sconvolti, ma da quel momento restammo praticamente inchiodati l’uno all’altro con un crescendo che andò oltre il sesso – anche se il sesso restò sempre una componente immancabile e determinante – e ciò che risultò fu una relazione che ci trasportava altrove.
    Era un rapporto sentimentale, ci eravamo innamorati con la stessa autenticità con cui amavo il mio compagno. Un sentimento non sostituiva l’altro, coesistevano esattamente insieme, e non è che sia semplice spiegarlo, perché questa persona è l’unica in realtà che mi abbia portata a un’idea simile.
    Poi, certo, c’erano come ci sono sempre state altre “amicizie” che ruotavano intorno a noi.
    Ma la differenza è che mentre questi rapporti di amichevole complicità, mantenevano la loro autonomia rispetto a me e a N., la relazione che nacque con F. invece ne coinvolse ogni aspetto, eravamo interdipendenti, legati sin nei più piccoli aspetti della quotidianità. Nelle decisioni…
    Mai il pensiero di voler vivere realmente in tre è stato così concreto.
    Una rete andò tessendosi intorno a noi e giorno e dopo giorno, la sentimmo tutti e tre ampliarsi, divenire incondizionatamente l’unico assoluto concepibile. Stavamo bene. Non volevamo altro.
    Bene, questa relazione si era impostata in maniera naturale, la passione – inevitabile dirlo – afferrò me e risalì a loro, imponendosi in un percorso inverso che realmente ci rese più belli, dentro una felicità che sentii divorante. Penso che tutti e tre fossimo predisposti ad un certo tipo di relazione, con una ben evidente formazione mentale e culturale – da cui credo, sostanzialmente, non si può prescindere per la riuscita – e così la nostra realtà si allargò alle cose di tutti i giorni, al lavoro, alla casa, alle vacanze e ai problemi… e da qui a constatare che proprio negli impegni, nei programmi, nella gestione del rapporto totale, la realtà poneva una serie di limiti con cui finivamo per scontrarci, il passo fu breve.
    Ci provammo – lo volevamo, si trattava di un impegno che ci coinvolgeva tutti e su tutti i fronti, ma questo “troppo amore” finì per farci sentire la rete sempre più densa, più incontrollabile, al punto che dopo qualche altro mese – non molto tempo fa, io e N ci siamo sposati a ottobre – la rete l’abbiamo sentita sfuggire di mano e trasformarsi.
    La distanza geografica, che il lavoro richiedeva, ha complicato la quotidianità oltre il sostenibile.
    E, oggi, anche se i sentimenti sono – più o meno – gli stessi, la gestione del nostro rapporto ha perso però quella totalità che tanto sul momento aveva rappresentato la differenza. Ci limitiamo a degli incontri, quando è possibile, non meno intensi e autentici, no, ma in sostanza sono le modalità di realizzazione di noi come persone, l’uno verso l’altro, ad essere cambiate.
    La lontananza ha generato altri equilibri.
    Le reciproche esigenze, a distanza, finiscono per esasperarsi e certo alla fine trovano altri canali per avverarsi, altri contatti – F. oggi ha un’altra relazione – e comunque sia ciò non è avvenuto – avviene – senza una in-sofferenza che talvolta blocca ancora a pensarci, per trovare un’altra soluzione…

  5. 5
    stellasolitaria Says:

    Molto interessante questo post, davvero. E continua il mio navigare in questo mondo. Ma ti affascina ti chiederai tu? Certo amica mia che mi affascina. Il diverso affascina. La mia vita me la sono impostata io e mi piace. Sono sola x’ il destino vuole così. Il sesso è importante in una storia, e molto. Una storia per funzionare deve essere basata su milioni di cose, ci vuole attrazione fisica e mentale, ci vuole intesa sessuale e magia sessuale, ci vuole brivido, ci vuole passione e complicità, ci vuole amicizia, amore.Bisogna essere amici, compagni e amanti. E poi non chiedetemi x’ sono da sola.
    un bacio ste

  6. 4
    Desiderya Says:

    Come si fa a soddisfare una donna solo col sesso? Tutt’al più si può soddisfare una femmina, i suoi genitali.

    A parer mio e non solo, un soddisfacente rapporto sessuale, non soddisfa solo la componente genitale della donna. Non gratifica solo la femmina. Questo perche’ la gestualita’ sessuale, corrisponde ad una personalita’. Voglio dire che un uomo, cosi’ come una donna, facendo sesso, rivelano, soprattutto involontariamente, molto del proprio carattere. Quindi una serata di sesso ben riuscita puo’ avere implicazioni anche di diverso tipo ed trovare collocazione anche in una relazione nascente.
    Purtroppo, siamo culturalmente predisposti a relegare il sesso all’esclusivo appagamento fisico, ma il sesso rivela molto di piu’ e non solo perche’ mette in moto tutti i recettori sensoriali…

    Non a caso le avventure migliori sono quelle di fantasia erotica, sia essa segreta o narrata…Noi donne, però, a dispetto di tutta l’emancipazione sessuale, erotica etc., siamo solo femmine?

    Aiuto, spero proprio di no, non riesco a pensare che le avventure migliori siano solo quelle di fantasia erotica. Io casomai leggendo un racconto di un certo tipo, mi identifico e associo quei momenti ai momenti vissuti realmente. I miei migliori momenti erotici, sono vissuti.

    A diventare sesso-dipendenti facciamo tutti in tempo, ma è “LA” condizione per eccellenza?

    Non credo: sessodipendenti è una condizione che non si puo’ creare, e non e’ nemmeno auspicabile, perche’ attiene la sfera delle patologie. Amare il sesso e viverlo liberamente e in tutte le sfaccettature, non significa esserne dipendenti.

    Ho sentito diverse donne svelare le loro fantasie e/o esperienze erotiche: alla base sempre un fallimento, una separazione, una ricerca di riscatto

    Ollapeppa, bisognera’ sentire piu’ donne… ampliare il numero delle intervistate.

  7. 3
    Kristalia Says:

    Grazie del tuo contributo, Didi.
    Ogni punto di vista è prezioso ai fini di un confronto proficuo.
    Torna a trovarci.
    Kristalia

  8. 2
    didi Says:

    Se l’istinto porta il maschio a CURARSI di una sola femmina per proteggerne e crescerne i cuccioli, allora E’ IN NATURA PRESENTE perché l’istinto è tipico dell’essere animali, quindi della parte più incontrollata e selvaggia dell’Uomo.
    Direi che è la diversità maschio-femmina a rendere implicito e tra le scelte più ovvie quella dell’approccio sessuale:quando un maschio ed una femmina si incontrano, la possibilità sempre presente è quella del sesso. Poi, possiamo scegliere il comportamento più opportuno del caso. Rimane comunque, nei rapporti tra uomini e donne, l’aspetto della complementarità, che è visibile prima di tutto, e ancestralmente, nei sessi. Superando il mero aspetto genitale, il ventaglio delle possibilità si apre a molteplici relazioni e approcci, non necessariamente erotico-sessuali. Personalmente, ritengo che approcci ampi, che non includano il sesso, soddisfino più che il “sesso puro”, o ” sesso porco”, o chiamatelo come volete, perché coinvolgono tutta la sfera della personalità di due individui. Sta di fatto che gestire l’istinto, gli ormoni in subbuglio, non è ugualmente facile per tutti: da qui tutti gli “escamotages”, le giustificazioni, le teorizzazioni sul comportamento uomo-donna..L’eros, la passione, la ricerca di fondamenti irrinunciabili per non sentirsi animali in balia di se stessi, con i quali giustificare le scelte ed i comportamenti (compresi i fallimenti)… Quasi quasi penso che gli uomini non tengano il passo con le donne, e restino “perdenti”, proprio perché troppo ripiegati sulla condizione animale, troppo rivolti al sesso e basta, troppo avvilenti nel ridurre l’incontro con quella donna a “sesso”.. Come si fa a soddisfare una donna solo col sesso? Tutt’al più si può soddisfare una femmina, i suoi genitali. Non a caso le avventure migliori sono quelle di fantasia erotica, sia essa segreta o narrata…Noi donne, però, a dispetto di tutta l’emancipazione sessuale, erotica etc., siamo solo femmine? A diventare sesso-dipendenti facciamo tutti in tempo, ma è “LA” condizione per eccellenza? Ho sentito diverse donne svelare le loro fantasie e/o esperienze erotiche: alla base sempre un fallimento, una separazione, una ricerca di riscatto che nulla ha a che fare con “l’istinto naturale” dell’accoppiamento plurimo. Beh, vi ho scoglionato, si o no? Didi

  9. 1
    AWoman.AMan Says:

    Krisyalia… mi piace il tuo pensiero. :)
    Pssst, psst… ecco, avvicina un po’ l’orecchio.
    Scrivo piano
    La monogamia NON è MAI esistita.
    Non dico “Credimi”. Dico, “pensaci”.
    Non è MAI esistita.
    Solo gli sciocchi possono postularla esclusivame e per sempre.
    Può esistere la quasi_monogamia. E’ Amore. Auò ed io ci stiamo provando.
    La quasi_monogamia è bella assai. Vogliamo aumentare la dose di quasi, per rendere la A di Amore un po’ più grande.
    La monogamia.
    E’ una favoletta per grulli spiegata da preti e suore.
    Gente, che, di eros, per l’appunto, non ha vissuto un cazzo.
    Sono maesti di sci che non hanno mai indossato scarponi e un bel paio di Fischer.

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