Ragazzo triste

Toni mi aveva telefonato diverse volte, con l’intento di incontrarmi. Ero gentile e reticente al tempo stesso. Avevo provato a spiegargli perché mi opponevo.
Una  ventina d’anni di differenza rappresentavano per me un problema quasi insormontabile.
A 21 anni un ragazzo è davvero un ragazzo e poi, questa cosa mi faceva sentire troppo mamma, ma lui, con educazione, riguardo, un velo di timidezza e costanza, era riuscito, alla fine, a convincermi ad incontrarci per due chiacchiere.

Vero è che di solito, riuscivo a tener fede al mio proposito, ma in questo caso, una sorta di curiosa tenerezza mi aveva fatto mollare le mie reticenze.

La sera dell’incontro, decido di incontrarlo all’ingresso del residence, così, per confermargli il mio freno, il mio non lascia passare.
Lo vedo e provo sgomento: è veramente giovane. Un bel ragazzo, dall’aspetto riservato, taciturno. Lo saluto con cordialità per metterlo a suo agio e dopo un certo silenzio, lo invito a camminare.

Già, facciamo due passi. Rompo gli indugi e lo esorto a raccontare. Lui sapeva bene cosa desideravo sapere e non si è fatto pregare.
Con la calma e la maturità di un uomo sofferente, mi racconta la sua breve ma intensa esperienza.

Aveva 17 anni quando si è innamorato della sua insegnante di 43 anni. La loro relazione era intensa e con pochi ostacoli. Ma breve… Dopo due anni lei lo ha lasciato, con poche spiegazioni, adducendo che la relazione non poteva più proseguire: il marito, gli impegni, l’imbarazzo a scuola e cose di questo genere.
Lui non rassegnato ha provato in diversi modi a riavvicinarla, ma invano.
Era perdutamente innamorato ed incapace di dimenticarla.

Il suo racconto sintetico, privo di dettagli e sfumature, così netto, senza fronzoli,
la sua voce ferma e la sua espressione sofferente, mi avevano turbata.

“Saliamo” – gli dico tra lo sconcerto e la tensione .

Quando ci siamo avvicinati, sfiorati, ho avuto un momento di esitazione. Mi sembrava di cristallo, fragile. Mi sono fermata, l’ho guardato e gli ho detto:

non cercare lei in me, perché non la troverai, lo sai! E non la troverai in nessun’altra, perché non ci sono due donne uguali.

Mi aspettavo niente di buono e invece, il ragazzo aveva imparato a stare con una donna. “Però!” – ho pensato – “la signora è stata un’ottima insegnante”.

Un mese più tardi mi ha ricontattata, solita solfa, ma stavolta ho accettato, dato che ormai, era già accaduto.
Ho accettato avendo chiaro l’obiettivo. Alla fine del rapporto, ci siamo trattenuti a conversare, ed in questa circostanza, ho cercato di capire che tipo di relazione avesse con le sue coetanee. La risposta è stata lapidaria:
“non trovo in loro niente di attraente. Ci ho provato, ma non riesco”.
“Toni, Toni stai buttando via la tua vita. Ti stai tormentando inutilmente”. Ed ho concluso esortandolo a non cercarmi più, nè me, nè le altre mie coetanee.

Vivi, sei un bel ragazzo, intelligente, sensibile. Non abbandonarti, continua a studiare, fra 10 giorni dovrai sostenere quell’esame, ebbene io ti telefonerò per sapere l’esito, ma quella sarà la nostra ultima conversazione.

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apr 23rd, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Sui tacchi a spillo

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