L’amica del cuore
Bella, cordiale, confidenziale, calda, chiacchierina,
intrigante, accogliente, lussuriosa, languida, ingorda, intraprendente, versatile, vivace,
gioiosa, disponibile, sorprendente.
Un’infinità di aggettivi per descrivere la mia amica del cuore, le sue conversazioni, i suoi desideri, la sua gestualità, i suoni, l’odore, il sapore, la dolcezza, la tensione, l’energia, la vitalità.
In una parola, l’anima, la vera essenza di questo essere che non cessa mai di pulsare.
La sua irrequietezza, i suoi forti appetiti, la sua irriverenza, le speranze, le soddisfazioni.
Spesso mi chiama, un po’ affannata, per comunicarmi il suo stato eccitato, frizzante.
Mi manda segnali chiedendomi aiuto, e per quanto io possa soccorrerla mettendo in atto la mia abilità manuale, fino a estirparle tutto il miele che ha in corpo, non riesco a darle pace.
Per lei questo è solo l’inizio: lei comincia così, chiedendo con estrema naturalezza, solo
una piccola attenzione alla sua perlina fremente, solo il tempo di sgorgare nelle mie mani.
Poi però, subdolamente tira fuori il suo vero carattere… e che carattere!
Che temperamento!
La verità è che l’orgasmo clitorideo, è per lei l’antipasto, cui far seguire portate sostanziose
e succulente. Ha bisogno d’essere riempita di vigore, e non per poco. La sua multiorgasmicità
non è un capriccio, non è voluttà, non è troiaggine: è necessità.
È un bisogno che le lacera l’anima, cambiandole l’umore. Il suo viso si fa teso come i suoi
pensieri. Ne soffre perché sa che la testa non riesce a controllare l’istinto.
Ne è consapevole perché non si tratta di voglia, ma di bisogno.
A volte mi dice che si trafiggerebbe con qualsiasi cosa, che può essere un cero, un ortaggio, un qualsiasi oggetto di forma fallica, e non per mero godimento, ma per sedare lo stato d’ansia e di disagio che sente cosi intenso, e quasi disperato.
Ci sono parole speciali che fanno leva su di lei.
Parole che la fanno reagire immediatamente. Lei non si bagna semplicemente, lei si muove.
Una parola anche pronunciata in un momento tranquillo, agisce direttamente su quella parte così viva e ardente, determinandone il movimento. Si contrae all’istante: è sempre reattiva.
Sono per strada, cammino a passo lesto, come di consueto ultimamente. Una lunga camminata per spezzare il ritmo della mia sedentarietà.
Lo faccio al mattino presto, prima di mettermi all’opera.
Alle sette sono fuori, con le mie scarpette da ginnastica, e via senza meta.
Penso alle cose mie, magari ad un impegno professionale, magari all’auto da riparare, magari…
ma ecco che arriva la chiamata.
“Ho bisogno”.
“Ma adesso?”.
“Sì”
“Non è il momento, sono per la strada, sto camminando. Lasciami stare.”
“Adesso!”
“No, adesso non si può. Mettiti l’anima in pace, smettila di contrarti, pensa ad altro”.
“Adesso!”
“Smettila di pulsare, non è regolare che tu infradici così la biancheria, senza un preavviso,
senza un motivo.”
“Adesso!”
Mi siedo sulla panchina, medito. Tiro un profondo respiro e mi chiedo perché non si riesca a trovare il modo di calmarla.
Perché una donna così altera, sia pur irrituale, con uno sguardo dolce e distante che avvicina mentre allontana, viva in conflitto con un un corpo cosi morbido e sensuale che invece parla una lingua diversa dalla sua, esprime desideri opposti.
Due linguaggi contrastanti: la testa alta e fiera sembra disconoscere il corpo sinuoso e insidioso, il cui cratere è sempre in eruzione.
Arrivo a casa, l’accarezzo, come so fare, come a lei piace. L’orgasmo non tarda a venire. Viene, tremando viene.
Seduta davanti al pc, provo a imbastire la relazione che devo presentare. Sono immersa nel mio lavoro quando lei bussa. E quando chiama, è già in fase avanzata.
Mi disturba, glielo dico, ma non si lascia intimidire, e con quel tono quasi disperato, mi chiede aiuto.
“Non ora”, le dico.
“Adesso, ti prego.”
“No, più tardi.”
Sento le budella contorcersi. Sento una morsa sui fianchi, come se mi stringessero forte con le mani.
Sento le viscere scombussolate. È troppo forte il bisogno d’essere pervasa. Potrei colmare quel vuoto devastante, ma non mi basta averlo dentro: voglio averlo addosso, sulla pelle, dentro le carni graffiate, dentro l’anima.
Resisto.
Sfioro la pancia con un gesto involontario, premo appena e dall’esterno, sento sotto le dita quel punto chiamato “G” reagire…
Premo ancora di più e sento colare fino a bagnare il pantalone che ho addosso.
L’odore è quasi pungente, dovrò cambiarmi prima che altri se ne accorgano.
Ma intanto adesso la mano è scesa, senza che me ne rendessi chiaramente conto.
Oh no, proprio adesso che sono nel pieno dell’ispirazione?
Tolgo la mano, ma ritorna sul basso ventre a premere. È come pigiare su un pulsante, in grado di farmi sobbalzare.
Sussulto…
La mano strafottente dei miei impegni, si è infilata dentro i pantaloni.
Sono ancora davanti al pc…
Parcheggio il lavoro e vado sul divano, oppure resto qui senza perdere altro tempo?
La mano conosce bene la strada. È mano d’artista, abilissima ad estrarre quanto di più delizioso e impetuoso ci sia in corpo.
La morbidezza e la vischiosità di quel cremino agro-dolce, della viziosa e controversa amica è seducente, attraente.
Non si fermano le dita: si infilano dentro, ma tornano fuori a titillare la perla impazzita.
Attimi, chi lo sa quanti… raggiungo la meta.
Resto ferma alcuni minuti, un po’ stordita, un po’ incupita.
Le dico che per stamattina può ritenersi soddisfatta. Ma lei risponde:
“dammi di più, lo sai che mi hai dato solo uno stuzzichino. Ora voglio mangiare, divorare, inglobare quello che darà pace all’anima mia.”
E intanto, la mano preme ancora sul ventre…
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ott 8th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave



novembre 27th, 2009 at 18:07
Grazie Ben e Bibi… non so cosa replicare e si era capito… o no?
ottobre 10th, 2009 at 11:03
Vero, molto simile alle pulsioni maschili… perchè una parte di testa maschile c’è i chi lha scritto, per fortuna con il 99,9…% di femminilità… infatti rispetto alle pulsioni maschili qui si va oltre…
ottobre 9th, 2009 at 19:05
A botta calda, leggendo il titolo ho pensato ad un’altra cosa e precisamente ad una canzone di Lou Reed “She’s My Best Friend”.
Poi ho capito (ci metto del tempo..). Anche gli uomini di solito hanno un’amica (Federica) che si prende cura di loro.
Bello e molto simile alle pulsioni maschili, IMHO.
a.y.s. Bibi
ottobre 9th, 2009 at 17:38
“Perché una donna così altera, sia pur irrituale, con uno sguardo dolce e distante che avvicina mentre allontana, viva in conflitto con un un corpo cosi morbido e sensuale che invece parla una lingua diversa dalla sua, esprime desideri opposti.
Due linguaggi contrastanti: la testa alta e fiera sembra disconoscere il corpo sinuoso e insidioso, il cui cratere è sempre in eruzione”…
Bellissimo questo passaggio. E molto originale l’idea di questa amica speciale, davvero particolare, che un po’ tormenta e un po’ fa i capricci con Kris, perchè si bagna anche quando meno te l’aspetti… mica si può comandare no? Bello sentire l’umore quasi il sapore di questa amica, attraverso le tue dita e i tuoi pensieri che cercano quasi di contrastarla, frenarla perchè lei impertinente alza la voce… e tu devi un po’ assecondarla, in fondo è anche piacevole… in fond ascolarla è un po’ come sentire la tua voce… brividi forti e intensi e l’onda che arriva…