Non ti vedo

Il mio amico gigolò

Ormai Luca non era più un gigolò per me: era diventato un punto di riferimento, il nostro rapporto telefonico si era infittito.
Non passava giorno senza che mi telefonasse e non sopportava l’idea che io dubitassi di lui, che lo considerassi ancora un gigolò, con secondi fini.

Sinceramente ancor oggi mi chiedo cosa lo abbia legato tanto a me, e cosa tenga tuttora in piedi il nostro rapporto. Fatto è che a distanza di 7 anni, lui mi è vicino come allora.

Quella sera, ero talmente avvilita da aver perso ogni forza di volontà. Mi sono lasciata condurre passivamente al club, in silenzio. Era la mia terza volta al club privè, ed ero ancora un po’ reticente, poco attratta e a disagio. Ma Luca mi dava sicurezza e sapeva leccare le mie ferite.

Durante il viaggio in auto, mi disse

Non voglio sentire il suo nome per tutta la sera. Stasera ci divertiamo e lo dimentichi.
Vedrai che Luchino tuo ti farà passare una notte da sogno.
Chiaro? Oh, Krì, è chiaro?

Sì, risposi senza convinzione. Ma il mio pensiero andava sempre a Joe. Mi chiedevo perché mi avesse scaricata in quel modo. In fondo io non gli avevo chiesto nulla, il nostro era un rapporto esclusivamente sessuale, tremendamente erotico da calamitarmi a lui… ma niente più.
Perché allora rinunciare a me così?
Avevamo un appuntamento per quella sera, e lui al mattino mi aveva telefonato dicendomi che era cupo e nervoso per una sua defaillance e che pertanto non aveva voglia di uscire.
Io non avevo replicato, perché, come sempre, non mi scoprivo: il nostro gioco era basato sul “non detto”.  Un gioco pesante, stressante, che mi impediva di fargli capire cosa provavo realmente.

Era un venerdì, il club era pieno di gente, coppie e singoli; il solito buffet assortito, il saxofonista, il pianista e, in un’altra zona, la discoteca.
Facce uguali e diverse, sguardi curiosi e arrapati. Donne e uomini in tiro… e gli occhi, come sempre, puntati addosso.

krì, stasera voglio che sia tu a scegliere. Ti guardi attorno e mi fai un cenno, io farò il resto…
Solo una cosa: scegli chi ti pare, tranne le tre coppie che ti mostro. Con quelle non voglio averci niente a che fare. Per il resto… via libera

E sì, vabbè, pensavo io, già a me non interessa il contesto, se a ciò aggiungi che con questo stato d’animo, mi sento tanto metropolitana, ovvero underground, dovrei pure scegliere?
È già tanto se accetterò passivamente di chiudermi in camera con una coppia…
Comunque annuiì senza replicare.

Stranamente però, nel giro di breve tempo, una coppia che fra le tante mi stava idealmente accarezzando, ha attirato la mia attenzione.
O meglio, l’uomo era attraente: il suo sguardo mi intrigava, prometteva momenti fantastici.

Ogni volta che ci incrociavamo, i nostri occhi lanciavano messaggi erotici e io ripensavo alle parole di Luca: “stasera devi scegliere tu”.

Luca non ebbe bisogno di farselo indicare, perché il mio sguardo era molto eloquente e lui che era un attento osservatore, se ne rese conto.  Ma non fece in tempo a dirmi qualcosa, perché, senza che io me ne accorgessi, quell’uomo gli disse semplicemente: “andiamo?” (loro si conoscevano) e Luca accettò ma chiese qualche minuto, giusto il tempo di bere qualcosa al bar…

Povero Luca, io non avevo fatto caso alle coppie che mi aveva segnalato in negativo. Questa era una delle tre.

Mi prese in disparte e con un tono di voce greve mi disse

tu sei un campione di stronzaggine: ti avevo pregato di evitarmi 3 coppie e tu, fra un centinaio di persone, chi sei andata a scegliere? Proprio una delle 3. Grazie del riguardo!

Veramente io non avevo fatto attenzione alla sua segnalazione. Non l’avevo presa sul serio perché in quel momento escludevo di voler “giocare” con qualcuno.

Però, non volevo mettere Luca in condizioni di disagio e quindi gli dissi che non mi importava stare con quella coppia e che avrei rinunciato senza problemi.

Ma no, per Luca i giochi non funzionavano così. C’erano delle regole non scritte, non dette, che io ignoravo, per cui, quell’assenso non era ritrattabile. Significativamente, lui era l’unico dei quattro contrari e non voleva dichiararlo.
Era naturale che io vedendolo così arrabbiato cercassi di dissuaderlo…

“no, Krì, adesso si fa! Tu ti sei fatta sedurre e io non mi tiro indietro”

“NO, Luca, lasciamo stare. Perché mi fai sentire in colpa? Perché hai accettato? In fin dei conti io non mi ero pronunciata con lui…”

“Krì, piantala di dire stronzate. La verità è che quando “te se accenne la fregna” perdi la testa”

“Luca, non parlarmi così, non è vero. Mi stai offendendo.”

Ma davvero Luca pensava questo di me? Era forse per questo che mi portava là esibendomi come un trofeo di cui inorgoglirsi?

Ma che t’offendi. È la verità, ormai ti conosco bene. Ora andiamo, ma ti avviso: me lo fai rizzare tu, perché con quella a me non tira e la figura d’impotente non la faccio, chiaro?
Porca miseria, la evito da due anni, benché lei ci avesse provato in tutti i modi… Arrivi tu, candida candida, con quella faccetta pulita e innocente e mi mandi all’aria tutto.

Ora ero incupita io. Ormai ero bloccata sulla sedia, decisa a non varcare quella soglia. Non a quelle condizioni.
Nel frattempo, però, il tipo si era avvicinato e mi guardava con aria interrogativa, quasi a chiedermi cosa stesse accadendo.

Luca si alza, mi prende per mano e insieme ci avviamo verso le camere…

Una volta dentro, lo sconosciuto inizia ad accarezzarmi, ma Luca mi guardava con occhi imploranti: c’era la donna già su di lui che gli aveva detto “finalmente stasera ti scopo, non scappi più…”.

Con grazia e un po’ di imbarazzo, lascio lo sconosciuto e mi avvicino a Luca, per “aiutarlo” a creare le condizioni per poter stare con lei. L’erezione è rapida e posso lasciarlo subito per farmi riaccogliere dallo sconosciuto che mi stava aspettando fremente.

A quel punto, la donna ritorna sopra Luca. Il marito nel frattempo aveva raggiunto la mia calda zona baciandola ma poco dopo, eccitato al massimo, tenta l’affondo…

È un attimo: Luca con lei perde subito l’erezione, mentre il di lei marito perde la chance con me con un orgasmo inatteso e galeotto.

Luca aveva deluso la signora facendo la figura che mai avrebbe voluto fare in un ambiente in cui era conosciuto, ed io ero rimasta come quelli che giocano e perdono…

Lasciamo la stanza, mentre lo sconosciuto mi chiede un’altra occasione (evidentemente vuole mostrare migliori performance) che io, con charme, declino e in modo definitivo.

Mi hanno detto che per anni quell’uomo ha cercato una nuova opportunità con me, ma il treno era ormai partito.

Che delusione! Luca mi diceva: “ti sta bene. Cosi impari a scegliere e fidarti di me”.

Uffa, Luca, smettila di trattarmi così. Io non sono un’esperta di questi ambienti ed è già tanto che per una volta abbia, diciamo così, scelto. Ti prego, non ne parliamo più.

La serata continua e i risvolti sono del tutto inattesi…

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lug 8th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave

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One Response to “Non ti vedo”

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    Ancora al Club privè | Says:

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