La lezione

I vostri racconti erotici

Vanessa era una ragazza presuntuosetta che credeva di sapere tutto. Con il suo modo di fare spiritoso e ironico cercava di coprire soltanto la sua arroganza.

Una scrittrice con smanie di protagonismo, che lottava giornalmente per diventare popolare, ma benché usasse  tutti i mezzi per arrivare alla ribalta, il successo non le arrivava.

Per farlo, utilizzava diversi metodi a suo dire strategici. Persino quelli da manuale. Ogni tanto scriveva sul suo sito qualche perla di saggezza, con malcelate allusioni alla sua frustrazione sessuale.

Ironizzava e derideva il genere maschile, incapace, a suo dire, di avere buoni approcci erotici con le donne.

Lorenzo era venuto in contatto con il suo sito, lo aveva sfogliato, letto e infine si era iscritto alla newsletter per restare aggiornato, non perché attratto dai racconti erotici che lei narrava. Da questi no, perché li riteneva banali, quasi mai eccitanti, simili e spesso ispirati a tanti altri pubblicati nei numerosi siti. Racconti di fantasia, dichiarava lei.

Rimase colpito dalla necessità della ragazza di precisare, con molta foga, che la sua vita quotidiana non ha a che fare con ciò che narra. Che lei non è una donna trasgressiva e non intende esserlo.

Un messaggio che non passò inosservato a Lorenzo. La ragazza giocava a fare la maestra con il talento artistico della scrittrice.

Ma lui aveva conosciuto troppe donne per non farsi sfuggire certe sfumature. La scrittrice, sottolineava troppo la sua estraneità a certi comportamenti sessuali.

E poi lui era certo che la fantasia erotica è un desiderio represso. Lei si permetteva di giudicare tutto ciò che usciva dalle pareti domestiche della sua mente. Tutto ciò che lei non conosceva era inquadrato come anormale, border line.  I suoi limiti accentuavano la sua presunzione e la banalità di chi crede di guardare con sufficienza l’erotismo che va oltre la coppia.

Lorenzo aveva ben capito che la donna non era sessualmente soddisfatta dal compagno. Mai un’emozione diversa, mai che lui traesse suggerimento dai racconti che lei gli faceva leggere speranzosa.

Un rapporto noioso, che si concludeva con l’orgasmo senza emozione. L’unico momento intenso arrivava quando a lei partiva la fantasia che la conduceva verso percorsi sconosciuti mentre il compagno stantuffava nel suo ventre acceso solo dall’immaginario.

Era chiaro a Lorenzo che la donna si stava inacidendo e che cercava un manico come Dio comanda, non il solito trito e ritrito fallo fin troppo familiare.

Ma per uscire da questa soffocante familiarità, ci vuole coraggio e lei non ne aveva. Temeva il suo stesso giudizio e componeva storielle erotiche utili ad eccitare se stessa e illudersi di dare una sferzata al partner.

Siccome Lorenzo sapeva – perché  aveva letto che lei cercava visibilità, in quanto le poche visite al giorno al suo sito, erano frustranti e non ripagavano l’impegno profuso – che Vanessa avrebbe fatto di tutto per finire su un giornale di grande tiratura, che per farlo si inventava di tutto, compreso il fatto di  mandare email ai suoi pochi iscritti, annunciando iniziative editoriali utili a darle pubblicità, si mise in contatto con lei, approfittando dell’incarico che rivestiva.

Si risolse a contattarla e nella sua prima email, si presentò:

“Buongiorno Vanessa, sono Lorenzo, un giornalista free lance. Scrivo e pubblico  articoli per i seguenti  settimanali e mensili [...] e collaboro alla trasmissione televisiva [...].

Stiamo preparando un servizio sulla letteratura erotica, perché riscontriamo la continua nascita di siti web, che affollano la rete di racconti porno-erotici.  Lei è fra questi.

Oggetto di questo contatto è la richiesta di un’intervista, fatta presso i nostri studi, o dove lei preferisce. ”

Eccitata Vanessa gli risponde esattamente come lui prevedeva.

Si incontrano una prima volta, in un caffè. Un incontro preliminare per definire gli accordi.

Lorenzo è affascinante, intrigante, con uno sguardo che sarebbe penetrante se solo la guardasse più a lungo, ma appare così disinteressato a lei, che mostra solo attenzione a quello che sarà oggetto dell’intervista.

Vanessa è quasi stizzita, risentita, non vuole passare inosservata. Si era preparata sicura di fare colpo, curando ogni aspetto che potesse sedurlo. Non conosceva il mondo e credeva bastassero queste attenzioni per affascinare un uomo.

Definiscono il giorno e l’ora in cui avrà luogo l’intervista e Lorenzo si congeda da lei, senza troppa cordialità, con un distacco professionale ma disarmante.

Vanessa torna a casa innervosita e quella sera scrive un racconto erotico più piccante, un pochino più originale del solito.

Lui lo legge e sorride sornione.

Il giorno successivo, comunica ai sui 30 lettori che prossimamente rilascerà un’intervista che sarà trasmessa nientepopodimeno che sulla tv privata pincopallino.

Contava i giorni che la separavano da quell’incontro cosi importante per lei.

Lo diceva a  tutti. Ma il pensiero andava all’affascinante e tenebroso, e un po’ troppo glaciale giornalista.

Caspita, pensava, possibile che non mi abbia notata? Sarà mica gay? O uno che vive ai margini della normalità? Come è possibile che non abbia ammiccato.

Irritata da questa circostanza, non faceva che pensare a lui e meditava un’altra strategia seduttiva.

Così, solo per il gusto di farsi corteggiare, perché non sia mai che una bella ragazza venga ignorata per la sua beltà. Mica voleva andarci a letto: voleva soltanto fare breccia su di lui.

E quando lui la chiamò per spostare l’appuntamento, le scesero le lacrime. Si stava caricando un po’ troppo.

Lui era entrato nelle sue fantasie erotiche.  Mentre faceva l’amore con il compagno, vedeva lui, Lorenzo, cosi come a lei piaceva vederlo e come a lei sarebbe piaciuto essere presa.

Ancora qualche contatto e finalmente, il grande giorno.

Lei si presentò con una gonna corta da cui lui avrebbe potuto intravedere, se solo lei avesse accavallato  le gambe, il bordo delle autoreggenti. Una camicia di seta  tatticamente aperta sul decolté,  tacco alto, unghie smaltate di fresco.

Lo raggiunse, e lui le sorrise con più cordialità della volta precedente.

“Ce l’ho fatta, stavolta sbaverà guardandomi” pensò lei.

L’intervista si protraeva. Era iniziata alle sette di sera, e ad un certo punto lui, sorprendendola, le propose una pausa cena:

“ordiniamo qualcosa? C’è un ottimo servizio catering qui vicino. Una sorta di spuntino e poi riprendiamo. Dimmi…”

Lei spalancò un sorriso, anche perché a pranzo non aveva avuto tempo di mangiare, presa dalla frenesia della preparazione.

Lui si allontanò, scusandosi, pochi minuti. Giusto il tempo di mandare un’email e sarebbe rientrato.

Poco dopo lui rientrò, ed estrasse dal frigo bar, una bottiglia di prosecco, che versò nei flut  come aperitivo.

Ma l’espressione rimaneva sempre poco calorosa, cordiale sì, ma niente che rassicurasse Vanessa.

La sua inquietudine era ormai mal celata: non accettava di passare inosservata.

Arrivò la cena, consumarono il pasto conversando, ma a parlare era sempre lei, in modo quasi logorroico.  Lui l’ascoltava attento, a volte agrottando le ciglia, altre con un accennato sorriso sornione.

Ma quanto era affascinante, era un gran bell’uomo, vestito proprio  come a lei piace.

E come muove bene le sue mani, e quegli occhi, quella bocca.

Lei ripensava alle volte che aveva fantasticato su di lui, anche mentre stava con il suo ragazzo. A come tradiva l’ignaro compagno, con il pensiero. E si chiedeva, mentre pasteggiava, cosa avrebbe fatto se solo lui ci avesse provato… Di certo gli avrebbe detto: “ehi, ma per chi mi hai presa? Che ti credi, che sol perché scrivo racconti erotici sono una pornostar? Io non ho mai fatto niente di diverso dal normale.”

Ma cos’è normale? Anche questa certezza si stava appannando. Non è che il suo concetto di normalità altro non fosse che un desiderio di provare sensazioni nuove?

Lui le porse un altro calice di prosecco, e nel farlo la sfiorò. Il viso di lei si avvampò, un fremito la scosse e inavvertitamente rovesciò lo spumante sulla camicia di lui.

Era imbarazzata, mortificata, non le era mai successo. Accidenti che figuraccia, macchiargli cosi la camicia. Oltretutto gli aveva mostrato d’essere fortemente emozionata.

Lui aveva cambiato espressione: “cos’hai fatto?” chiese con voce ferma.

“Scusami, non so come sia successo. Sono stata sbadata. Cosa…”

“Taci”

Silenzio, lei smarrita e sorpresa da tale reazione, balbettava scuse.

“Taci!”

Silenzio, lunghi minuti di silenzio sembravano un’eternità. Lei tremante attendeva.

“Sei stata sbadata, non sono contento di ciò. Mi hai deluso, dovrò punirti per questo”.

Lei attonita ascoltava incapace di reagire.

Lorenzo la girò di colpo tenendola per un braccio. Lei si trovò china sul tavolo a 45° e da quella posizione, la gonna non copriva più il bordo delle autoreggenti.

Non vedeva, sentiva rumori che non distingueva.

Finché sentì sollevarsi la gonna e si sentì tramortire da una sferzata. Un colpo secco la fece sussultare e gridare. Un grido che non riuscì a soffocare.

Lui si era sfilato la cinghia del pantalone e dopo aver saggiato la reazione di lei, le disse …

“una sferzata per ogni tua cazzata. Contale a voce alta.”

Le gambe di lei tremavano, ma non reagiva. “Conta!” – ordina lui.

“Una…”

“questa perché sei stata sbadata”

“due…”

“questa per la tua arroganza”

“tre…” Il dolore alle natiche era squarciante, sembrava intollerabile.

“questa per la tua presunzione”

“quattro…”

“questa perché sei convinta di poter giudicare tutti e tutto”

“cinque…”

“sette…”

Il dolore della sferzata era ammortizzato da uno strano e nuovo piacere.

Alla decima, la ragazza si rese conto di grondare piacere. Di desiderare pazzamente di essere presa nel modo più selvaggio possibile, voleva essere profanata e quelle sferzate cominciavano a darle godimento.

“dodici”

La voce tremante ed eccitata, invocava altre scudisciate. Dio come la eccitavano.

I suoi gemiti erano ora di piacere immenso.

“diciotto…”

“questa perché devi capire che il mondo fuori dal tuo minuscolo spazio, è immenso e pieno di sfaccettature, di persone normali, che non hanno nulla di cui vergognarsi al tuo cospetto.”

“diciannove”

“questa per la tua mediocrità”

“venti”

“questa per il mio piacere.”

Fece cadere la cinta per terra, la penetrò con le dita sapendo di trovare un lago di piacere. Lei cedette sulle sue gambe. Non aspettava altro e godette come mai aveva goduto.

Genuflessa sul suo piacere, vide quel fiero cazzo che aspettava d’essere omaggiato e riverito a puntino.

Lo leccò come si conviene ad una sprovveduta che tutto deve al suo signore incontrastato.

Lo servì a dovere, mentre lui fermo e fiero osservava.

Lo succhiò con devozione e amore, mentre ancora gocciolava; il suo desiderio era ormai smania.

E mentre aspettava di dissetarsene. Lui la interruppe, lasciandola sgomenta.

La girò nuovamente e la sodomizzò con forza, lei urlò ma quasi svenne venendo.

La lezione che lei imparò quella sera è che la normalità è un concetto soggettivo, che le persone – quelle persone che lei considerava ai margini –  hanno una vita sociale uguale a tanti altri, non sono rintracciabili indizi tali da far presupporre una anormalità sessuale.

Che l’anormalità sessuale in realtà non esiste, è solo un percorso diverso, un’indagine dentro di noi, che ci conduce infine a realizzare le nostre fantasie, avendone coraggio.

Che tutto ciò in cui lei credeva, era caduto perché quell’uomo di successo, affascinante, piacente, attraente, non denotava devianze e perversioni.

Infatti, non era un perverso.

La lezione che lui le impartì era proprio questa: “abbassa i toni saccenti, bimba e impara a conoscere prima di giudicare. Perché non sei nessuno e non puoi ergerti a giudice supremo.

Ora sai qualcosa in più.”

Lei accettò di incontrarlo di nuovo, era eccitata al solo pensiero di come grondava piacere quella sera.

Lo voleva ancora e cosi fu.

Racconto di Eros

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nov 16th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna

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One Response to “La lezione”

  1. 1
    ben Says:

    mmm normalità…e cos’è la normalità? certo non ci si annoia a leggere questo racconto… proprio annoiarsi è l’ultima cosa che si può pensare…

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