Il master perfetto

Come avevo anticipato nel precedente racconto, ecco la prosecuzione della storia relativa alla mia esperienza Bdsm.

Ma per comprendere meglio le origini e le evoluzioni, consiglio di leggere prima i racconti precedenti, che trovate seguendo questi link: Un nuovo mondo
Il master e la slave

Contemporaneamente al Marchese, sono stata agganciata da un altro master, altrettanto deciso ed educato. Caratteristiche fondamentali per me.

Il suo approccio distinto mi ha messa in condizioni di ascolto e, come è normale che sia,
abbiamo cominciato a raccontarci.
Un mese dopo, eravamo ancora lì, rapiti ed eccitati dalla nostra simbiosi.
Era come io volevo. Cercava quello che io cercavo. Un perfetto educatore, capace di
addomesticare la mia indole indomita.
Non servivano tante parole, ci si intuiva con molta naturalezza.

Pietro aveva una voce perfetta, toni sapientemente controllati, come le sue pause, le attese… sapeva modulare perfettamente tempi e tonalità. Cordialità e determinazione facevano il resto.

Trascorrevamo al telefono parecchio tempo durante la giornata. Lui raccontava di sé, ma voleva sapere tutto di me, anche di Joe. Sapere quale rapporto perverso ci legava, cosa pensavo. I progetti, il lavoro, l’organizzazione familiare.

Ricordo che in un periodo di difficoltà, si offrì per darmi una mano. Vivevo in questa città da poco tempo e lui mi indicò le vie mediche da seguire per risolvere un mio problema.

Era un amico nei momenti di debolezza, e il mio master nei momenti di “gioco”.
Un gioco serio, condotto con molta convinzione e rigore.

Amavamo le stesse cose, dicevo.

Mi fece attendere parecchio prima di arrivare all’incontro.
Mi preparò mentalmente, attraverso le telefonate e la chat.
Avevo allora la web-cam e pretese di farmi indossare gli abiti che ritenevo adeguati.
Una sera, appunto, sfilai per lui, indossando abiti e sandali come richiesto.
Inizialmente provai un certo disagio, ma piano piano, assaporai il piacere di mostrarmi:
sapere di avere gli occhi puntati addosso e non poter vedere la sua reazione, mi intimoriva e mi elettrizzava al tempo stesso. Provavo disagio e piacere, mentre scoprivo che l’accondiscendenza accentuava la mia eccitazione.

Lui osservava attentamente: selezionò con cura l’abito che avrei indossato la sera successiva.
Dispose anche il colore dello smalto, del rossetto, l’acconciatura e stabilì il trucco leggerissimo che avrei usato: solo il rossetto.

L’abito di seta color carne, era perfetto per lui. Non ricordo se aveva preteso le calze con il reggicalze o le più comuni autoreggenti… Ma di certo, avevo dei vertiginosi tacchi a spillo.

Lo raggiunsi, tesa come una corda di violino, emozionata, preoccupata anche…
Fu cordiale, mi offrì subito da bere e chiacchierammo giusto il tempo di rompere il ghiaccio.
I suoi occhi scuri, apparentemente distaccati, forse per il ruolo che ricopriva, brillavano. Seppi dopo che ero esattamente come mi aveva immaginata: perfetta per lui.

Mi condusse in una stanza, non da letto. C’era un grande tavolo di legno massiccio e un divano.

Mi fece restare lì in piedi ferma, mentre lui mi girava intorno osservandomi.
Io tremavo in silenzio.

Lui taceva…

Con un oggetto, che ho immaginato fosse un frustino rigido e flessibile, passò lentamente lungo il mio corpo. La seta del mio abito mi accarezzava la pelle come la più erotica delle carezze, mentre lui poteva godere dei miei fremiti. E alla fine, lo passò sotto il vestito, facendolo scorrere sulle cosce, fino a toccare la mia intimità. Tremavo.
Si soffermò, mi guardò a lungo con quell’arma inconsueta puntata sul mio sesso.

Fermi, quasi senza respirare entrambi… passarono secondi o minuti che sembravano un’eternità.
Ricordo che con un colpo di tacco mi aprì le gambe.

Non parlava, mi aveva detto che avrei capito i suoi segnali e che avrei dovuto obbedire diligentemente, pena chissà quale punizione.

Le gambe si aprirono mentre con quel frustino mi sollevava il vestito.

Ad un suo cenno, abbassai la cerniera e lasciai cadere l’abito per terra. Ero nuda sui tacchi, ferma davanti a lui che riprese a girarmi attorno.

Era imbarazzante sentirmi così osservata in tutta la mia nudità. Immobilizzò i miei polsi dietro la schiena. Così, gambe divaricate e nuda… offerta al suo piacere.
Un altro piccolo cenno, mi indusse ad accovacciarmi tra le sue gambe, per omaggiarlo come conviene ad una slave modello.

Non ricordo se durante questa serata o la successiva, dopo avermi liberato i polsi, mi fece sdraiare sul tavolone o scrivania per girarmi nuovamente attorno… facendomi sentire esposta come una bestia che sta per essere valutata prima d’essere acquistata. Infilò le sue dita all’interno per profanarmi, perquisirmi e verificare le mie condizioni di oscena eccitazione. Era una sensazione di quasi isolamento, mi sentivo oggetto, animale da osservare, ero timorosa e terribilmente eccitata che venni ripetutamente da inondarlo vergognosamente.
Voleva gestire e controllare il mio piacere, per il suo piacere. Soltanto quando da lui deciso, dipendente in tutto da lui.

Mi fece poi scendere, mi voltò e mi piegò sulla scrivania a novanta gradi e finalmente ruppe il silenzio.

esposta Il master perfetto

Disse, con tono perentorio: “non ti muovere! Resta così!” E si allontanò lasciando la stanza.

Ancora immobile, cercavo di capire cosa potesse accadere. Non mi voltavo, ma aspettavo con ansia il suo rientro…
I minuti passavano e la tensione aumentava.

Ero rimasta sola? Per quanto tempo? Per chi? Per cosa?

Tirai un sospiro di sollievo quando lo sentii rientrare: aveva in mano un ramo, non so di quale pianta, ma lungo, sottile e rigido. Era certamente andato nel suo giardino a sceglierlo, lasciandomi lì ad attendere, e senza porre tempo a mezzo, lanciò una potente sferzata da farmi rizzare.
Non dovevo, la punizione prevedeva la totale accondiscendenza. Al massimo, potevo sussultare.
Ogni colpo deciso sulle mie natiche, faceva vibrare tutto il corpo. Anche se resistevo, sobbalzavo ad ogni sferzata, il cui suono rompeva il silenzio agghiacciante.
Non so quante, ma mi accorsi dopo che ero nuovamente, scandalosamente bagnata.

Quando il culo era ormai rosso vermiglio, depose l’arma e diede sfogo alla sua potente erezione sodomizzandomi senza pietà.

La sessione era terminata, io ero stata brava, avevo superato l’esame.

Il nostro rapporto continuò fino al giorno in cui mi disse:
“sei arrivata al capolinea. Non esiste altro, nessun altro per te.”

“Ma io non posso staccarmi da Joe, come sai”, replicai.

“No no, ti sbagli! Tu ti stacchi e subito! Te l’ho detto: sei al capolinea. Tutti fuori, d’ora in poi ci sarò solo io, indiscusso tuo signore”.

“Mi spiace, Pietro, ma io padroni li accetto solo in questo gioco di ruolo, che però tale è e deve restare”.

“Kris, ascoltami attentamente: ricordi la seconda volta che mi hai raggiunto? Mentre ti preparavo il caffè, prima di iniziare una nuova sessione di educazione, ti ho sfiorato all’improvviso. Tu non te l’aspettavi, e appena ho appoggiato la mia mano sulla tua vita
ho sentito una tale vibrazione per la tua reazione, che ho capito la simbiosi che c’è fra noi. La tua vibrazione aveva fatto vibrare anche me.
Tu sei perfetta in questo ruolo, perché non reciti. Ho avvertito il tuo sussulto, le paure e il piacere” autentico.
Questa è la mia condizione! Fine della tua corsa.”

“Sì, Pietro, d’accordo sulla totale compenetrazione del ruolo, forse autentico desiderio, forse vera necessità, ma fuori da questa stanza, non puoi chiedermi niente. Non esiste fra noi una relazione, non siamo amanti… non sono e non voglio avere padroni che dispongono del mio tempo, dei miei spazi, e delle mie scelte.
Se questo non è accettabile per te… il nostro gioco si conclude qui.”

Nei mesi precedenti, gli avevo raccontato come e perché fossi finita in quella chatroom. La storia con Joe e tutte le complicazioni anche erotiche che sono seguite. Dunque, sapeva e non poteva avanzare pretese.
Restammo ancora in contatto telefonico, ma poiché la sua richiesta era inderogabile,
non ci incontrammo più.

Va detto che mi piaceva tanto dialogare con lui. Era un uomo molto intelligente e attento. Aveva imparato a conoscermi, non servivano tante parole e tante inutili ripetizioni per capirsi. Ma non potevo diventare sua proprietà.
La sua reazione fu furiosa quando,  mesi più tardi, gli comunicai la mia decisione  di intraprendere l’attività “borderline”.   Reagì in malo modo, mi insultò e poi… le nostre strade si separarono definitivamente.

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ago 31st, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave

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3 Responses to “Il master perfetto”

  1. 3
    ben Says:

    Letto e riletto… è come un viaggio continuo dentro di te… e ancora l’ATTESA grande protagonista dei tuoi brividi speciali…l’attesa di lui e tu che diventi un lago perchè fremi pensando a cosa accadrà, travolta e stravolta da una tensione incredibile…tu nuda sui tacchi a spillo e… ma c’era bisogno di immoblizzare i polsi? eri già pronta per lui… oh certo non sono esperto però… le tue vibrazioni si sentono ancora adesso… anche nel gioco, perchè era un gioco… sei un’impagabile preda

  2. 2
    Kristalia Says:

    Anche io lo credevo un tempo. Poi.. le vie del Signore sono infinite ;-)
    In alto a destra, c’è una frase scritta da me: “viaggio nell’erotismo per capire dove finisce l’immaginazione e dove comincia il desiderio.”
    Non avrei potuto vivere diversamente.
    Besos

  3. 1
    Bibi Says:

    devo dire che una possibile esperienza SM mi ha incuriosito parecchio in passato.
    avrei comunque preferito il ruolo di master ma non ci sono portato come non sono portato per lo slave.
    mah..chissà, un giorno ci tornerò sopra.
    a.y.s. BIbi

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