Il gigolò e la promessa
Una storia particolare: il gigolò
L’incontro con l’accompagnatrice Marta è successivo ad un passaggio determinante nella sfida che avevo avviato. Farò quindi un flashback per raccontare l’incontro col gigolò.
Io che stavo vivendo la mia prima esperienza dopo anni di convivenza – mi ero separata da circa un anno – ero combattuta e, per orgoglio sproporzionato alle mie forze, avevo iniziato con Joe una sorta di gioco al massacro, nel quale nessuno dei due si rivelava all’altro. Lui mi ripeteva continuamente che era attratto dalla mia “sconvolgente carica erotica“, senza mai farmi capire cos’altro provasse. Io di contro, bluffando, gli lasciavo intendere di essere soltanto uno dei mie amanti.
Mi proponevo a lui come una donna trasgressiva, spregiudicata, pronta a tutte le esperienze e lui ne fece tesoro.
Cominciò così a provocarmi, proponendomi triangoli e scambi di coppie, attraverso contatti via internet, che io, con garbo, riuscivo a declinare. Escludeva il club privé
Volevo entrare nella sua testa come lui era entrato nella mia. La mia attrazione era diventata un’ossessione, correvo da lui ad ogni chiamata a qualunque ora del giorno e della notte, qualunque cosa stessi facendo.
La ricerca della risposta con un escort gigolò
Un giorno, mi risolsi a contattare un accompagnatore, un gigolò, perché mi ero convinta di non essere eroticamente abbastanza preparata per il mio amante. C’era qualcosa in Joe che mi impensieriva: non riuscivo a capire perché lui si prodigasse sempre e solo finalizzando il rapporto sessuale esclusivamente al mio piacere, tralasciando il proprio. Si mostrava molto divertito quando riusciva a farmi perdere la testa e ciò gli procurava un piacere superiore al piacere fisico.
Era diventato per me un pensiero fisso: sentivo svilire momento dopo momento la mia femminilità.
Fu così che, in breve tempo, maturai la decisione di verificare alcune tecniche sessuali, per, eventualmente, affinarle e per riuscire a sedurlo e conquistarlo definitivamente, sbaragliando le altre donne della sua vita.
Realizzai ingenuamente che la persona idonea allo scopo, potesse essere solo un professionista, un accompagnatore. Anzi, inizialmente contattai una escort donna, ma alla fine compresi che doveva essere un uomo.
Un uomo con il quale parlare chiaro, senza riserve, senza disagio, né vergogna. Una storia da liquidare in una serata, senza strascichi e rischi di coinvolgimenti sentimentali.
Ormai ero determinata. Il gigolò era l’ideale.
Consultai internet e fra i candidati, ne selezionai uno senza fotografie, solo perché risultava essere il più adulto: Luca, 36 anni.
Esitante gli telefonai, ma subito me ne pentì e scusandomi chiusi la conversazione, non prevedendo affatto che lui mi avrebbe richiamata.
Iniziò da quel momento un assiduo rapporto telefonico: Luca mi chiamava diverse volte al giorno cercando di entrare in sintonia con me, insinuandosi, con successo, nella mia sfera intima. Intuiva i miei desideri, le aspettative… i sogni. Mi sorprendeva raccontandomi ciò che secondo lui avrei voluto esprimere, ma che per timidezza o disagio non riuscivo ad esternare.
Bastarono poche telefonate, perché intercettasse il vero motivo del mio contatto. Quando ne ebbe conferma, mi disse:
nella mia carriera professionale, è la prima volta che ricevo un incarico di questo tipo, ma ne sono incuriosito e intrigato e lo accetto molto volentieri.
Il giorno dell’incontro, quando scesi dal treno, Luca era lì, in testa al binario ad attendermi. Vestito casual, alto, bruno, occhi neri e penetranti. Quando lo vidi, provai quel disagio che avevo supposto. “Caspita – gli mormorai con aria un po’ avvilita – sei così giovane…” Lui allora, fraintendendo il mio pensiero, aprì il suo documento nell’intento di mostrarmelo, quasi a rassicurarmi che aveva realmente 36 anni e non uno di meno.
No, non mi interessa vedere il tuo documento, e poi conoscevo i tuoi anni…
Dopo un giro panoramico della città, raggiungemmo la sua abitazione. Una bella casa, circondata da un rigoglioso parco. Passeggiammo a lungo, io mi guardavo attorno, evitando accuratamente il suo sguardo ed ogni contatto. Ero impacciata e continuavo a camminare fingendo interesse per piante e fiori, fin quando lui, attirandomi a sé, iniziò a baciarmi.
Entrammo in casa e sul tappeto davanti al divano, Luca sfoderò le sue armi erotiche migliori.
Le ansie e i timori erano passati, ora stavo palpitando, le gambe tremanti non mi sorreggevano più.
Ci trasferimmo in camera… Finimmo sul letto e …facemmo l’amore. Proprio così, infatti me lo disse chiaramente:
«tu non scopi Kristal, tu fai l’amore!»
Ma perché? Devo cambiare? Dov’è la stranezza – pensavo io – nel far l’amore considerato che riuscivo a coniugare trasgressione e passionalità, pur nel mio totale e naturale abbandono?
E perché me lo dice spesso anche Joe, il mio “amato”?
Lo compresi con il tempo e ne compresi le implicazioni.
Dopo la cena, che Luca aveva preparato con cura, mi ero resa conto di non aver raggiunto l’obiettivo sperato: la prova tecnica che mi aveva indotta a contattare un gigolò, non era stata eseguita.
Il mio umore stava cambiando, mi ero incupita, temendo che la serata volgesse al termine senza la prova. Ma poi riprendemmo ad accarezzarci e tornammo sul letto.
Luca, sempre attento al suo ruolo professionale, osservava attentamente ogni mia espressione, mi scrutava, quasi volesse penetrarmi l’anima.
Improvvisamente, con sorriso malizioso, mi disse:
ora fammi vedere cosa sai fare con la bocca
Era giunto finalmente il momento tanto atteso, l’unico per il quale mi trovavo lì, e con gran batticuore e disagio, mi chinai su di lui e in punta di lingua, pian piano passai tutt’attorno come una piuma; infine aprì la bocca e facendolo sparire all’interno, iniziai un movimento lento e deciso, aumentando gradatamente il ritmo. Lo sentivo pulsare e, eccitata dal piacere palpabile che gli procuravo, accelerai voluttuosamente il ritmo, proseguendo fino alla sua esplosione.
E venne il sospirato momento del responso.
Lui mi aveva giurato che sarebbe stato sincero, era l’unica condizione che gli avevo posto:
ci incontreremo solo se sarai schietto e senza mezzi termini mi dirai come sono e come lo faccio. Io non ho buone risorse economiche, mi permetto questa follia esclusivamente per questa finalità. Promettimi che ti atterrai.
E lui promise.
[L'avventura con il gigolò continua...]
.
Articoli correlati
lug 3rd, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave

settembre 15th, 2008 at 10:44
Assolutamente originale, inconsueta. Quale donna pagherebbe un gigolò per una prova simile?
Il tuo metterti in gioco è straordinario, coraggioso, ammirevole.
Desiderya
luglio 28th, 2008 at 02:41
Non avrei mai immaginato una situazione simile. Capisco che sia stata una sfida per il gigolo’, abituato ad essere cercato per soddisfare le aspettative delle donne.
E’ una storia particolare. Mi piace e aspetto di vedere il seguito
Re Ero