La colpa di Luana

Quando a discriminare sono le forze pubbliche, quelle che dovrebbero tutelare i diritti di tutti, anche perché la legislazione non lascia margini ad interpretazioni, in particolare, la nostra Carta costituzionale, che continua, invece, ad essere infranta. Quando c’è un oppresso e un oppressore, le prospettive di libertà sono compromesse.
Uno stato laico, democratico, civile, deputato a coordinare i bisogni di tutti, incaricato di mediare – come una grande madre che mette d’accordo tutti i figli, evitando che fra loro si scannino ed insegnando loro i principi base della convivenza – deve intervenire.
Una madre e un padre, facilitano il processo di convivenza, nel rispetto della dignità di tutti. Questa madre e questo padre, sono le istituzioni, atte a governare, cioè a mediare.
Non sono entità astratte e divine. Abbiamo il compito di vigilare il loro operato. Se l’amministratore di una società è inadeguato perché non fa rispettare le norme statuali, viene allontanato, attraverso la non ratifica del suo operato. L’assemblea dei soci revoca la fiducia. L’assemblea siamo noi, l’amministratore è lo stato.

Ci aspettiamo che lo Stato intervenga ogni volta che vengono lesi i diritti sanciti da tutto quel complesso di norme che via via sono state emanate per la tutela dei cittadini.

Il caso:

La denuncia di una poliziotta di Padova: “mi vogliono punire perché sono lesbica.”
E dopo gli insulti di alcuni colleghi, attacca: “nelle forze dell’ordine regna ancora un clima di omofobia.”

Luana Zanaga La sua colpa? “Sono una poliziotta lesbica: per questo mi vogliono punire”. Luana Zanaga, 39 anni di Rovigo, in servizio alla Questura di Padova, è sotto inchiesta disciplinare. Non la licenzieranno, ma potrebbero sospenderla dal servizio fino a sei mesi. “Mi aspetto una punizione esemplare, un monito per tutti quelli come me che alzano la testa”. Il provvedimento dovrà portare la firma del capo della polizia, Antonio Manganelli. Capelli corti, poco più di un metro e 60 di altezza, all’apparenza minuta ma incredibilmente tenace nel rivendicare i suoi diritti: “Parlo come cittadina”, precisa. Perché l’accusano proprio di questo: di aver fatto dichiarazioni senza autorizzazione e di aver portato discredito alle forze dell’ordine. Lei sostiene di essersi difesa, dopo gli insulti dei colleghi: ha denunciato di vivere in un “ambiente omofobico” e per queste dichiarazioni a ottobre è finita sotto inchiesta.

Già nel 2005 a Padova era stata trasferita dalle volanti alla sala radio, subito dopo avere scritto su un sito omosessuale: una vicenda per la quale parla esplicitamente di mobbing. A punirla fu proprio una donna, un vicequestore: ogni 15 giorni doveva andare dal medico della polizia perché ne attestasse l’idoneità. “Mi chiedeva se stavo bene con la mia omosessualità e io rispondevo che stavo benissimo”, ricorda. È tornata alle sue amate volanti pochi mesi fa, con l’arrivo del nuovo questore. Ma la situazione con sembra cambiare: “Nel nostro ambiente siamo discriminati come omosessuali”. Le torna sempre alla mente un suo ex collega siciliano delle volanti di Milano. Lo deridevano, lo insultavano: una mattina di sei anni fa si è sparato. Ed è stata proprio lei a portargli soccorso.

Fra tanti messaggi di questi giorni ha ricevuto anche le mail di due poliziotti, un uomo e una donna, che l’hanno consigliata di “bruciare in un lager”. “Io amo la polizia, a quattro anni giocavo con un modellino di moto della squadra mobile, a 13 ho rotto le scatole a uno spacciatore davanti a casa e nel ‘98 sono entrata in servizio. Fin da piccola sognavo questo lavoro”, ammette Luana Zanaga. Laureata in Scienze politiche, non è mai riuscita a vincere il concorso per funzionaria perché, sospetta, v’è stato ostracismo. E ricorda un episodio al corso della scuola di polizia di Pescara. “Girava voce che io e un’altra poliziotta stessimo insieme e alle due di notte un responsabile voleva entrare nelle nostre camere”. Il suo, dichiara, non è un caso isolato: parla di omosessualità diffusa all’interno delle forze dell’ordine.
L’Espresso 02 Luglio 2009

A meno che la condotta della poliziotta sia deprecabile perché mina l’ordine pubblico, ovvero, assuma atteggiamenti discinti in pubblico, il suo orientamento sessuale, non è motivo di turbamento alcuno e non può essere ferito e minacciato da posizioni ideologiche lesive della libertà. I trasgressori – rispetto alla Costituzione italiana – sono coloro che si macchiano del reato di sessismo, omofobia, lesbofobia, misoginia, e tutte le fobie legate al sesso, alla razza, all’etnia, alla religione.

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lug 5th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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One Response to “La colpa di Luana”

  1. 1
    Bibi Says:

    “Se l’amministratore di una società è inadeguato perché non fa rispettare le norme statuali, viene allontanato, attraverso la non ratifica del suo operato. L’assemblea dei soci revoca la fiducia. L’assemblea siamo noi, l’amministratore è lo stato.”
    In teoria è così, nella realtà noi siamo i poveri pirla che si trovano come ministri gente come maroni o larussa. e con questo è già detto tutto.
    chiariamo un concetto…non è che se ci trovassimo come ministro mortadella o qualche altro cambierebbe qualcosa, il potere viene gestito al di sopra delle parti e quindi anche il caso di cui parli è “normale”, non c’entra il sesso,è solo gestione del potere.

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