Le ombre della sera
«Sono fortunata, evidentemente, è come se per lui fosse un mestiere; senza saperlo sa con esattezza che cosa deve fare, dire. Mi tratta da puttana [...], dice che sono il suo unico amore, questo deve dire, questo si dice quando si dà libero corso alle parole, quando si lascia il corpo fare, prendere quel che vuole, tutto va bene, senza residui, i residui vengono occultati, tutto è trascinato dal torrente, dalla forza del desiderio».
L’amante – M. Duras
«Adesso arriva lui. Apre piano la porta, poi si butta sul letto… e poi e poi…»
E anche stasera arriverai stanco, teso, irritabile, mi accennerai alla tua giornataccia di lavoro e mi chiederai come è andata la mia. Mi chiederai di raccontarti e mentre accenno a parlarti di qualcosa che ci riguarda, mi interromperai dicendo:
- ti voglio!
Proverò ad andare avanti con il discorso, ma mi zittirai:
- ti raggiungo, ti bacio sul collo, poso le mani sui tuoi fianchi
- ti bacio la schiena, il culo
- infilo la mano nelle mutande, poi…
- Lele, ti prego, non ora, fammi finire il discorso, è importante
- ti voglio, lo vuoi capire?
- Come ce l’hai la lady?
Lady è la mia anima nera e ingorda, volitiva e lussureggiante. La parte di me che ha stordito Dio solo sa quanti amanti. La parte più socievole e pronta a lacrimare copiosamente a ogni sollecitazione.
Lady che mi tormenta e che è il tormento dei miei uomini, qualche volta anche di donne. Mai del tutto silente, mai del tutto discreta, perché anche nel suo chiudersi nel mistero, comunica, seduce, avvolge e sconvolge.
La chiamo così, perché un essere simile, non può non avere una sua identità, un nome, un’anima… torbida, sconcia, oscena, indecente, eppure caramellosa e talvolta riservata.
Mi assomiglia, è la mia migliore e peggior nemica. Quante lotte con lei, per sedarla, per zittirla e toglierle la sete di conquista che si trasforma con naturalezza estrema in una sensualissima preda da cacciare e possedere.
Una protagonista assoluta, che non conosce vie di mezzo, che rifiuta il compromesso e che sa prendere e pretendere ciò che merita. Ma che cos’ho tra le gambe, un essere forte che quando alza la voce sconvolge le viscere, contrae il ventre, e il bacino sembra stretto in una morsa. Che cos’ho, cos’è questa dannazione?
Una guerra che ho combattuto con tenacia a volte, o con poca convinzione, altre. Vincente e perdente senza soluzione di continuità.
È una lotta con me, con le altre tre parti di me. Lei è la quarta, ma non in ordine di importanza.
Tutte e quattro le mie parti hanno propria vitalità e proprio punto di osservazione. Quello di Lady è altrettanto imponente delle altre tre.
Sono una donna divisa in quattro e le mie sfaccettature, dai contorni ora netti e duri, ora sfocati e confusi, sfuggono ai miei predatori.
- Lele, no. Non adesso, è importante che…
- Come sei vestita?
Taccio e penso… Cristo santo, tutte le sere finisce così, ogni discorso si interrompe o perché devi fare telefonate urgenti, o perché hai voglia.
«Ad un tratto io sento afferrarmi le mani,
le mie gambe tremare, e poi e poi e poi, e poi»
- Ti strapperei gli abiti di dosso.
- Ti voglio, voglio fare l’amore con te, ti desidero, lo capisci o no?
- Lo capisci o no?
- Sì, lo capisco, ma…
«Spegne adagio la luce, la sua bocca sul collo»
- Ti apro la camicetta, ti bacio sul collo, bacio i tuoi seni, mentre con la mano scendo a stuzzicare la tua bocca di venere. Poi la bacio, mi voglio dissetare…
- Mi senti?
Accenno un non convinto sì.
- Vai in camera
- toccati!
Silenzio.
- Mi senti?
- Le senti le mie mani?
- Rispondi…
Mi siedo sul letto, accendo una sigaretta facendo attenzione a non farti sentire il rumore dell’accendino.
Aspiro lentamente, ascoltando ogni tua parola, ogni tuo respiro, ogni tua domanda.
- Te lo metto dentro, lo senti?
- No.
- Come non lo senti?
- chi sei tu?
- DI CHI SEI!?
«ma non so se poi farlo o lasciarlo morire…»
Esito e rassegnata accenno: tua.
- Nessuno, nessuno può mettere le mani sul tuo corpo, perché mi appartieni!
- A chi appartieni?
- Rispondi!
Penso… a nessuno, ma rispondo: – a te – sapendo che io appartengo alla terra e là tornerò.
- Ti amo, lo sai. Sono innamorato di te e ti desidero, lo vuoi capire?
- Vuoi capire che sei solo mia e nessun altro ti può toccare?
Nessun altro mi può toccare, penso, e così è stato per tutto il tempo che ci siamo amati, ma adesso? Adesso che senso ha l’appartenenza?
Nessun altro mi può toccare, ma tu puoi toccare e penetrare altre.
Lo senti, capisci dalla mia esitazione che lo penso. Mi anticipi dicendo:
- Tu sei il mio unico amore, con te faccio l’amore, solo con te. Quando sto con loro penso a te, è il mio solo modo di venire.
«l’importante è finire»
Il mio silenzio è disorientante e anche poco rassicurante, ma tu continui inarrestabile la corsa verso l’orgasmo.
«Adesso volta la faccia»
Dopo l’exploit, ti trattieni con quel briciolo di dolcezza che riesci ancora a mostrare, giusto il tempo di trovare le parole per dirmi che andrai a farti la doccia, poi a cenare e poi ci ritroveremo più tardi.
«questa è l’ultima volta che lo lascio morire»
Non sono lontani i tempi in cui il nostro cantico dei sensi era un inno all’amore. Lo cerco tra le pagine del mio diario: è dolce e amaro il ricordo della nostra passione travolgente che ho cristallizzato nel mio cuore perché abbia senso ancora ascoltarti.
Lo leggo, è struggente:
I tuoi occhi nei miei
entrano gradualmente dentro me.
Scorre il tuo sguardo sul mio corpo
si sofferma a spogliarlo sensualmente.
Lentamente la tua mano disegna le mie forme e il mio piacere
Nei tuoi occhi intenzioni ardenti
e il mio viso acceso accresce la tua, la nostra passione erotica.
Ogni gesto, ogni sguardo, ogni sussurro esalta i sensi.
[...]
Mangiami
Prendimi
Sei dentro me, restaci
Voglio incorporarti.
Le mie gambe attorno al tuo bacino ti avvolgono mentre con il corpo e con gli occhi ti chiedo di restare.
Non importa come. Lascia il tuo segno, donami la tua essenza affinché possa portarti con me ovunque tu sia.
Ora il tuo seme mi pervade, penetra, scorre e si espande nel mio corpo, che lo custodirà e lì resterà!
Hai messo il tuo sigillo.
E in questa commistione di amorosi sensi… io ti respiro
e il nostro canto questa notte diventa poesia…
Piango, non ti riconosco. Sei un uomo diviso: due in un solo corpo… inquietante!
Il primo era amabile, questo invece è lo specchio di tanti altri, senza nome, senza volto, senza un perché.
Tornerai alle ventitré, o anche dopo, quasi mai prima, dopo le telefonate di rito. Prima accenderai il portatile, leggerai la posta, accederai alla chat, interagirai con chi vorrai in quel momento. Poi, saltando il preliminare di rito, non mi chiederai nulla e agirai direttamente:
«e poi e poi… »
- cosa stai facendo?
Non ti interessa la risposta e prosegui:
- vai in camera.
Stesse parole, stessi gesti, stesso silenzio mio.
Tento di reagire, ma… velocemente ti butterai addosso a me. Resterò in silenzio, incapace di contrastarti, mi chiederai se ti sento dentro…
«Sa pigliare il mio cuore e poi e poi e poi e poi e poi…»
- Ti voglio
- desidero solo te, ti amo, lo sai
«ricomincia da capo, è violento il respiro. Io non so se restare o rifarlo morire»
- inondami del tuo piacere, voglio sentirlo tutto.
- Godi amore mio.
Mi sdraio, chiudo gli occhi, ti vedo, tu parli, e la rivoltella che mi punta è tenuta dalla mia mano. Mi annienterei. Poi mi riprendo, sono in uno stato confusionale. Non riesco a uscirne, non so trovare le parole per dirti che… per quanto tu tenti di tenermi legata a te, questa storia è sgretolata.
«l’importante è finire.»
Chiudo…
e inizio il mio assolo.
Nota: il racconto era stato rimosso, ma data la recente provocazione, e considerato che sono a casa mia, tolgo il guanto e sfodero il fioretto (nel commento).
20/02/10.
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feb 15th, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Lettere, Scarabocchi


febbraio 20th, 2010 at 01:43
Mah… rileggendo questo pezzo, pensavo a quella persona che mi ha detto di aver assistito a tutte, tutte le nostre conversazioni (mie e di lui – anche se questo tipo di conversazione era prevalentemente un monologo perché da parte mia non c’era partecipazione e mi pare sia chiaro dalla descrizione riportata -).
Se è vero che assisteva a tutte le nostre conversazioni, non ci sono sufficienti aggettivi atti a connotare sia lui che lei. Che gioco sarebbe stato questo? Cos’è, un modo per eccitarsi? Non sarebbe meno dispendioso un filmetto porno?
Lui lo faceva giornalmente nei giorni feriali e sapevo che viveva solo. Che fosse una balla colossale perché lei in realtà viveva con lui e poteva, quindi, assistere a tutte, tutte, tutte le conversazioni?
Baro fino a questo punto? Mah… tutto è possibile, la cronaca ci mostra quante deviazioni e perversioni ci siano al mondo.
Resta il fatto che, a prescindere dall’esistenza o meno di un’assistente “bisognosa”, io ero uscita da questo tunnel, perché, come ho spiegato in Time out e Il viaggio, non sopporto di fare l’amante sfascia-famiglie. Lui credeva che avessi chiuso perché volevo la sua assoluta fedeltà… no! Non voglio fare l’amante, è diverso.
Ho fatto tanto sesso e non mi sono curata dello stato civile dei partner, ma era sesso, non ho mai avuto relazioni stabili. Figuriamoci poi in presenza di sentimenti.
No grazie, se la vedano tra di loro, e avevo anche precisato che la mia uscita di scena corrispondeva alla precisa volontà di non essere il tormento di lei. Quindi che voleva di più?
O forse il suo attacco nevrotico è dovuto al fatto che ha perso il gioco per eccitarsi?
Come faccio io a saperlo? Sono mica una psichiatra, non posso occuparmi dei problemi mentali degli altri. Ognuno bada ai propri.
Poi dice pure che ha letto tutta, tutta la nostra corrispondenza… bah… sono stupefatta (o forse lo sono loro), perché se fosse vero, non mi avrebbe contattata sapendo, appunto dalla corrispondenza, che avevo chiuso la storia. Chi è che non la conta giusta?
Mah… che dire, il mondo è bello perché è vario o avariato? Fatti loro, io ne sono fuori da un po’ e non voglio sapere di pruriti o frustrazioni altrui.
Basto a me stessa. E che non senta più minacce come quella che ha fatto, perché per me quelle sono sfide. Si tratta di storie mie e decido io se ho voglia di raccontarle. Peraltro sono coperte dal riserbo sui nomi… questo è più che sufficiente!