L’odore del sesso – II parte
Varcai l’uscio della sua casa e immediatamente la porta si chiuse alle mie spalle.
La penombra mi impediva di focalizzare la figura di lui che intanto si era avvicinato a me.
Non feci in tempo a salutarlo con il consueto caloroso abbraccio, che mi trovai gli occhi bendati. Bene – pensai – si comincia alla grande, mi piace, adoro la sorpresa.
Mi sbottonò il cappotto sussurrandomi qualcosa, lo tolse e mi guidò verso l’interno.
Mi spogliò con fare deciso e lento fino a denudarmi tutta, e questo invece mi piace meno, perché non reggo l’osservazione integrale del mio corpo. Non mi sento sicura, vacillo psicologicamente consapevole di non avere un corpo da modella, e tuttavia, ogni volta, il rito si ripete. Io, a testa quasi china per il disagio, infine accetto di stare in piedi davanti a lui e di girare su me stessa.
Ma quella sera, con gli occhi bendati era anche peggio, perché non potevo controllare il suo sguardo e cercare di coprire con le mani le parti su cui gli occhi puntavano.
Ero nuda… fuori e dentro. È la nudità interiore che mi disarma, mi rende vulnerabile e mi fa tremare come una foglia.
Però, più aumenta il mio disagio, più aumentano le mie palpitazioni. Maggiore è la vergogna, maggiore è l’eccitazione.
Nuda, ferma, immobile, non una parola.
Non succedeva niente. Che progetti ha? Attimi infiniti e silenzio disarmante.
Avvertivo qualcosa che non riuscivo ad identificare.
L’aroma del caffè fumante, mi confortò. Mi porse la tazza grande e lo assaporai con immenso piacere, mentre cercavo ancora di capire cosa stesse per accadere. Quando gli restituii la tazzina vuota, mi ritrovai una mano sulla mia testa a spingermi giù, là, dove lui sa che voglio finire.
Genuflessa ad omaggiarlo, sento improvvisamente afferrarmi le mani e, portate dietro la schiena, qualcuno ne lega i polsi con una sciarpa stretta fittamente. Non capisco… “chi c’è?”
Il respiro sul mio collo, le sue mani dalle spalle scendono lentamente lungo la schiena e mi sfiorano i glutei… Sento afferrarli e infilare dentro qualcosa. Mi fa male.
Probabilmente è grande, ma lo sento anche pesare… sì, pesa… è di gomma… “ma chi c’è alle mie spalle?”
Quel fallo grosso e pesante mi disturba, ma così riempita e a disagio, devo continuare perché lui tiene salda la mia testa fra le sue mani e spinge voluttuosamente… avanti e indietro.
Sono disturbata da quel “coso” che sembra lacerarmi, non sono disinvolta.
D’un tratto, sento un piacevole sollievo, una languida lingua, evidentemente scivolata sotto di me, sta alleviando il fastidio che sento tra i glutei.
È fantastica quella linguetta che riesce a contrastare il disturbo di quel corpo estraneo.
Mi abbandono al piacere, la mia bocca avvolge e sugge con aumentata intensità l’asta superba e pulsante dell’uomo.
Mi sbenda appena in tempo per inondarmi bocca e viso del suo piacere, guardandomi fisso negli occhi, con sguardo sogghignante e lussurioso.
Subito ordina a chi mi stava sotto, di baciarmi e di leccare tutto, affinché non si disperda il suo seme.
Lei esegue, con perizia e accondiscendenza.
Bella, giovane, di età e nazionalità indefinibile, sicuramente asiatica, minuta e silenziosa, era lì ad esaudire i desideri di quell’uomo capriccioso.
Frattanto, mi libera di quell’odioso fallo di gomma e ne provo un gran sollievo.
Sono ancora legata e inginocchiata quando lui mi porge la sua sigaretta che tiro con avidità.
Mi fa fumare insieme a lui, e poiché capisce che comincio a non tollerare più quella scomoda posizione, mi fa mettere un cuscinetto sotto le ginocchia. Va molto meglio.
Con un cenno fa capire chiaramente cosa vuole: ora è lei ad allargare le gambe e a sovrastarmi e io, sollevato il volto, la devo assaporare così.
Lui sorseggia qualcosa da bere, seduto comodamente sul divano, e aspira un’altra sigaretta mostrando un immenso piacere. Si tocca e con uno schiocco di dita fa avvicinare la ragazza facendola accovacciare fra le sue gambe. Io sto a guardare, invidiosa e immobile.
La interrompe e finiamo in camera.
Lei si sdraia con il sedere sul ciglio del materasso a gambe divaricate e i piedi puntati sul letto e io, nuovamente inginocchiata e con le mani legate, devo leccarla.
Finalmente mi slega e le mie braccia possono distendersi. Non so come, ma sento un grande desiderio di toccare e accarezzare quei piccoli seni. Mi piace, è fremente e mentre comincio a prenderci gusto, lui si infila con forza dentro di me, quasi con la volontà di farmi male e ci riesce.
Passato il primo momento di irrigidimento, mi afferra i fianchi, e inizia a muoversi come ben sa fare, che quasi non mi accorgo che la ragazza sta per venire e… poco dopo, infatti, esplode.
Lui no. Si toglie per riposare un po’.
Decidiamo di prenderci un momento di relax e ci immergiamo tutti e tre nella vasca idromassaggio.
Lui è ancora vitale e ora nell’una, ora nell’altra bocca, mantiene rigogliosa la sua erezione.
Sa bene che lo desidero, che sono l’unica a non aver ancora avuto un orgasmo e vorrei essere presa prepotentemente. Continua a guardarmi ma non si concede, anzi, fuma un’altra sigaretta e si versa un altro sorso.
Richiama lei, mi indispongo, perdo quasi il lume della ragione, mi sembra di detestarlo, forse lo guardo furiosa mentre lei lo sta gustando con la sua bocca e penso: “perché non se la scopa anche visto che c’è?”
Mi avvicino e piena di stizza prendo la testa di lei e gliela spingo contro, su e giù sempre più forte mentre la incito con tono imperativo: “su, su, daiiii succhia, di più, di più! Fallo godere”.
L’invidia mi stava accecando, ero rabbiosa e spingevo sempre più forte, forse facendole anche male. Sghignazzava lui, mentre lo guardavo fulminandolo.
Ad un tratto ho temuto che la fine stesse arrivando, quando ho visto lui buttare la testa indietro appoggiandola sullo schienale della poltrona… “o no”.
Ma si ferma. La ferma.
Trattengo il respiro, attendo gli eventi.
La allontana, lei va a sedersi, lui mi fissa, si alza e torna a sedersi, si rialza, mi tira a sé girandomi sul divano, io sotto lui sopra e guardandomi fisso negli occhi, inizia a penetrarmi con somma soddisfazione.
Splendido, la foga aumentava, su e giù, mentre diceva: “hai temuto che non ti scopassi eh?”
“Cosa hai provato? Dillo! Dillo o smetto. Dillo che mi vuoi…”
Tutto il resto è… piacere.
[racconto inviato da Lady P.]
Articoli correlati
mar 30th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna


settembre 5th, 2009 at 02:52
travolgente.. a ondate… finchè il piacere esplode…impossibile trattenere un’emozione così grande…legarla nepure… no, non si può: e alla fine sarebbe bello guardarti negli occhi
aprile 1st, 2009 at 23:17
Indubbiamente un racconto forte specie per l’aspetto sottomissivo presente a livello psico-fisico in tutta la vicenda, ma che si conclude a sorpresa con il trionfo della sessualità naturale che pareggia i ruoli.
Re Ero
aprile 1st, 2009 at 22:26
Bellissimo mostra quello che avviene dietro le porte di molte case.