Occhi chiusi
Un caso particolare, che mi ha profondamente colpita, perché ha comportato un’introspezione fulminea che non avevo preventivato.
Mi aveva telefonato un paio di volte, senza mai fare cenno al suo stato, ma nel corso delle telefonate, emergeva la sua difficoltà d’espressione.
Confesso di aver procrastinato l’incontro di qualche settimana, fino a scuotermi, rimproverandomi questo tentennamento poco corretto nei confronti di lui. Insomma mi dicevo:
«o è sì, o è no, ma devi decidere, non hai diritto di ingannarlo. Già, ma forse è lui ad ingannare me. E lo so, forse hai ragione, però sta a te decidere.»
Lo raggiungo.
Mi apre la porta e resto folgorata perché non è semplicemente disabile come altri che ho incontrato. Questo è spastico, dunque tutto tremante, strabico, scoordinato e storto. «Aiuto, cosa faccio ora? Come controllare lo sgomento?» Intanto lui con disinvoltura mi fa strada non curante. Lo seguo continuando a domandarmi che avrei fatto e cosa gli avrei potuto dire in caso di rinuncia. Ma ero impietrita, lo seguivo passivamente.
Giungiamo in camera da letto. Lui che mi aveva accolta già in “intimo” composto di mutandoni di lana e maglietta della salute, come si conviene ad un malato, riesce con difficoltà a sistemarsi sul letto, mentre io lentamente mi sbottonavo il cappotto, cercando di guadagnare tempo nell’attesa di trovare la risposta in me, ma senza spogliarmi oltre per non alimentare eccitazioni nel caso avessi deciso per il no.
Mentre toglievo il cappotto, ho avviato un minimo di conversazione, chiedendogli senza ipocrisia, di cosa si trattava e lui con semplicità e naturalezza me ne ha parlato.
Bene, a quel punto lui era in attesa e io ancora con l’abito, dovevo decidere se togliere o lasciare. In un lampo finalmente mi dico testualmente: «ma quest’uomo avrà pur diritto di avere una donna, sia pure a tempo ( penso che anche la masturbazione gli sia difficoltosa), e come può se non a pagamento? Si ma non me la sento…O bimba ma se non lo fai tu che sei puttana, chi ca… lo deve fare? Che cosa credi, di poter sempre scegliere? Comodo così, facile. Ma tu che rifuggi la mediocrità, il falso buonismo, ora che fai? Davanti all’ostacolo ti ripugni? Diciamo che nell’ambiguità in cui sguazzi, oggi puoi fare qualcosa di utile e umano. Oggi puoi almeno tornare a casa e dire: ho fatto qualcosa di sensato, ho reso felice qualcuno.»
Pochi secondi per questo ragionamento, frattanto, alleggerita degli abiti, mi sono avvicinata dolcemente lasciandomi abbracciare ed accarezzandolo.
Faticavo a gradire baci e in particolare mi ha fatto sobbalzare quando ha voluto immergersi fra le mie gambe… mi dava fastidio, ma anche quello faceva parte della sua felicità. Ho chiuso gli occhi e sopportato. Tendevo alla fellatio, però prima gli ho dovuto concedere altre “prodezze”. Durante il mio impegno orale, mi ha fatto più volte male, perché tremando mi urtava con il braccio… infine, è arrivato all’acme ed è finita.
Siccome era presto, mi sono trattenuta, ma lui gentilmente, ringraziandomi mi ha sollevata dall’incarico, dicendomi che era felice così.
Dopo alcuni mesi mi ha richiamata, ma già avevo deciso che sarei tornata.
Forse serve più a me che a lui. O forse serve ad entrambi. Forse mi aiuta a vedere il lato umano di questo strano mestiere. Escort si, ma sempre puttana sono! A volte è intrigante, altre volte no. Spesso è la tristezza a farci compagnia…
[scritto da P.]
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apr 26th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna

settembre 12th, 2009 at 23:58
Vero, escort e puttana ma con un cuore grande…
settembre 6th, 2008 at 15:48
E’ molto tenero questo racconto e solleva un te, la sessualità dei portatori di handicap, spesso taciuto per falso pudore.
Inachis