L’incontro con il bondage

Un passo in là

Il superamento della fantasia erotica

«Persa nei meandri dei numerosi siti erotici di coppie cosiddette trasgressive, mi trovai faccia a faccia con una comunità dal titolo inquietante: “Educazione, sottomissione, dominazione”

Impietrita resto a fissare quel titolo, incapace di fare qualsiasi azione: non chiudo e non entro…
Immediatamente affiora il ricordo del mio recente immaginario erotico a tinte fosche, tendenzialmente punitive.

Queste fantasie a carattere cruento, autolesionistico, erano iniziate un anno prima, appena dopo la rottura con mio marito, l’unico uomo che ho amato: la storia più importante della mia vita.
Giochi della mente, il mio autoerotismo mi spingeva verso situazioni torbide, forti, a tratti cruente. Cercavo, con la fantasia, il dolore fisico, unito all’esigenza di essere manipolata, usata, piegata… dominata.
Le prime volte mi ero preoccupata, ma poi avevo imparato a conviverci, anche perché l’orgasmo che ne derivava era potente.

Messe da parte le paure, l’ansia da deviazione, avevo iniziato ad indagare sulle ragioni di tale pulsione masochistica, anche perché fino ad allora non c’erano stati desideri di questo tipo.
Ma ormai, avvicendavo situazioni auto-flagellanti, a situazioni di sesso con più uomini (le donne ancora non avevano fatto il loro ingresso).

Ho realizzato che il mio bisogno era legato alla ricerca della sicurezza. Il bisogno di un uomo forte, autorevole – non autoritario – un uomo roccia in grado di proteggermi, al quale affidarmi senza remore.
E per averlo, ero disposta a farmi plasmare.

Ma c’è di più: il mio temperamento determinato, volitivo, intraprendente ed eclettico, mi aveva causato guai, e non sto parlando di sesso. Non ho mai tradito mio marito e dunque, i guai cui mi riferisco, afferiscono le scelte di vita.
Carattere indomito, che non ha incontrato ostacoli in ogni decisione assunta, ero cosi entusiasmante che la famiglia mi seguiva ciecamente, fidandosi di me.
Nello stesso periodo, stavo facendo i conti con l’amara realtà: se fossi stata una donna mite, capace di accontentarsi dei successi professionali conseguiti, forse non avrei causato disagi alle persone a me care. Mi sentivo in colpa perché la mia impetuosità mi aveva fatto buttare all’aria una carriera professionale, una bella casa e, per seguire il mio sogno, la mia città natale…
La sfida. Ecco, questo mi caratterizzava. Il coraggio o l’incoscienza di incominciare sempre nuove vite.
Cambiavo città e professione – l’ho fatto 3 volte – alla ricerca del luogo ideale che forse non trovavo dentro di me.
È un passaggio importante dal punto di vista psicologico per comprendere le mie scelte successive.

Dovevo essere domata. Plasmata e domata. Educata e domata.
La mia fantasia erotica quindi, da un anno circa, era molto orientata al bondage. Ma avevo le idee chiare, sapevo di cosa avevo bisogno e non ero disposta ad assecondare i capricci di qualsiasi master.

Ero ancora impietrita davanti a quel sito “Educazione, sottomissione, dominazione”.

Decisi di alzarmi ed andare ad occuparmi della cena, ma il pensiero era fisso lì.
Tornata alla postazione, decisi di entrare.
Le mani tremanti sulla tastiera, gli occhi cercano nelle diverse stanze… cominciano ad aprirsi le finestre chat private.
“O mamma, e adesso? Io non voglio chattare, voglio prima osservare, capire com’è strutturato il sito, com’è frequentato, cosa ci si può aspettare…”

Il caso ha voluto che fra i diversi contatti, ce ne fosse uno attraente. Dapprima cercai di allontanarlo perché la sua giovane età non mi rassicurava: 31 anni. Gli dissi che non ero disposta, neppure sul virtuale, ad affidarmi ad un ragazzo che, nel mio immaginario, non rappresenta l’autorevolezza.
Lui però con molta calma mi invitò a conoscerlo un po’ prima di chiudere, perché vantava un’esperienza di 9 anni. “Perbacco – pensai – ha iniziato giovanissimo, chissà cosa lo ha indotto?”

E accettando il suggerimento, gli chiesi di raccontarmi la sua esperienza più significativa. Avevo bisogno di sapere se la sua indole era simile alla mia.
Iniziò a raccontare, con dovizia di particolari, senza mai scadere nella volgarità, modulando parole e…

pause del racconto…

Dopo due ore mi disse: “ti sento”
Ed era vero, io immobile leggevo una dopo l’altra, le frasi che componeva. Il suo racconto era avvincente, da trattenere il respiro, sentivo il brivido della cinta sulle natiche, mentre, con molta lentezza, raccontava l’esperienza con una sottomessa. Volevo essere lei, identica, mi pulsavano le tempie, vibravo… Ero dannatamente eccitata. Rispecchiava fedelmente ciò che io fantasticavo da un anno.

Seicento chilometri di distanza non favorivano l’incontro, e, infatti, ci incontrammo molto tempo dopo, e siamo tutt’ora in contatto, ma non ne parlerò in questo post.

Ormai quella stanza era diventata attraente per me, ed ogni sera tornavo a collegarmi.
Fu lì che conobbi Stefano. Ci incontravamo quasi tutte le sere, avevo la web cam e lui poteva vedermi. Ci confidavamo i nostri segreti, le nostre aspettative, le nostre fantasie.

Decidemmo di incontrarci e stabilimmo le regole.
Una domenica mattina lui partì da Milano per raggiungermi a Roma…

[Continua...]

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set 13th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave

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One Response to “L’incontro con il bondage”

  1. 1
    ben Says:

    “Dovevo essere domata. Plasmata e domata. Educata e domata”.
    Cercavi la sfida… Mi sembra di rivederti, di sentirti (oh non so se avrò questo privilegio) come ti sentiva quel ragazzo di 31 anni… la tua voglia di essere plasmata… preda o predatrice… Forse una e l’altra cosa. Avevi bisogno della sfida, non ne potevi fare a meno e… chi ti voleva, chi imparava a desiderarti entrando in te… lo sentiva

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