Lentamente sale

Racconti erotici -

Lentamente sale la calza nera velata, poi l’altra con una calma quasi distaccata.
Assorta, forse svogliata o incupita.
La aggancio alla giarrettiera del reggicalze di pizzo nero, molto bello, sempre d’effetto…
è quello che voglio.
Mi alzo, mi guardo allo specchio mentre sfioro i seni… la loro rotondità mi compiace, è un
peccato chiuderli nel reggiseno. Esito, infilo la sottana di seta, deciderò poi se lasciarli
liberi o sacrificarli. 
Via questa sottana, meglio quell’altra assolutamente unica,  di raffinata esclusività.

calze 203x300 Lentamente sale

Lei è una donna disinvolta, che cerca e apprezza la sensualità e l’originalità non ostentate. È affascinata, lo ha detto senza mezzi termini, da donne con quel non so che di misterioso che stuzzicano curiosità e desiderio.
Io incarno questa tipologia, dice.
All’incontro, si era presentata con un tailleur color viola ed una camicetta in tono, aperta strategicamente sul decolletè che svelava una misura discreta, non abbondante di seno.
I capelli scuri, corti e volutamente spettinati, le davano un’aria vivace e informale.
Non ebbe bisogno di farmi troppe domande. Il suo sguardo attento aveva presto fotografato e
catturato le risposte che cercava. Una donna intelligente, decisa,  che sa quello che vuole.

Aggancio una collana, nera pure quella, so che ci giocherò. Ritocco il trucco e il pensiero va
a lui e a come non abbia saputo tenermi stretta. Perché?

E sono qui,  come allora, sto per farlo ma il cuore dice no. Non voglio, gliel’ho detto tante volte di non aprire la mano, non soffiarci sopra, sono così fragile che potrei cadere e spezzarmi. L’ha aperta. Mi ha amata con gli ormoni, come gli altri.   Il cuore altrove, gli ormoni presenti guidavano il suo sesso animale e lo spingevano dentro di me. It’s all.
Se ti avessero amata come io ti amo, tu non saresti scappata, perché tu devi essere amata per come sei: delicata, sensibile, speciale. Invece né l’uno né  l’altro hanno saputo amarti come meritavi e come io ti amo e t’amerò“.

Un filo di rossetto, il viso triste, provo ad indossare un sorriso per vedere come si intona sul mio volto, sorriso che dovrò sfoggiare per forza.  Ma lui mi scrive giusto oggi.
Messaggi a raffica. Domande.
Ma proprio oggi? Cos’ha, il radar? Telepatia? Capta segnali di inquietudine?
Rispondo a monosillabi. Non gli devo spiegazioni, se ne è andato in vacanza con un’altra donna… e poi non lo capirebbe.
Replica che sono fredda e mi chiede perchè?
E mi chiede pure perché!
Mi trovi fredda?” – Rispondo.

Pensa a divertirti!” – Replico ad un successivo suo messaggio.
Vorrei divertirmi anche con te, al mio rientro“.
Ma pensa, ora  che ha calato la maschera, ammette persino il suo pensiero: divertirsi con me.
Ma certo! Basterà azionare la giostra e la regina della festa, danzerà anche per te, penso senza replicare.
E perché proprio con lui no?
E’ quello che si aspetta. Ora che ammette di avermi amata con gli ormoni… che pigi, coraggio.
Pigia e ballerò per te. Ma non glielo scrivo. Passo oltre.

Sono a pezzi, non vedo oltre le nuvole. Come ne esco? Come annullo? Se nella realtà si potesse fare come nel film “Se mi lasci ti cancello”, cioè con il bisturi rimuovere la fonte del male lo farei, ma di fatto so solo che la mia rinascita passa per la degradazione di me stessa. Per cancellarlo introdurrò più elementi, più tensioni, più ricordi da confondere, più dolore, come quando ti dai una martellata sul piede per deconcentrarti dal mal di denti. In quell’istante, il dolore si focalizza sul piede rotto,  salvo poi convivere con entrambi.

Mi chiede se vorrò ancora vederlo. Taccio. Sollecita la risposta… che poco dopo invio:  “certo!
La risposta è evidentemente persuasiva, non gli fa sorgere dubbi e riprende con altre domande.
Ma alla richiesta fatidica, glisso e chiudo: “ho messo la giacca“.
Incalza: “dove vai? Con chi ti vedi?
Non rispondo più.

Squilla il telefono, mi avvisano d’essere sotto casa. Sono sui tacchi a spillo. No, meglio
tacchi alti ma più umani. Parcheggio  il cellulare nella borsa e mi chiudo la porta alle spalle.

Entro in auto, saluto, sono nervosa, accendo una sigaretta. L’hai voluto tu, penso. Tanto ci hai girato attorno a manomettere il mio ritrovato equilibrio, che mi ci hai – sia pur involontariamente -  ributtata.  Peccato.
Dovrei odiarti ma non posso e non serve.
Ti rivedrò? Vorrò? Non so, ora non posso saperlo.

Lo sono anche io, sai? Ma tu sei in forma smagliante“.
“Ma lascia stare, Letizia. Non mi sento preparata, come uno strumento non accordato,  qualcosa stride”.
Sta serena Kri, va tutto bene, poi… è una persona a modo, tranquilla, dolce. Ti confesso che
anche io sono un po’ nervosa, strano non trovi?
Ha un solo problema: ce l’ha molto grosso
“.
Grosso, che vuol dire? Ci sono uomini che si definiscono superdotati, pur avendo misure standard,  punti di vista  o illusioni.
Kri, è il più grande che abbia mai visto“.
Inquietante, stringo istintivamente i glutei, speriamo che non…
Il pensiero corre immediatamente a Eros, alle sue dimensioni extra-large. Ma Eros sa di non
potermi chiedere di più. Mi piace  sentirlo dentro, ma gli nego ogni altra via d’accesso.  Non
lo ha mai fatto:  nessuna donna, finora, gli ha permesso sesso anale.  Anche la bocca lo accoglie con fatica.  E già, chi è troppo dotato deve rinunciare a piaceri sublimi che certe bocche sanno dare. Non so se le fauci maschili siano più generose nell’apertura, forse dovrei proporglielo,
siamo abbastanza in confidenza o magari lo sa, chissà.

L’auto imbocca un viale e parcheggia. Saliamo con l’ascensore, ultima occhiata allo specchio, il sorriso ancora non abbozza, arriverà al momento debito.
La porta si spalanca su un salone elegantemente arredato. Un signore maturo, distinto e gentile ci accoglie con un fare discreto e forse leggermente imbarazzato.
Il sorriso che avevo provato davanti allo specchio di casa è ora sul mio volto, anche perché, superata l’ansia da impatto, è spontaneo, di sollievo.

Lei si accomoda e gli dice:
Hai visto che classe ti ho portato?
Classe è poco. Classe e sensualità pura. Hai superato te stessa“.

Mi accomodo anche io e lui tra noi.
Lei lo tocca, lo bacia, mentre lui sta guardando la novità della serata. Si capisce che è
ansioso di toccarmi.  Lo fa, inizia a baciarmi, ne sono contrariata. Non amo i baci profondi,
quindi resto in superficie, permettendo solo alle lingue di giocare.
L’impennata biologica che gli ha gonfiato i pantaloni conferma l’anticipazione di Letizia.
Ma la mia mano, spinta più dalla necessità di tranquillizzarmi che dalle aspettative di lui,
abbassa la cerniera e… incredibile! Ne resto stupefatta. Spero solo non sia aggressivo e che
sappia limitarsi all’ingresso principale.

Il grande letto ci accoglie
La luce tenue e la musica a volume basso si armonizzano con la sensualità dei nostri corpi, mio e di Letizia.
L’enorme specchio che riveste completamente l’armadio, rimanda immagini inebrianti, mentre io cerco lei.
Ho voglia di assaporare il suo frutto maturo, ma lui, ansioso di toccare, stringere, esplorare il giocattolo nuovo ostacola i miei movimenti.
Allora mi dedico a lui. La bocca, come supponevo, riesce ad accogliere solo la punta del suo portento, per il resto lascio fare alla lingua.

Ma sento che gli piace molto, mi implora di non smettere. Cerco inutilmente di affondare,
mentre mi chiede di girarmi per posare il mio sesso sulla sua bocca assetata. La sua lingua sa dove andare, dove fermarsi, dove gustare… e gusta! Lascio andare ciò che di me posso dare: la sintesi cremosa del piacere che cola cola e il cui sapore io conosco bene.

Poco dopo sono sopra di lui. Aderisce splendidamente e mi abbandono con voluttà al sincronizzato movimento.
Ma placata la libidine dell’immediatezza, voglio anche lei. La avvicino e finalmente posso baciarle i seni, accarezzare la sua pelle abbronzata e amarla come desidero.
Lui passa alle mie spalle e da quella posizione posso assaporare il femminile nettare.

Intanto lui si muove dentro di me, con movimenti decisi, tattici, consapevoli non selvaggi, ha una resistenza impressionante.
Nel groviglio dei corpi ci si alterna ed è Letizia stavolta a cavalcarlo.
Lei, io, lei, io… avvicendate.  Ci guardiamo, ci intendiamo,  ma lui non cede, non riesce per quanto adesso vorrebbe lasciarsi andare… così almeno sembra.
Dopo un paio d’ore esplode. Siamo entrambe spossate, desiderose di infilarci sotto la doccia calda, lunga e il bisogno di uscire.

Ma lui continua a guardarmi, non ha appagato la sua curiosità: le tonalità chiaro-scuro, luci e ombre della mia personalità docile e sfuggente, presente e carnale eppure distante, da possedere e non riuscire a prendere.
Osserva il contrasto che accentua la femminilità animalesca  e dolcissima,  e l’eleganza del portamento. Un bell’esemplare  ferino,  indomito eppure docile… da rivolere e  riavrà, tre giorni dopo,solo per sé.

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gen 1st, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Sui tacchi a spillo

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2 Responses to “Lentamente sale”

  1. 2
    Bibi Says:

    devo dire che davanti a calze nere…ho una resistenza simile al burro.
    è forse l’unico angolo feticista che ho.
    a.y.s. Bibi
    P.S. bella foto

  2. 1
    ben Says:

    “Da possedere e non riuscire a prendere…”, ecco quella femminilità “animalesca e dolcissima” che incuriosisce l’uomo, lo seduce assieme all’”eleganza del portamento”.
    Così distante e apparentemente vicina, così altera e così fragile… così donna.
    la preda che diventa predatrice racconta un altro capitolo della sua storia, lei che prova ad “indossare un sorriso” perchè quando si dà lo fa pienamente, non si tira indietro… il gioco comincia, la giostra gira, la regina è lei… un po’ malinconica, sempre più sensuale.
    L’intesa vera, quella degli sguardi, la complicità è con la donna. L’uomo… l’ha posseduta, crede, ma è stata quella “preda” a catturarlo. E tornerà a cercarla, inevitabile. Per riavere almeno il suo corpo…
    Molto eccitante e coinvolgente, Per noi uomini… normali, la consolazione che essere troppo dotati non sempre è un vantaggio. Cerchiamo almeno di allenare la testa per scoprire la sensualità così forte di questa “preda”, che è sempre un bel mistero.

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