L’ambiguità dei ruoli
Il Bondage
Sui ruoli, sui simboli, sul significato che diamo alle esperienze di dominazione e sottomissione… sulla ricerca di una dimensione, sulle aspettative, sulla responsabilità di cui investiamo il partner di certi giochi border line. Per provare a spiegarmi, mi avvalgo di un contributo: una lettera inviatami da un uomo alcuni giorni dopo un nostro incontro particolare. Non ero alla prima esperienza di bondage, ma questa volta ho voluto giocare sul massimo rischio. Tra l’altro, questa lettera è la prosecuzione del racconto precedente
Chi è la più segreta del reame?
Quel giorno pensavo di incontrare una donna nuda e carnale, cercavo il suo corpo nudo per possederlo con la mente attraverso il mio corpo. Questo, in effetti, è stato il primo impatto, un bel corpo nudo di donna che mi aspetta e non mi vede, che cioè si dona a me in una sottomissione totale sia pure, a suo modo, dolce. E invece… il pomeriggio dei tuoi racconti, le tue storie di sesso, la tua voce un po’ roca, un po’ triste, ma sempre forte e ferma nella sua dignità. Già, ti ascoltavo, ascoltavo quello che forse era anche il racconto di un fallimento, tu eri sempre nuda e bella e carnale eppure… sentivo progressivamente la tua leadership su di me, che non nasceva banalmente dall’attrazione, pur forte, ma dalla tua personalità.
E piano piano capivo che tutti quegli uomini che hanno avuto il tuo corpo non avevano mai avuto te, la tua mente, la tua anima in fondo dolce di una donna che per tanti anni ha pensato di darsi felice solo ad un uomo, al suo sposo, e che continuava a sognare un mondo così con immutata freschezza, infantile maturità, femminile dolcezza.
Poi la rottura… la reazione… certo, il desiderio di trasgressione c’era, il sesso reiterato e senza apparenti limiti c’era… ma era una danza di strumenti quelli, non persone e avventure di puro piacere… Ricordo la coppia della tua amica e di lui venuti a scopare nel tuo letto che ti invitano ad unirti al loro amplesso e tu che non ne hai voglia ma che lo fai lo stesso…Tu ne parlavi con la sublime tristezza del tossico all’ennesimo whisky che oramai non sente più il sapore del bicchiere ma che deve versare e bere… poi quel tossico triste appoggiato al bancone si gira e vedi che è Hemingway, e perdio di Hemingway come fai a dire che è sottomesso all’alcol solo perché non riesce a smettere di bere? E non la sua fama, ma i suoi occhi avrebbero parlato per lui, avresti capito in un attimo che il suo bisogno di volare sul pianeta che non c’è ma che lui comunque vuole regalarci non è codificabile come alcolismo… è piuttosto l’alcol a diventare un banale strumento di viaggio, misero se non nella grandezza di colui che lo beve…
Ecco cara, i tuoi occhi, i tuoi racconti, le tue storie erotiche, questa tua sublime tristezza ti stampavano nei miei occhi come una Hemingway del sesso, ed erano loro, questi uomini e donne che scopavano per il puro piacere carnale di farlo, i tuoi strumenti, il tuo bicchiere inutile, i veri sottomessi a te… loro piccoli complici ignari di darti una luce, sia pure momentanea, una fuga sia pure illusoria, dal mondo reale (lui sì, fallito e destinato a fallire comunque, dal tradimento del marito alla morte come sentenza fallimentare finale) verso un pianeta impossibile, ma possibile nella tua mente che così diventa la vera Kristalia, quella che nessuno può avere mai, mentre tanti magari la stanno scopando nel corpo…
E cosi ti ho vista come vestita, nuda ma vestitissima e riparata da quell’abito invisibile che nessuno può davvero spogliare, se non forse con un gesto semplice come il bacio del saluto e un vero, sia pure momentaneo, bisogno di affetto da darti e ricevere alla fine di quella giornata memorabile… e di nuovo prenderti e fare sesso col tuo corpo ora sì veramente nudo, perché solo per una cosa vera, anche se momentanea, ma solo per un affetto vero, anche se breve, il tuo corpo può esserlo…
Ho sempre pensato al sesso “forte” come una mia via per raggiungere il mio pianeta impossibile… nella donna che mi concede persino il suo dolore e la sua sottomissione non ho mai visto la “schiava” ma la vera padrona delle mie emozioni, colei alla quale sola forse do’ davvero la cosa più forte e bella che ho e cioè il mio sogno esistenziale… colei che lo determina e lo rende possibile, partecipandone con una gioia e un piacere che significano anche dominio. Perché se fosse violenza “strappata” per imporre il mio essere master, se fosse obbligo per dimostrarne l’umiliazione, non sarebbe la stessa cosa, ed è per questo che non potrei dare nemmeno un pizzicotto ad una donna che non lo vuole… ma posso legare e frustare una donna che me lo chiede…
Chi è lo schiavo e chi il master, mia cara? Credo che tu sia d’accordo con me… e spero che tu possa ancora accompagnarmi e capirmi così come hai fatto quel giorno, attraverso queste strade speciali… vuoi?” (firma)
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set 16th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio


novembre 22nd, 2008 at 08:54
Mi soffermo un attimo sul nome ” Kristalia”, rende l’idea di trasparenza, cioè colei (tu), che fa passare lo sguardo, attaverso il suo corpo, senza essere colpita, non rendendo partecipe la propria intimità, che resta evanescente agli altri, eppure consapevolmente complice nel gioco erotico. In sintesi, direi che sei alla ricerca del “mondo perduto” e che, in fondo, speri di non trovarlo mai. Non perchè non lo desideri, ma perchè hai paura della delusione. Dai tuoi racconti, pieni d’enfasi erotica, leggo una sottile amarezza, una comunicazione a metà. Cerchi di scavare nel tuo intimo, ma ti perdi nella fantasia, fantasticando un modo a tua immagine. La realtà forse ti fa paura, come il rapporto con il maschio, che ti eccita e ti intimorisce allo stesso tempo. Hai delle potenzialità enormi, ma le trascrivi solo nelle emozioni. Questo limita la fantasia che dovrebbe spaziare oltre il personale. Scusami la schiettezza, capisco che hai avuto un passato… ma la vita va oltre l’amore e i ricordi tristi. Coraggio, tira fuori la vera Kristalia, racconta in terza persona, non limitandoti al sesso, che per quanto interessante, resta il racconto di un momento di “voglia”. Ciao, stryke.