La bambina con gli occhi dorati
Cecilia, una bambina nel corpo acerbo di donna.
Il suo sviluppo era stato prorompente.
A tredici anni portava con disagio una taglia 44. Si copriva, vergognandosi della sua terza misura e a nulla servivano le rassicurazioni di parenti e amici di famiglia che vedevano in lei una stella lucente.
Le sue compagne di classe erano magre, come magre erano tutte le ragazze in quegli anni.
Portavano gonne cortissime sgambettando senza complessi.
Cecilia no, mai troppo sopra il ginocchio.
Ed aveva ragione: mentre le altre erano corteggiate dai coetanei, lei, Cecilia, detta Lilla, non aveva un ragazzino che si invaghisse di lei. O meglio, qualcuno c’era, ma sfigato come lei.
I belli, ragazzi e ragazze, stavano su un altro pianeta e lei si sentiva sempre più trasparente.
Tenera Lilla, i suoi sogni di adolescente erano già spezzati sul nascere.
Cresceva con la consapevolezza che non avrebbe mai incontrato l’amore.
Chi si sarebbe innamorato di lei?
Era, invero, molto ammirata da uomini più grandi di lei di almeno sette, otto anni. Ma più facilmente erano venticinque-trentenni.
Grandi, troppo grandi per le sue fresche fantasie. Gli sguardi degli adulti pesavano, erano arditi, senza innocenza. I loro occhi guardavano con intenzioni esplicite mai esplicitate.
A quindici anni, un neurologo, amico di famiglia, le suggerì di uscire dal suo isolamento, almeno per frequentare il suo studio professionale, dove c’era una giovane psicologa.
Questa per Lilla rappresentò un’occasione per uscire dal guscio.
Settimanalmente si recava in quello studio e dialogava con la coppia neurologo-psicologa, che la incoraggiavano ad osare e a utilizzare il corpo come una risorsa:
“Lilla, anzichè coprirti, alleggerisciti, indossa abiti aderenti, esalta le tue forme. Poi scegliti una facoltà universitaria e frequentala come uditrice. Esci, affronta il mondo e scoprirai che sei una ragazza piacente, attraente”.
“Ma sono grandi per me e mi sentirei ridicola fra loro”.
“Ma no, Lilla, anzi, ti accoglierebbero benissimo”.
Lilla non seguì mai quei consigli, e i suoi complessi si accentuarono.
Tutte le amiche avevano il ragazzo e raccontavano disinvoltamente le loro prime esperienze quasi come donne vissute, dal petting alle sperimentazioni orali e Lilla ascoltava non senza sofferenza. Oltretutto – siccome “i bambini fanno ohhh” – non era manco una ascoltatrice interessante, perché non aveva contributi esperenziali da offrire. Inutile, goffa, trasparente.
L’inversione di rotta
A sedici anni, gli sguardi degli adulti si facevano più “pressanti”, mentre per i coetanei lei continuava ad essere una lastra di cristallo.
Decise allora di accettare le avances di un trentenne, padre di famiglia, sufficientemente spavaldo da riuscire ad “assediarla”.
Sapeva che lui puntava tutto solo sulla classica “botta”.
Ma era l’unico gioco che riteneva di poter condurre per la sua sopravvivenza.
Troppe volte aveva fantasticato un silenzioso addio, o un salto nel tunnel…
Giocava a far la donna, con atteggiamenti e discorsi di ragazza vissuta. Ragazza vivace e disinibita. Lui si divertiva o fingeva curiosità e lei si sentiva al centro dell’attenzione.
È arrivata la befana con una calza carica di doni
Il giorno dell’epifania (in quegli anni non era festivo)la befana nei panni dell’uomo, arriva a portarle un calzettone carico di doni da scaricarle addosso.
Lei, corpo di donna in una testa da bambina, accetta un passaggio a casa, pur sapendo che quell’auto era la tana del lupo.
Del resto, lui non l’aveva mai ingannata su questo. Era chiaro che le avrebbe messo le mani addosso e forse lei lo voleva. Ma non si aspettava il carbone amaro l’ingenua ragazzina piena di fantasia.
Lui si imboscò e lì, senza esitazione la festeggiò.
Troppo tardi per rendersi conto che il gioco era finito, che non era più possibile tornare indietro. Ma, con tutte le sue sincere forze, lo implorò di non farlo: ”NOOOO!!! Noooo, ti prego nooooo!
Silenzio……
Il commento soddisfatto di lui arrivò come uno schiaffo: “Mah… eri mica vergine?”
Piccola Lilla, hai capito quel giorno che la paglia vicino al fuoco si brucia e che il cacciatore è una favola: nessuno salverà cappuccetto rosso.
“Vivi la vita di donna importante, perché a sedici anni hai già avuto un amante… ma un giorno saprai che ogni cosa è matura, all’epoca giusta e…con giusta misura”.
La metamorfosi
(continua)

settembre 14th, 2009 at 17:30
…e cosa poteva fare una bimba… certo ingenua, forse inconsciamente seducente… è la seduzione inconsapevole che ritorna… o parte da lì..poi a mettersi, o meglio finire nelle mani del lupo come si fa a stare tranqulli…