Io lo chiamo amore!

Di sesso, di amore e di altre cose.
Storia di un malinteso.

In questi giorni, la blogosfera si è parecchio attivata a commentare il testo della canzone “Ti voglio senza amore”.
Orbene, io non seguo il genere e ne sono venuta a conoscenza grazie al dibattito innescato dai blogger e commentatori. Peraltro, non sono un’estimatrice della Zanicchi, ma qualcosa devo dire.
Non mi colpiscono i detrattori del brano, o dell’interprete. Mi colpisce la reinterpretazione assolutamente personalizzata, leggasi manipolazione del testo, anche e soprattutto, da parte degli estimatori, specie se si tratta di donne.
Una in particolare, ha attirato la mia attenzione. Cito:

Con questa canzone Iva Zanicchi si è presentata al Festival di Sanremo ed è stata per questo sbeffeggiata da Roberto Benigni e criticata da molte parti.
Ma io mi chiedo perché a un uomo in là con gli anni è consentito di desiderare di fare sesso con una donna molto più giovane mentre a una signora matura non è permesso neanche avere dei desideri simili senza essere condannata moralmente o ancora peggio essere vista come patetica e ridicola.
Forse non ci si rende conto che una donna una volta raggiunta la menopausa è sessualmente viva e può ancora dare e ricevere molto e allora cosa c’è di male nel cantare la voglia di un rapporto con un aitante giovane?
Io difendo Iva, è stata coraggiosa e coerente a presentarsi con un pezzo così e mi auguro che il suo disco abbia il successo che non ha ottenuto al festival.

Non credo che questo tipo di elogio o complimento, faccia bene alla canzone, perché, con ogni evidenza, la blogger non ha compreso il reale messaggio del brano.

Prima di tutto, dove sta scritto che la cantante si stia rivolgendo ad un giovane? Non risulta neanche fra le righe. È una reinterpretazione, forse per spiegare le sue scelte?

Ho letto il testo canzone e penso che se lo stesso brano lo avesse cantato Mina o Fiorella Mannoia, non avrebbe fatto rumore. È una questione di aspettative.

Però penso anche che il testo sia l’espressione di una sofferenza.
Esaminiamolo:

Ti voglio senza amore
Senza una dipendenza e la morale persa
Nel labirinto che c’è dentro al cuore
Ti voglio senza amore
Perché non sia in perdenza
Il mio senso di incoscienza
e per non farmi male…
Ti voglio senza amore
Ti voglio senza niente
Sentirti fino in fondo
Per non averti in mente
Perché non me ne importa di quello che farai dopo di me…
Ti voglio senza amore
Perché mi fa più effetto
Averti dentro un letto che pensarti con falso pudore
Però ti tengo stretto finché non mi farai gridare… sì… si
Ti voglio senza amore
Ho perso troppo tempo
A dare agli altri tutto restando sempre vuota dentro…

Ti voglio senza amore perché una volta tanto io voglio pensare a me… a me …
Ti voglio senza amore , quel tanto che mi basta
Ad inventarmi un trucco, per perdere la testa
Amare le tue mani, ed il tuo corpo acceso su di me

Ti voglio senza amore, ma dammi tutto il resto
Fai quello che ti piace, però non finire presto
Ti voglio senza amore , ti voglio solamente…
Mi basta che mi trovi, che ci provi, che ti muovi e che tu voli…
Come faccio io con te…
Ti voglio senza amore, amore…

Ok, il testo lascia a desiderare e non mi convince troppo né la metrica, né la semantica. E poi a me non piace la Zanicchi, ma ciò non mi esime dall’osservare che il suo significato è ben diverso da come grossolanamente è stato interpretato.

Lo dice pure chiaramente che ha dato tanto in cambio di niente.
È disincantata, non vuole più investire sentimentalmente, sa che perderebbe. Non è un’apologia del sesso senza amore, ma un’amara evidenza.
“Dammi il tuo tempo in forma sessuale, dammene più che puoi… almeno gestualmente (non finire presto). Tu vuoi solo sesso, ormai è chiaro, e io sesso ti do e voglio, ma lo voglio totale e non a metà come piacerebbe a te… da “svuotamento”. Sesso almeno fatto bene, memorabile, che piaccia anche a me e che lasci un segno in me.
Non rimarrà altro, perché tanto di altro non sei capace, e non lo voglio neanche più. Ma almeno fammi amare le tue mani, resta più che puoi fra le mie braccia fingendo di amarmi. Resta più a lungo possibile dentro me adesso, prima di andartene. Fammi gridare, amore (d’amore, per amore).”

E non è un caso che la canzone si concluda con “amore”: Ti voglio senza amore, amore.
Quella virgola ha un chiaro significato.

Non è un invito al sesso. Tutt’altro, è un grido di dolore, di una donna che per averlo ancora accanto a sé, dissimula il suo sentimento. E pure la musica è coerentemente armonizzata con il contenuto.

Ecco perché, un testo del genere, meglio si presta ad una Mina o una Pravo, o, perché no, Vanoni. Se Mia Martini fosse viva, sarebbe forse la sua canzone. Se la cantasse Annie Lennox, idem. Lo avrebbero interpretato con pathos e più chiara connotazione.
Quanto poi a deridere la cantante a causa dell’età: “ma dai Iva, alla tua età una canzone simile… non ti vergogni?”

O bella, due osservazioni:
prima di tutto, chi dovrebbe cantare un testo simile, una giovane forse? Vocata al suicidio?
È normale che una giovane donna abbia già accumulato tutte queste sofferenze d’amore?
È assolutamente in linea, invece, con la riflessione di una donna sui sessanta.
Ma poi, dico io, la cantante è un’interprete, e come tale, deve interpretare al meglio il testo che le viene affidato. Bella, brutta, grassa, magra, quarantenne o sessantenne… l’importante è che non sia ventenne (per l’evidente incongruenza), e che la sappia interpretare al meglio.

Ad ogni modo, preferisco quest’altra interpretazione

ma potrei ascoltarla se la cantasse Fiorella Mannoia.

Non amo né la Zanicchi, nè Fiordaliso, ma combatto la superficialità e la derisione.

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feb 28th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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