Internet e sesso: l’organizzazione delle sex-worker
Il marketing del terzo millennio
Il fenomeno della prostituzione è antico quanto il mondo e nel corso dei secoli ha, a seconda della volontà istituzionale contestualizzata, mutato le considerazioni ad esso afferenti.
Nell’ultimo decennio si è assistito ad un fenomeno, per così dire evolutivo, che ha modificato l’approccio culturale alla metodica.
In particolare, dagli anni novanta ai nostri giorni, le prostitute hanno imparato ad organizzarsi e a gestire la propria immagine attraverso un marketing di settore ben definito.
Le donne più intraprendenti hanno lasciato l’ordinario mezzo pubblicitario tipicamente caratterizzato dagli annunci sui quotidiani – che, talora, occupavano un’intera pagina – per reclamizzarsi attraverso internet.
Sono nati, conseguentemente, siti dedicati: portali di annunci con gallerie fotografiche, in cui via via sono approdate le donne che volevano elevare il proprio posizionamento ed aumentare il segmento-target.
L’investimento di ogni singola donna varia da 2000 a 6000 euro annui per ogni sito web, il quale, a sua volta, investe le somme raccolte per cercare visibilità nei motori di ricerca mondiali, quali, ad esempio, google, inserendo parole chiave specifiche molto gettonate: “accompagnatrici, squillo, escort, prostitute e, alcuni, per allargare la fascia di visibilità, aggiungono parole chiave più di richiamo – perché, in sintesi, è ciò che cerca l’uomo – “troia, hard-sex ecc.” per non lasciare vuoti alla fantasia maschile.
Questi portali, nel giro di pochi anni si sono moltiplicati e meglio strutturati per raccogliere proposte pubblicitarie delle professioniste, note con il termine – talora inappropriato – “escort o accompagnatrici”.
Molte di queste donne, non si limitano ad una sola pagina web, ma investono in siti diversi, dai nomi più fantasiosi, cosicché la spesa per ogni operatrice del settore varia da un minimo di 2000 fino a raggiungere i 30.000 euro annui.
Infatti la stessa professionista spesso compare su 6 o 7 siti differenti.
Il ritorno dell’investimento è assicurato grazie ad una grande visibilità su tutto il territorio nazionale ed europeo.
Per cui, dalla Sicilia al Trentino, dalla Val d’Aosta alla Sardegna, dalla Lombardia alla Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Olanda e cosi via, gli utenti interessati, possono selezionare la donna che desiderano incontrare.
Molte sono ormai perfette manager di se stesse e raggiungono, a richiesta, il cliente a domicilio, viaggiando lungo tutta la Penisola, previo pagamento del biglietto aereo prepagato, andata e ritorno, oltre alla tariffa che comprende il tempo impiegato per lo spostamento che può variare, a seconda della località da raggiungere fuori dalla sede di residenza, dalle 6 ore – viaggio e prestazione inclusa – alle 24 ore, salvo richieste per periodi più lunghi: viaggi di lavoro o di piacere.
In caso di spostamento, la richiesta media della escort, che nel gergo corrisponde ad accompagnatrice out call, ovvero, colei che si reca a destinazione, ammonta a 1000-4000 euro oltre le spese aeree. Il compenso è commisurato al tempo dedicato.
In anni più recenti, molte inserzioniste hanno esplorato un modo alternativo al viaggio su richiesta del singolo, organizzando dei veri e propri tour nella città destinataria dei loro servizi. Raccolgono tutte le richieste provenienti dalla medesima città, vi si recano trattenendosi mediamente 4 o 5 giorni e talora anche un’intera settimana.
Cosi, con periodicità programmata, coprono tutte le maggiori piazze italiane ed europee, dandone comunicazione sul proprio spazio pubblicitario.
Non tutte oltrepassano i confini nazionali, anche a causa della non padronanza della lingua straniera, ma un numero sempre maggiore di donne, oggi parla correntemente l’inglese, il francese e anche lo spagnolo. Di fatto, il problema estero non afferisce unicamente la lingua, quanto, piuttosto, difficoltà logistiche, e perché no, familiari.
In ogni caso, queste viaggiatrici-imprenditrici, pubblicizzano gli spostamenti mediante un calendario di date, tipo calendario eventi: “sono di base a Milano, ma dal 10 al 14 aprile sarò a Montecarlo; dal 15 al 20 sarò a Bari; dal 22 al 26 sarò a Catania …” poi, dopo una breve pausa nella città di residenza, riparte il tour: “dal 1 al 4 aprile sarò a Verona; dal 5 al 9 sarò a Bologna”; dal 15 al 25 sarò a Ginevra, o Parigi, o Londra “ e via di seguito.
In pratica, in ogni annuncio di ogni singola escort in tour (se è escort, altrimenti si chiama girl/loft), appare la città di “base”, in cui operano stabilmente, con un calendario dei vari spostamenti, di modo che, tutti gli interessati, conosciuti e potenziali dell’area geografica interessata, possano prenotarsi.
D’altra parte, gli appuntamenti in questo modo sono tanti, al punto che non tutte le richieste vengono esaudite.
Gli italiani interessati, che, stante le statistiche diffuse, superano i 9 milioni sono costantemente aggiornati, perché da casa o dal luogo di lavoro, sono quotidianamente collegati a questi siti.
Molte escort, hanno anche un sito proprio con tanto di book fotografico (spesso si tratta di foto artistiche molto belle e NON esplicite, anzi) ben curato, collegato al portale pubblicitario. Questo crea il cosiddetto indotto: lavoro anche per i fotografi, gli esperti correttori di fotografie per patinarle, renderle più appetibili. Ogni book fotografico costa mediamente 300-1500 euro, dipende dal professionista e dalle esigenze della diva del momento.
Poi necessita una location appropriata, che generalmente è un albergo prestigioso, di 4 o 5 stelle, con i costi conseguenti, mentre altre scelgono location esterne: parchi, laghi, mare, o altro panorama suggestivo, rimborsando gli oneri di trasferta al fotografo.
Realizzato il servizio fotografico e ultimate le operazioni di selezione e miglioramento dell’immagine, il book fotografico viene trasferito su CD che verrà inoltrato ai gestori dei siti che ospiteranno a pagamento l’annuncio.
Costo medio: servizio fotografico, più correttore bozze, più suite d’albergo: 1500-4500 euro.
Costo del canone annuo nei siti prescelti: 2000-8000 per ogni singolo sito. Mediamente 5 o 6 = 24.000-36.000 euro.
Trattasi quindi di vera organizzazione di lavoro autonomo. Un’impresa con costi e ricavi.
A questo punto, è opportuno fare delle distinzioni.
Come accennato sopra, le prostitute da anni non si definiscono più tali, preferiscono, collocarsi in sotto-categorie specifiche, a seconda della modalità del servizio offerto e del target prescelto.
- Street (stradali) e su queste non c’è niente da aggiungere a quanto già noto, detto e ridetto in numerose inchieste. Molte sfruttate, e diverse altre, libere e consapevoli. Ma questo è oggetto di un altro argomento.
- Girl o loft: donne che ospitano in un appartamento a ciò preposto da 4 a 10 clienti al giorno, per un tempo limitato. Normalmente vengono definite dagli uomini, donne conta-colpi, ovvero donne che espletano l’incarico sino al raggiungimento dell’orgasmo maschile e chiudono la sessione. Tempo oscillante dai 20 minuti ai 60, anche se alcune eccezioni offrono 2 ore del loro tempo, raddoppiando, naturalmente, il prezzo.
In questo caso le tariffe variano da 100 a 300 euro, a discrezione dell’operatrice, a nulla rilevando l’età o l’avvenenza. Ovviamente, coloro che concedono incontri di 2 ore, hanno una tariffa media di 300 euro.
La diversa scelta del tempo offerto, è motivata dalla disponibilità ad incontrare molti clienti in un giorno o dall’esigenza di limitarne il numero, operando un’implicita selezione. E così accade che se la “girl” dedica mediamente 2 ore a sessione, incontrerà 4 clienti al giorno. Per un totale giornaliero di 1200 euro.
Mentre chi lavora sulla quantità, offre un tempo massimo di un’ora, moltiplicato per numerosi clienti. Precisazione: sono girl anche le donne che si recano dal cliente (a casa o in albergo). L’escorting è un’altra cosa. - Escort. Termine più raffinato ed abusato, che indica accompagnatrice out call, ovvero colei che si reca a destinazione del richiedente e su questo s’è già detto. Ma qui è d’uopo una precisazione: quasi tutte le lavoratrici del sesso, oggi, si definiscono escort. È inesatto e fuorviante: non basta lavorare “out call” per essere escort, perché questa tipologia di sex-worker deve avere alcuni precisi requisiti.
Deve, detto in parole povere, saper gestire le diverse occasioni che le si prospettano. Dunque, avrà un livello culturale medio-alto, una indiscutibile signorilità, eleganza, capacità mimetica, deve con la sua eleganza e classe, apparire naturale (una compagna, un’amica, una collega… a seconda dell’esigenza del client) e non destare il minimo sospetto sulla reale natura del rapporto in essere con l’uomo che accompagna.
Lavora nella città di residenza senza tour, e viaggia a richiesta. Normalmente accetta di fare un solo incontro al giorno per un tempo più lungo, in genere una serata di 4 o più ore.
La sua tariffa varia a seconda della percezione che di sé ha l’attrice, dal successo ottenuto e da quanto è ambita: da 500 a 1500 euro.
Se la serata termina il mattino successivo, rapporto che viene definito overnight, la tariffa può variare dalle 800 alle 3500 euro. Ciò dipende dalla selezione che la donna vuole operare. - No-prof. Ultima (e in forte sviluppo) categoria, di cui si parla poco, è la cosiddetta “no-prof”, la quale assolutamente non accetta di definirsi prostituta, né mercenaria.
Anche in questo caso, trattasi di donna di qualunque età, che non desidera pubblicizzarsi o per paura d’essere riconosciuta, o per contenere le spese, o per astuzia, diciamo scelta strategica, e si affida al passaparola. Inizia con annunci su siti senza fotografie, molti dei quali gratuiti o poco costosi.
Si dichiara moglie o fidanzata trascurata, trasgressiva, con molta voglia di fare sesso spinto e con poca disponibilità di tempo.
All’origine, il successo delle “no-prof” era dato dall’economicità dell’operazione, perché il compenso richiesto era molto inferiore rispetto a quello delle colleghe professioniste.
Successivamente, scoperto il grande bacino di utenza, anche costoro si sono organizzate, tanto che alcune possono esigere 500-700 euro per la serata di 4 ore circa.
Sono non professioniste dichiarate, in primo luogo, perché hanno un’attività principale, e fanno figurare questa “trasgressione” come occasionale, un’opportunità che dà loro un reddito di poche (si fa per dire) migliaia di euro al mese.
In realtà, dietro a queste spiegazioni, si nascondono altre dimensioni, perché una grossa percentuale di queste no-prof, esercita con la stessa frequenza e regolarità delle colleghe esposte nei vari siti, ma con costi d’esercizio irrisori.
D’altra parte, astutamente hanno capito (e me lo hanno confessato) che agli uomini eccita molto l’idea di incontrare una donna “autenticamente trasgressiva” che tradisce il compagno “a sua insaputa”, cercando divertimenti al di fuori del rapporto di coppia; così come eccita l’idea che siano meno “usate” e meno “logore” delle colleghe.
Secondo una convinzione maschile per nulla suffragata da elementi concreti, ma basata soltanto sulle dichiarazioni rilasciate dalle loro fornitrici no-prof (e che agli uomini fa comodo accettare), queste donne si limitano a pochi incontri mensili e in cambio di un “regalino”.
Infatti, spesso, non chiedono compensi, bensì, un cadeau, regalo o contributo spese, poiché devono pagare l’affitto o le utenze domestiche o le spese mediche della madre malata, la nonna morta, la zia disabile o chissà quali altri oneri che possono inventare.
In altre parole, le non professioniste o lo fanno per arrotondare (anche se introitano mensilmente dai 3000 euro in su, o lo fanno per frustrazione, o per puro piacere sessuale che il partner non sa dare (questo è ciò che dichiarano), essendo loro, molto “molto focose”.
Trovo queste ultime (le no-prof, appunto) abili manipolatrici, specie di quei clienti fidelizzati (e ce ne sono molti), i quali si convincono di frequentare una donna “speciale, che non fa il mestiere e che davvero si trova in un periodo particolare della sua vita”.
Sapeste quante volte ho sentito dire: “la mia… è davvero una no-prof, anzi, sono stato fortunato che mi abbia scelto. Ho temuto persino che non accettasse l’incontro, perché è stato un caso che abbia messo l’annuncio”.
Ma saranno davvero convinti o sono semplicemente infingardi incapaci di accettare di pagare una prestazione sessuale? Si vergognano di se stessi?
Le ambitissime no-prof, ovvero, non professioniste sono donne rispettate nel contesto sociale e familiare. Ce ne sono di diverse categorie sociali: impiegate, giornaliste, consulenti, insegnanti, casalinghe e madri impeccabili, bancarie, del pubblico impiego… insomma, non ci sono preclusioni. La facciata è salva, ma, contribuiscono a non dare la misura del fenomeno: la quantificazione è impossibile.
Piccola nota: ovviamente ci sono donne che pur avendo un’attività regolare, si propongono come professioniste, con tanto di siti ed organizzazione professionale. In questo caso, sono escort (perché escludo operino come girl), e, probabilmente, di alto livello socio-culturale.
[Continua...]
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gen 19th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: I comportamenti tribali

settembre 2nd, 2008 at 11:24
Si scrive tanto su questo argomento, ma un’esposizione cosi’ precisa e’ la prima volta che la leggo.
Sapevo che la escort e’ una squillo costosa, ma assolutamente non sapevo che non tutte le squillo sono escort. Hai reso un bel servizio.
Chiaro, serio e credibile, sicuramente agevolata dalla conoscenza diretta ed interessante anche per un’analisi dei costumi e dei valori che cambiano.
Io non sapevo che ci fossero tante donne “rispettabili” con il secondo lavoro. Lasciassero almeno libero il primo, per favorire l’inserimento di persone disoccupate.
agosto 15th, 2008 at 04:16
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