Il viaggio

Dopo averci pensato e ripensato, riflettuto, sofferto, riconsiderato, mi fermo.

Sono arrivata a destinazione.
Il lungo viaggio – inizialmente attraente perché attraversavo luoghi e panorami mozzafiato, mentre assaporavo le prelibatezze dei luoghi in cui era naturale sostare per amare – sotto un sole splendente complice dei sospiri d’amore, si faceva via via inquietante, turbato da temporali, fulmini, tempeste e pioggia battente.
L’arcobaleno riportava il sereno, ma poco dopo, i fulmini e le saette rabbuiavano i viaggiatori.

Un viaggio che nel tratto finale era accompagnato da sonni inquieti e bruschi risvegli.
La fine del percorso si intuiva dal cartello di benvenuto nella località di destinazione, là dove termina il paese lasciato alle spalle.
Appena sul confine tra le due amene località, potevo decidere se acquistare un nuovo biglietto o scendere dal veicolo per fine corsa.
Acquistarne un altro per rivedere gli stessi viaggiatori, come se la loro compagnia mi desse sicurezza, come se di nuovi avventori mi impaurissi e ripartire per ripetere il viaggio con le medesime soste, con le medesime leccornie?

Questo può avere un senso per chi sa di non avere altre occasioni, sa di avere dei limiti a imbastire nuove relazioni o rivisitarne di passate con occhi diversi;
per chi sa di dover ripiegare sul compromesso di un amore inconsistente che deve dividere con altre.
Ma un itinerario identico a quello appena terminato non si addice ad un’avventuriera che rifugge la ripetitività delle cose, perché sa che non ci si bagna mai due volte nelle stesse acque.
Preferisco scendere, andar per mare e avventurarmi alla ricerca di un’isola affascinante piena di frutti succulenti. O magari priva di tutto, ma giusta per riflettere.

Scendo.
Mi incammino con una valigia dentro cui c’è una tutina grigia con una piccola scucitura sul petto sinistro, un simbolo di tartaruga verde infilata in un laccetto nero che un tempo mi mise addosso; una foto ritagliata da me per evidenziare gli occhi, quegli occhi tristi che guardavano oltre ciò che gli stava davanti.
Per degli occhi così, persi nell’universo, io posso amare perdutamente. E infine, il ricordo di mesi d’amore appassionato, felice, unico.

Scendo.
Mi ricompongo, alleggerisco la valigia dei pesi di domande senza risposta, o alcune risposte che sono fardelli perché non trovano conferme.
È vero che mi ama ancora come dice?
È vero che per quanto ci provi, non riesca a togliermi dal suo cuore?
È vero che fa l’amore con me mentre entra nel corpo di altre?
È vero, dunque, che non ho capito niente di lui?

Non sono abbastanza presuntuosa per rispondermi. Sono possibilista e non respingo le diverse ipotesi, ma la certezza non mi appartiene. Dice (proprio a me che la combatto) che mi sono fermata all’apparenza. Ma se fosse vero, la rappresentazione degli eventi, mi avrebbe allontanata da molto tempo. È evidente che non mi sono fermata all’apparenza, soffrendone, però, in prima persona.

Difficile scendere e staccarsi da un uomo che ami e che ti ama immensamente, dice. Un uomo innamorato che ti porta nel cuore, nel sangue, nella mente, anche quando è con altre, dice.
Difficile lo strappo, ma se il viaggio ripercorresse le stesse tappe, devo considerare anche le tempeste, le giornate uggiose, i fulmini a cielo aperto e le inquietudini, i sonni mancati, i sogni infranti.

Difficile ripartire se l’uomo che ami e che ti ama, dice, imbastisce contemporaneamente a te nuove relazioni e finisce poi con il fidanzarsi con un’altra. Fidanzamento che nega, adducendo che l’impegno annunciato in un social, non è significativo. Peraltro è da lì che l’ho dovuto apprendere, non dalle sue parole.
Ma per fidanzamento io intendo una relazione con una parvenza di ufficialità, tale per cui la persona con cui convivi part-time, frequenta normalmente la famiglia dello “sposo”, gli amici, ed entra a far parte delle sue abitudini.
Una donna che può avanzare pretese di fedeltà e di correttezza si sente garantita da una promessa anche solo implicita, un impegno. Impegno che lui non riconosce, dice, ma che è sicuramente sotteso al rapporto, per dare a lei il diritto di mettergli il laccio e recintargli il prato.

Certo, lui continuerebbe a dirmi che qualunque cosa lei gli chieda, resterà sempre legato a me e continuerà a pensarmi anche quando è con lei, in intimità con lei, in viaggio con lei, a cena con lei, dice.

Difficile ripartire se la donna, dopo l’impegno profuso, ha finalmente coronato il sogno di recintargli il prato verde e incolto, adoperandosi a estirpare l’erba che cresceva libera.
È difficile anche se è arrivata molto dopo di me ed è riuscita a insediarsi nella sua vita con dei mezzi affini a quelli di lui, cercando di distruggere attraverso strategiche critiche – di cui le donne sono maestre – le donne che fino a quel momento lui frequentava (?).
Una donna che odia le donne, secondo lui.
Una donna che lo spia e gli pianta scenate di gelosia se lui si collega virtualmente al sito dove ha conosciuto tutte le altre, lei compresa.
Ed è inquietante constatare come lui si lasci inquadrare, facendo le cose con attenzione, in modo che lei non lo scopra, arrivando persino a rinunciare a connettersi ad alcuni siti e chat perché lei ne viene a conoscenza mediante “amici” informatori.

Difficile accettare come un uomo che si dichiara libero, senza impegni, senza vincoli, accetti questo laccio, consapevole che la sua avanzata per conquistare altre donne è inarrestabile.
Credergli è una probabilità sempre più remota, anche quando dice che ripiega sulle altre perché non può costruire con la sua innamorata il progetto duraturo cui ambisce. Ripiega, dice, per disperazione, per non poter condividere con la donna amata tutti i giorni della sua vita.

Chi gli ha predetto il futuro ha sentenziato che sarà un eterno amante. Forse è l’unica verità al momento nota.

Difficile ripartire se la new entry non ha alcuna intenzione di mollare la sua conquista su cui ha tanto investito per contrastare la sua solitudine.

È normale scendere se mi rendo conto che per lei questa è un’occasione che potrebbe non ripetersi;
che per umana comprensione è generoso lasciarle l’ultima opportunità, che per me, invece, si ripresenterà.
È normale scendere per non essere di ostacolo, né attirare su di me l’odio e, oltretutto, rifiuto un rapporto clandestino, ma anche perché ripudio la lotta in amore.
L’amore non è lotta tra amanti. Non si lotta per mantenere l’amore. O c’è o non c’è.

Difficile riprendere il viaggio e difficile è scendere, però, se hai irrisolte alcune questioni…
e le domande inevase…

E le mie domande sono le più elementari:

“Racconti a lei le stesse cose che dici a me quando mi vedi, quando mi senti al telefono e mi spingi in un angolo o sul letto per far “l’amore con me”?
Dici e desideri le altre come quando mi racconti dettagliatamente tutto quello che mi faresti?
Dici alle altre – all’altra del momento – che ti appartiene, che è la tua femmina, la tua donna, tua e solo tua! E guai a chi la tocca?
Ami come ami me, restando ore dentro di me incapace di staccarti tu, e di farti uscire io?

Tu ti sei chiesto perché le donne si attaccano a te? Non hai mai supposto che rimangono stupefatte dal TUO attaccamento?
Ti sei mai chiesto se sei un amante innamorato piuttosto che un tombeur de femme? E ti stupisci se ricambiano il tuo amore?
Se sei un amante innamorato, sappi che molte donne ti si affezionano e restano “turbate” come dici tu, da questo! Si sentono amate in modo esclusivo…
Da questo, proprio questo, mio caro”.

Scendo.

Ma quanto è difficile se rivedo nella mia mente quegli occhi infelici. Se ripenso che i tuoi atteggiamenti tradiscono insoddisfazione.
È difficile sapere che un tempo non l’avevi perché amavi ed eri amato.
Sei cambiato quando ti sei perso nel mare di tante amanti, ma hai perso la gioia. Soddisfazioni magari sì, ma l’equilibrio interiore è andato e ti sei smarrito.

Questo ti rende instabile, nervoso, intrappolato da te stesso: non felice. E nell’inquietudine ti sei avviluppato su te stesso, riempiendo il tuo mondo di bugie. Menti anche a te stesso ormai… e non te ne rendi conto. Forse.

E non ti basteranno le risate fatte con gli amici e i brindisi felici, non ti basterà affondare ancora in corpi che non ami.
Perché tu sei nato per amare. Per questo accarezzi con l’anima ogni donna che penetri.
C’è calore in te, c’è passione, c’è ardore, c’è sentimento. Sei nato per amare, ma non ne sei più capace, adesso.

E allora scendo, perché se è difficile ripetere lo stesso viaggio, com’è difficile scendere, mi resta solo questa via.
Ti amo, non so se sono innamorata, ma ti amo ed è ciò che conta, adesso.

Per cui, per amore vero, puro e quindi non possessivo, scendo e andrò verso l’angolo dietro il quale ci sarà qualcosa, qualcuno, uno dei tanti che ti turbano.
Non so cosa e non lo voglio sapere, preferisco ancora una volta farmi sorprendere.
È la mia vita, non la posso cambiare.





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feb 15th, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Lettere

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