Il regalo
Racconto di una escort
Successe in dicembre. Mi aveva contattato tramite un forum di puttanieri, aveva sentito parlare di xxxxxxx, questa escort così umana e così capace di fare l’amante a pagamento senza farti sentire un bancomat, e, attribuendomi un potere salvifico e taumaturgico, aveva iniziato a scrivermi. Voleva farsi il regalo di Natale.
La sua scrittura era autoreferenziale.. qualunque cosa io gli rispondessi non faceva differenza alcuna: seguiva un suo monologo interiore, in cui io apparivo sullo sfondo come desiderio proiettivo e fantasmatico.. Altrettanto onanistici i suoi sms, scandenti con precisione orologistica i ritmi della sua vita quotidiana: “ora vado a fare jogging”, “stasera vado al cinema con mia moglie”.. nulla che riguardasse la nostra interazione umana. Solo lui, sempre lui. Ero diventata da circa due mesi il suo diario: mi relazionava ad orari prefissati la sua giornata esteriore ed interiore; tuttavia, io non esistevo, esisteva solo il suo Io ipertrofico ed invadente.
Non volevo incontrarlo, la sua chiusura psicologica mi turbava, ma mi pregò di farlo. Avvertii nel complesso delle sue nevrosi, che la freddezza tecnologica amplificava piuttosto che attenuare, sofferenza e bisogno di GFE, e, alla fine, accettai.
Il giorno dell’incontro mi feci trovare in jeans e maglietta e poco truccata. Volevo dargli l’idea di un primo appuntamento con una ragazza rimorchiata per la strada, perchè la mia semplicità lo rilassasse.. Appena entrato, lo abbracciai: a mio modo ero emozionata, e stavo lì, in attesa del suo desiderio…
Con fare tiepido, mi staccò le braccia dal corpo, si mise un po’ distante e mi disse: “ed ecco la famosa xxxxxxx, fatti vedere.. girati un pò… Perchè in jeans? Avrei voluto in talleuir, magari in gessato. Così sembri una ragazzetta qualunque.”.
Cominciai ad irrigidirmi, sentendomi reificata, e a perdere in spontaneità. Con quella sua uscita inopportuna, mi aveva smorzato una parte dell’entusiasmo.. Tuttavia, con professionalità e pazienza, lo abbracciai gattina e lo baciai anche, con tutta la dolcezza di cui ero capace. Era un pezzo di legno nelle mie mani, del tutto inerte. Sapevo della sua paura di non essere più uomo, sapevo che soffriva della sua impotenza, e cercavo di evitargli disagio con la mia affettività..
Niente di più sbagliato.. questo mio atteggiamento dovette, al contrario, umiliarlo e penso che da questa umiliazione gli nacque il bisogno di offendermi. Con fare maldestro mi spogliò e mi stese sul letto, nuda, spalancandomi le gambe con un gesto netto.. Poì tirò giù solo la lampo dei pantaloni, da cui estrasse un’attività genitale inesistente. Ovvio, ai suoi occhi, che la colpa fosse mia. Avrei dovuto essere io, la Circe, quella capace di resuscitare i morti.. ma il suo fare aggressivo mi impauriva ed io evitavo, per scelta, qualunque gesto che potesse contrariarlo. Ero immobile, del tutto passiva, a gambe spalancate sul letto.
Con lui di fronte, totalmente vestito, in giacca e cravatta, con la sola lampo dei pantaloni sbottonata ed un pezzo di carne floscia che gli pendeva dal pube. Fisicamente e psicologicamente impotente, irato per quella che viveva come mia inettitudine oltre che come mancanza di professionalità, continuava ad insistere nel suo malcelato disprezzo: “certo che tu sei una gran furba: hai saputo creare un personaggio da favola: xxxxxxx, la mitica pantera, psicologa ed intellettuale, ghiaccio bollente.. a vederti non sei neanche questo granchè, ma intelligente lo sei, indubbiamente.”
Al pensiero che uno che esordisse così poteva continuare anche peggio, alzai il busto di scatto e gli dissi: “Per favore, vattene. Abbiamo scherzato, ok? Non ti eccito. E’ tutta colpa mia. Ma và via, ora”.
“Noo, non vado via!! Sono mesi che ti sto appresso!!”
L’urlo mi bloccò, muta, a guardarlo. Ricominciò a parlare come se nulla fosse accaduto con voce stranamente dolce: “allora, piccola, siamo d’accordo: FK e BBJ senza problemi, no? questo il certificato—tirò fuori dalla giacca un pezzo di carta e me lo sventolò sotto il naso—anal scoperto mi andrebbe se riesci a farmelo venire duro.. a proposito, ora che hai visto le analisi, quanto mi costa un CIM?” Io sempre zitta. Continuava a scrutarmi con sguardo da compratore: “però, belle tette, che occhi profondi che hai, e, a guardarti bene, hai anche belle labbra,. Aspè.. girati un po’” Mi girò di peso a pancia sotto, facendo leva sul mio braccio.. “Culo sodo, cosce lunghe, … e.. belle queste mani! Sono fra le mani più belle che io abbia mai visto.. ci si vive come manista professionista, lo sai? Ci hai mai pensato?”
..mi sentivo sempre più al mercato delle vacche, inadeguata.ad affrontare quella complessità psicologica ed avrei pagato lui, perchè se ne andasse. . Con decisione gli dissi: “và via ora, non ti piaccio, non ti servo, ti offro una birra, magari parliamo e poi te ne vai.” Quindi, mi divincolai dalla sua stretta, mi alzai, raccolsi i miei abiti in terra ed andai in bagno, per rivestirmi.. Mi raggiunse rapido, impedendomi di chiudere la porta. “ Non fare la bambina”- mi disse, lamentoso-“ aspetta.” In un attimo, si spogliò tutto, lasciando cadere gli abiti nella vasca da bagno.
E d’un lampo capii la genesi di quella miscela esplosiva di aggressività, paura, bisogno e dolcezza. Sotto la giacca ampia, sotto la camicia di seta, sotto quei 190 centimetri di altezza e quegli enormi occhi azzurri e quella bocca così ben disegnata, un corpo deforme. Sembrava un papero. Spalle strette e striminzite, busto scheletrico, gli si contavano le costole, fino allo stomaco; da lì partiva una pancia gonfia che si allargava a dismisura, come un otre, su fianchi taglia 60, e poggiava a stento su due gambette sottili che sembrava quasi si spezzassero.. Un corpo informe sotto un viso bellissimo.
Il mio cervello andava all’impazzata allo stesso ritmo del mio cuore.. pensavo in fretta, non riuscivo a sentire cosa mi suggerisse l’istinto, mi sentivo come ipnotizzata pensavo, analizzavo in fretta: “ecco perchè…come si può convivere con questo viso angelico e questo corpo da storpio?: Come ci si definisce: bello? mostruoso? Come ci si sente? Come uno che può andare in giro solo vestito? Che può fare l’amore solo in pantaloni con la patta sbottonata? forse che la parte alta del corpo, il cervello, la testa, non cominci a disprezzare quella bassa, e crei uno stato di perenne conflitto nell’anima che abita quel corpo?
“Toccati”, mi disse arrabbiato per quello che leggeva nei miei occhi. “No”, risposi. Con forza, mi trascinò fuori dal bagno tirandomi per un braccio, mi scaraventò nuovamente sul letto e mi si buttò addosso bloccandomi le braccia con le ginocchia.. Con il pene ad un centimetro dalla mia faccia, cominciò a masturbarsi..io chiusi gli occhi e lui mi si avvicinò alle orecchie, sussurrandomi.. :”non fare quella faccia, brutta troia, fà la faccia della puttana che sei.. Apri gli occhi e tira fuori la lingua..” Mi veniva da piangere..
E poi, ancora, a modo di preghiera:“Dai, ti prego, non essere così cattiva con me, tira fuori la lingua, fà la faccia da porca”. Godeva di quella che interpretava come mia crudeltà, e, mentre mi implorava, cominciava a guadagnare un’erezione.. Decisi, come gesto risolutivo, di sintonizzarmi sul suo bisogno: “Continua così”- gli dissi, scandendo ogni parola -“non perdere questa cazzo di erezione, perchè me lo voglio sentire in fica, e nel culo questo palo che hai in mezzo alle gambe”.. Continuai, era la strada giusta “Dai, menatelo, così, eccolo.. lo vedi? Dai, ti voglio duro, ti voglio pieno di sborra, ti voglio bere fino all’ultima goccia.. Muoviti e non fare il bambino!” Lui, ansimante e rosso in viso: “Dai, piccola, ancora”. “ Non è abbastanza duro, sei cattivo e non servi a nulla, non è abbastanza duro per far godere anche me!” Urlando, mi alzai di scatto e lo schiaffeggiai.
Godette di schianto, buttandomisi addosso con un singhiozzo sordo ed una quantità incredibile di sperma.. Ero sfinita..
Dopo qualche minuto di silenzio, si alzò dal mio corpo. Con un fare da bambino piccolo con la mamma mi disse che non voleva sporcare nulla. Tenendosi il pene stretto in mano, andò in bagno a lavarsi. Tornò dopo qualche minuto, completamente rivestito. Era di nuovo un gran bell’uomo.
Dal letto, lo guardavo inebetita. Aveva esordito mesi prima, scrivendomi che era un uomo buono e disperato. Io ora non lo vedevo nè buono nè cattivo, semplicemente non lo vedevo umano. Non mi aveva riconosciuto come essere umano e non si riconosceva come tale. Era come un dissennato della sagra di Harry Potter, quelli che quando vanno via lasciano sgomento, vuoto e disperazione. Rivestito con cura, lisciando ogni piega del suo abito buono, mi chiese l’entità del mio regalo. Gli risposi che non intendevo parlarne. Lui di rimando insistette nel dirmi che non ne conosceva l’entità. Io gli risposi che per quello che mi aveva fatto non esisteva compenso. Non volevo il suo denaro. Se ne uscì dall’appartamento dicendo che si sarebbe informato del mio tariffario sul forum, ma mi fece notare che non potevo essere esigente perchè con lui, non avevo fatto praticamente nulla.
Io speravo solo che il suo denaro non mi arrivasse mai.
E così è stato. E lo ringrazio, almeno di questo sento di doverlo ringraziare, di non avermelo inviato per posta.
Scritto da Alice
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apr 16th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna
