Il paese delle meraviglie

Del mio processo di annientamento ti avevo già parlato, ma meglio di me potevano narrartelo le mie pagine scritte con inchiostro e sangue.
Non dovevo aggiungere molto altro, perché, in fondo, l’elaborazione del lutto stava giungendo a compimento.
Da tre anni, avevo rimesso a posto i miei archivi e stavo procedendo verso un vero riordino, foriero di equilibrio e di serenità. Il mio momento di stasi era in piena manifestazione e nessuna tentazione, in quel momento, poteva deviare il mio cammino.

Durante le varie tappe del mio passato percorso, avevo non solo visto scorci di quei paesi che a mano a mano raggiungevo: avevo voluto visitarli, addentrarmi nelle viscere di ognuno per poterli conoscere e vivere.
Ma come ogni fase della mia vita, poiché la vivo con intensità, anche questa aveva raggiunto il culmine.

C’era però un paesaggio suggestivo che non avevo visitato. Romantico, sentimentale, pieno d’amore.
Se fino ad allora avevo visto con gli occhi curiosi ma perplessi le diverse località,
mi ero rifiutata di visitare il paese delle meraviglie. Mi sembrava una favola poco attraente per me.
Tuttavia, se è vero che ho imparato a non dire “mai”, doveva essere vero che quel paesaggio prima o poi lo avrei esplorato.

Me lo presentasti tu, proponendomi tutti gli scorci più emozionati, affascinanti, struggenti.
Mi lasciai prendere la mano, anche se spesso mi irrigidivo. Mi impensieriva entrare in quei luoghi misteriosi e irrazionali, dove, se solo ti lasci andare, non sai dove potrai arrivare.
Cominciasti a mostrarmi la parte esterna, per farmi ammirare il panorama dapprima solo con gli occhi, affinché non mi ubriacassi subito del magico vino dell’amore: non potevo inebriarmi all’intensità dei suoi effluvi, non potevo sentire il rumore del mare né la brezza che accarezza e fa fremere la pelle, senza preparazione.
La tua delicatezza è stata tale da condurmi gradualmente nel cuore del paese delle favole.
A volte stringevo la tua mano. Altre, la staccavo e tu pazientemente arginavi con estrema dolcezza le mie preoccupazioni.

La tua perseveranza e la tua dolcezza fuori dal comune, mi sorpresero e mi trasmisero una sensazione sconosciuta.
In fondo non impiegasti un tempo lungo per conquistare il mio cuore, perché due mesi non sono tanti, ma aprire la porta del cuore richiese impegno, costanza, amore, tenerezza.
Però, più ti osservavo, più ascoltavo le parole del tuo cuore, più mi impensierivo e imparando ad amarti – amarti veramente però – mi rendevo conto che per amore, solo per amore, si può fare una rinuncia importante. Non c’è egoismo in amore e tu meritavi molto più di me, dicevo.

Ti pregai di allontanarti, di rinunciare a me perché volevo che tu volassi alto alto, come il tuo bellissimo cuore meritava.
Un cuore innamorato e dolce come il tuo, deve incontrare un grande amore da vivere senza ostacoli.
Eri bello, bellissimo. Avevi un’anima straordinariamente bella. Come potevo pensare anche solo per un minuto di lasciarti soffrire?
Un uomo che ama come ami tu, dicevo, sa dare alla sua donna tutto ciò di cui lei ha bisogno…

Per amore, solo per amore, volevo ostacolare l’inizio della splendida avventura.
Solo per amore ti si dovrebbe lasciare andare, perché tu possa vedere e seguire altri voli, andando oltre il mio.

Poi… mi sono lasciata andare.
Con grande stupore ho accolto questa nuova condizione, che spettacolo suggestivo.
Chi me lo potrà portare via?
Nessuno. Ciò che ho visto e sentito si è sigillato in me, come quando ti chiedevo di lasciarmi il segno indelebile, marchiandomi dentro e fuori.

Alice non sapeva.

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gen 31st, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Lettere

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One Response to “Il paese delle meraviglie”

  1. 1
    Renny Says:

    Bella, delicata. Dopo l’esordio che sembrava portare da un’altra parte, sei entrata nel ritmo del racconto con un tocco raffinato. E mi piace molto l’uso della metafora per rappresentare le meraviglie dell’amore.
    Purtroppo nessuna mi ha mai scritto parole così dolci e velate di malinconia mentre decanti e celebri il suo amore da cui emerge con forza anche il tuo, un pò come fossi in ombra, ma che si sente come il sottofondo struggente di un film.
    Non so se sia vera o un esercizio stilistico ma mi complimento con te.
    Dove posso contattarti?

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