Il gioco delle tre carte
Il gioco delle tre carte
È nel mio destino.
Io non devo temere un’altra donna, ma due!
Due fisse, più eventuali variabili.
Quando ho conosciuto Joe, era single, ma sapevo che aveva altre due relazioni, sempre a distanza, di quale portata sentimentale non so. Ma le aveva.
In verità, non mi aveva nascosto nulla. Io ero la terza in ordine di apparizione.
Ma il problema non si poneva. Ciascuno aveva il proprio obiettivo, anche se il suo era diverso dal mio.
Lui non aveva nascosto che la finalità del nostro eventuale incontro, sarebbe stata una bella serata di sesso.
A differenza di lui, però, io non avevo svelato il mio gioco. Era più subdolo… allora credevo di poter giocare.
Cosa rimproverargli? Nulla, era stato chiaro, così come vorrei fossero tutti gli uomini. A noi la decisione se accettare o meno. Senza inganni, senza tradimenti, senza aspettative.
Il bello è che dichiarava che l’amicizia non gli interessava. Insomma, lui chattava per rimorchiare, e anche, e perché no, per dialogare con le sue amanti.
Senza trucco e senza inganno. Non un prestigiatore, ma un uomo schietto.
Prendere o lasciare.
Come e perché ho deciso di incontrarlo, l’ho già raccontato.
Il mio disegno è andato in fumo all’alba di quella notte.
E da quel momento, niente è più stato come prima.
Una rivoluzione totale, imprevedibile, sconquassante, con esiti devastanti.
C’erano le altre due donne e io non volevo essere la terza arrivata… eppure lo ero.
Gli piacevo, lo so. La sua casa profumava dei nostri desideri. Una mia telefonata che gli comunicava il mio arrivo in città, lo eccitava, come disse una volta: “la chiamata è arrivata alle parti basse”.
Una storia così furiosamente appassionante, non l’avevo preventivata.
Dio se mi piaceva far l’amore con lui. Ero preda del folle desiderio… una storia così, non è ripetibile per l’intensità con cui l’ho vissuta.
Ho fatto di tutto per restare l’unica, ma due anni dopo, ho rinunciando definitivamente alla mia bizzarra idea di scalzarle. Tre meno una, tornavano ad essere due. Il condominio non mi affascina. Preferisco l’isola sperduta.
E ancora, dopo anni da quel terremoto devastante, mi ritrovo in una situazione analoga: altre due donne, più varie ed eventuali.
Sia mai che all’uomo manchi l’occasione di avere delle avventure.
Tre, dunque. Ma stavolta, è musica pop, tanto rumore, poco suono. Stavolta non ho visto il vetro trasparente e ci sono andata a sbattere scioccamente.
Joe non mi ha tradita: tutto quello che ho fatto, le ferite, il dolore me lo sono procurato con le mie mani, allo scopo di conquistarlo… e non ne ero neppure innamorata. Pazzesco dove la mente umana può arrivare. Incredibile!
Era una sfida… che mi ha sconquassata, ma che non ho giocato fino in fondo, per la mia maledetta attidudine a uscire di scena… con gli uomini, non ne vale la pena.
Stavolta invece, mi sono lasciata cullare dal sentimento, di cui ancora mi sfugge la portata. Una sorta di abbandono al batticuore, dopo tante esitazioni, paure. Ho anche cercato di allontanarlo con mezzi che – come sempre – danneggiano me. Sono un’esperta autolesionista. Metto in moto tutte le strategie per rifuggire l’amore… soprattutto dell’uomo. Non voglio essere amata. Non voglio sentirmi dire parole d’amore, che sono note stonate sulla bocca di troppa gente.
Mi sono abbandonata, dicevo, al brivido del sentimento, quello ostentato in tutti i modi. Quello da cui sono sempre scappata. Era dolce, era nuovo, fresco, sincero: una culla tappezzata di petali profumati.
Ma rifuggo la competizione. L’amore se c’è c’è, non ci sono ma, non ci sono se.
È durato il tempo di una passeggiata.
Non so se io o se lui, alla fine della camminata, avevamo il fiatone.
Con Joe il gioco era diverso, era al massacro. Tutto cerebrale, una guerra di nervi che ha scatenato l’inferno di armi da fuoco contro di me.
Di nuovo in tre. Che strano il mio destino. È che stavolta non lo sapevo.
Non lo sapeva neppure lui, a dire il vero.
Ed era sincero, perché dedicava troppo tempo a me. 5, 6 ore al giorno di telefonate, complessivamente. Dall’alba a notte fonda.
“Sono innamorato di te, e non mi importa che tu non possa garantirmi un futuro. Ci vedremo quando potremo, foss’anche una volta a bimestre.
Amore ti amo come non ho mai amato. Amore sei entrata nel mio cuore e lì resterai per sempre.
Ti amo tanto, immensamente. Sei straordinaria, unica. Se vieni a vivere con me, ci sarai solo tu.
Voglio te, solo te… “
Uhmmm, vuoi me, ma siamo in tre…
più varie ed eventuali.
Ma io con una storia devastante come quella con Joe, non ci sto. Troppo tardi, ho già dato. Per cui non ho riserve.
Let it be.
Non sono tagliata per l’amore. In effetti, mi sto chiedendo se io possa amare completamente un uomo, al di fuori di N. l’unico finora. Lui sì, l’ho amato con il cuore, con la testa, con il corpo, con la vita, i progetti, i sogni, la tenerezza, la pazienza, il calore. Amante, madre, figlia, sorella, complice… ecco, complice in tutto.
Questo è amore, io lo conosco, e così non ho mai più amato, posto che quel sentimento si sia mai sopito.
E allora quei pochi che sono seguiti? Era amore col corpo, con la voglia disperata di darmi, di innamorarmi, di perdere la testa… Ma non è cosa per me.
Sono i miei due emisferi interfacciati, l’autoswich che si mette in moto e ostacola la prosecuzione di qualsiasi rapporto.
Qualcuno si autoconvince che possa essere amato da me, e forse per un breve periodo
lo credo anche io, ma dura il tempo di una passeggiata nella passione.
L’idea di sentirlo tutto mio mi avvicina, mi intenerisce, mi scalda il cuore… ma è un’idea effimera, semmai ciò accadesse, sarei comunque lontana.
Una donna innamorata e lontana, presente con il corpo, ma lontana con la testa, sempre.
Sono rassegnata a non essere di nessuno. Nessuno può avermi, se non affondando il corpo dentro me.
Dicono di me…
che mi do con tutta me stessa… dicono…
ma non mi do mai completamente. Io sono mia, e nemmeno. Sono di un’altra entità, sfuggente, sempre in fuga, anche quando sono presente.
Figuriamoci poi se devo vivere una storia in condominio, con altre donne. Impossibile, il freddo del mio cuore si espanderebbe nell’aria.
Meglio lasciarmi perdere… io sono una e tante, vicina, toccabile, raggiungibile, afferrabile ma con il corpo sempre pronto a voltarsi…
Non sono di questa terra. Posso solo dare tutta la mia intensità: chiudo gli occhi e faccio l’amore… non so con chi, forse con me – come dice Marina – chiunque ci sia.
E tu amico, segui il tuo cuore, più che altro, l’istinto. Io non ho talento per il gioco delle tre carte, non ne sono attratta. Non mi convince.
E poi, non mi piace giocare, io faccio sul serio… qualunque cosa, perché sono una dannata passionale. Per questo, preferisco seguire ciò che amo: i miei sogni, nei quali però non sono presenti gli uomini. Mi innamoro appassionatamente dei sogni, li coltivo, li realizzo, li cavalco… mi trasformo… e la metamorfosi si compie. Poi magari mi schianto, ma ho vissuto.
Gli uomini no, non sono in grado di farmi sognare e volare.
Sol per questo, non ho concorrenti. A loro gli uomini, anche quelli che sono stati miei per un breve periodo… a me i sogni, quelli impossibili. Le sfide, le guerre… che… da battagliera qual sono, non ho ancora perso.
Tanto ti dovevo, cherì.
