Il gigolò e il tunnel
“L’intensità dell’arrendevolezza e conseguente sudditanza è una testimonianza viva della necessità che alcune parti della nostra personalità hanno di emergere ed esprimersi. La resa è il processo di dissoluzione controllata di legami che ci imprigionano”.
Gigolò e club privè
Dopo quella serata, e nonostante i miei propositi, io e Luca, il gigolò, iniziammo a frequentarci con regolarità. Si era instaurata una sorta di sfida fra i due uomini: il gigolò e il mio amante. Luca era sicuro che avrebbe scalzato l’uomo che occupava tutti i miei pensieri. Aveva scommesso che entro l’autunno l’avrei rimosso, mentre Joe rideva: sapeva che avevo un rapporto ambiguo con un gigolò che ormai da tempo avevo cessato di pagare e che, anzi, mi invitava a cena facendosi carico di tutte le spese. Era (ed è) un amico.
Per questo progetto condotto con pazienza, Luca telefonava ogni giorno, sincerandosi del mio stato d’animo, attento a cogliere attraverso i miei toni e i miei respiri ogni eventuale sfumatura che gli desse lo spunto per dirmi che intuiva il mio malessere.
Cosa c’è cucciola? Cos’hai che non va?
“Nulla” rispondevo io.
Lo sai che ti capisco bene e percepisco i tuoi malesseri.
Era vero, non stavo bene, ma non ci voleva un genio per accorgersene. Sarà per quel bisogno disperato di aiuto che accettavo da Luca una qualunque banalità. Diceva di volermi far diventare padrona delle mie scelte
Devi smetterla di farti scegliere, tu devi scegliere!
cercando così di creare una “dipendenza” da lui. Ne ero cosciente ma non opponevo resistenza.
Smisi di pagarlo dopo il secondo incontro:
A dire il vero, per quel secondo incontro, mi aveva chiesto solo un contributo, corrispondente ad una ricarica telefonica, che io feci, naturalmente. Ma non capivo perché volesse stare dentro la mia vita, organizzarla e gestire anche i miei desideri inespressi facendosi al contempo pagare. Era un’amicizia ambigua. Per questo, prima del terzo incontro, da lui fortemente voluto, gli dissi
Luca, ascoltami, io non sono una ricca signora in cerca di palpitanti avventure, né in cerca di giovani baldanzosi, né ho bisogno di un escort gigolò.
Io voglio solo uscire da questa condizione di dipendenza. Sai che sono disperatamente attratta da Joe, e sai anche perché ti avevo contattato. Tu sei un uomo brillante, disponibile, intrigante, che mi sa stare vicino anche nei momenti più bui, ma non posso permettermi questi esborsi e perciò devo rinunciare alla tua amicizia.
E poi perché pagare un gigolò per scopare, quando avevo uno stuolo di uomini pronti a raggiungermi ad un solo mio cenno. Già, ma io non volevo questo, non mi interessavano altri uomini, anzi, li allontanavo. Volevo solo lui, Joe... sempre e solo Joe… disperatamente Joe. Luca però, dopo il mio discorso, cambiò linea e mostrandosi meravigliato e parzialmente risentito, mi disse che non avevo capito nulla di lui e della sua incondizionata amicizia. Mantenne il contatto intensificando anche le telefonate.
Talora, le conversazioni andavano dove lui voleva e non nascondo che spesso mi lasciavo trasportare, abbandonandomi al suo gioco erotico. La mia mano scivolava fra le gambe e insieme ci masturbavamo al telefono, mentre lui descriveva la scena che mi vedeva protagonista. Io non parlavo, era lui a farlo cercando di intercettare le mie fantasia. Sentiva che cominciavo a fidarmi di lui, così il suo paziente lavoro poteva cominciare a raccogliere qualche risultato.
Amava sorprendermi e spesso veniva a prendermi con la sua moto per fare un giro disinteressato per la città, senza null’altro. Questo serviva a rassicurarmi. Quando percepiva la mia riluttanza, si offendeva e reagiva come un martire non compreso nella sua grande disponibilità, ma dopo un giorno di silenzio ritornava alla carica.
Verso l’estate, decise di organizzare una serata party con me e due suoi fidati amici di cui tesseva le lodi, ma io rifiutai… Ci riprovò dopo un paio di settimane nuovamente senza successo. Era certo che avrei apprezzato la sua proposta, convinto che questo corrispondesse ai miei desideri repressi.
Falliti questi tentativi mutò strategia e iniziò a propormi una serata in un locale di scambisti. Rifiutai senza esitazione, non ne ero attratta e nemmeno incuriosita. A nulla servivano le sue descrizioni: ero riluttante. Giunti però all’autunno, stanca di tanta insistenza, decisi di accettare, forse per sfinimento, al solo scopo di provargli che si sbagliava e che non ero il tipo da lui immaginato adatta a questi ambienti. Mi preparai seguendo parzialmente le sue istruzioni, mi disse: “vestiti da troia”. Io feci di testa mia, indossando qualcosa di seducente e ardito ma per nulla “troiesco”.
La mia prima volta al club privè con il gigolò
Raggiungemmo il locale verso le 23:00. L’ambiente che era solito frequentare era effettivamente soft, discreto, non ostentava situazioni eclatanti. Tutto era velato: una bella reception, un’ampia sala ristorante, un bar, una zona con piano bar. Coppie e singoli normalmente vestiti, salvo poche donne particolarmente provocanti. Una discoteca assordante e vari salottini dove si avviavano – se desiderato – i primi approcci fra coppie.
Anche se l’ambiente non era volgare, ero impaurita e fortemente a disagio, per cui per tutta la sera restai attaccata a Luca stringendogli forte la mano ed evitando accuratamente di incrociare gli sguardi dei presenti per non alimentare speranze. Sentivo i loro occhi puntati addosso, mi sentivo come su una bancarella … esposta, mi sentivo spogliata. 
Sentivo il loro desiderio e mi stringevo le spalle come per chiudermi allo sguardo.
Luca mi portava su e giù, avanti e indietro, fingendo di voler far due passi per il locale, ma forse sperando che qualche situazione prima o poi mi avrebbe intrigata. Il locale era frequentato prevalentemente da clienti fissi e io quella sera rappresentavo la novità da esibire con fierezza.
Lo seguivo in silenzio, mano nella mano, senza alzare la testa e quasi con gli occhi chiusi. Spesso lui sostava sulla soglia di qualche camera e io, ignara del gioco, mi rifugiavo fra le sue braccia, negandomi alla vista degli altri.
Dopo qualche ora, uno strano movimento cambiò le cose. Ero appoggiata alla parete antistante una camera, lui davanti mi avvolgeva, come per proteggermi – così credevo – ma, all’improvviso cominciò ad accarezzarmi e baciarmi sul collo. La mia ingenuità, mi impedì di comprendere che quei gesti erano, in realtà, funzionali ad un gioco che si stava avviando con un’altra coppia; così mi impigliai nella rete dell’esperto Luca, lasciandomi trasportare dalle vibrazioni di quei baci. Piano, piano la donna dell’altra coppia si insinuò e si unì a Luca per baciarmi. Prima che me ne rendessi conto, eravamo entrati nella camera e quasi contemporaneamente ci trovammo tutti e quattro sul grande letto rotondo.
L’uomo dell’altra coppia si rivelò una sorpresa. Era molto intraprendente, persino affascinante e decisamente erotico, mi piaceva, e tanto pure! La moglie, piuttosto spigliata, sicuramente abituata a questi ambienti, era altrettanto accattivante. Ci baciavamo, ci accarezzavamo come due complici divertite ed eccitate dalla prestanza dei due uomini. A lui mi sono data spudoratamente, come fosse un amante, fino a farmi male. Se ne accorse Luca, credo dalla mia espressione contratta. È vero, mi piaceva tantissimo fare sesso con quell’uomo, ma essendo portentoso, la penetrazione anale mi dava un po’ di sofferenza.
Luca, che come sempre non mi perdeva di vista, lo redarguì, invitandolo a smettere e questi, a onor del vero, si ritrasse immediatamente. Luca sapeva bene che io non avrei parlato, che per mia indole so stringere i denti e sopportare anche il dolore, quando c’è… se c’è. Lo sconosciuto avvertiva però la mia disponibilità e riprese ad accarezzarmi per poi prendermi nel posto più naturale, scopandomi con tutta l’intensità che il feeling consentiva.
Non avrei mai immaginato di poter godere del sesso e raggiungere orgasmi multipli in ambienti di questo tipo, più assimilabili ad un fast food, data la rapidità con cui si consumano. Mi ero sbagliata un’altra volta. La sorpresa fu tale che non passò inosservata a Luca, il quale, non perse l’occasione per riproporre, la settimana successiva, un’altra serata del genere.
È probabile che accettai il reiterato invito, con la segreta speranza di ritrovare quella coppia – lui in particolare – che invece non incontrammo e siccome il club non era esattamente ciò che cercavo, restai tutta la sera rigidamente passiva al seguito di Luca e con le stesse, identiche paure della prima volta.
Esasperato, ad un certo punto mi prese e mi portò in una camera, mi spinse dentro, mentre una coda di uomini si era addossata interpretando quel gesto come l’ora della “festa aperta”. Ma no, fortunatamente e con mio sollievo non era così. Luca non avrebbe mai forzato la mano senza il mio pieno consenso. Mi spinse dentro e rabbiosamente chiuse a chiave, lasciando i disillusi uomini con la porta in faccia. Ero con le spalle appoggiate al muro e lui davanti a me furioso e spazientito
Krì, basta, la devi finire di avere paura! Sei sempre lì che mi stringi la mano ogni due passi e mi fai venire un brivido perché penso che forse stai segnalando un pericolo. Macché, tu stringi perché non vuoi essere guardata
Era imbestialito, seccato, persino risentito per la mia paura ingiustificata che dimostrava scarsa fiducia in lui.
Ebbene sappilo una volta per tutte: qui è così, funziona così, guardano! Sì, guardano, e allora? Te l’avevo detto che t’avrebbero divorata con gli occhi ma non ti stanno toccando, non ti fanno niente perché finché ci sono io con te, tu non hai niente da temere.
Poi, uscendo dalla stanza, mentre ci accerchiavano di nuovo sperando in una mia “concessione”, Luca che non guardava più in faccia nessuno, aggiunse
vuoi sapere una cosa? Tu non ci sei portata per i club, hai capito?”
Io lo guardavo incredula, stava delirando? Era il colmo che proprio lui traesse queste conclusioni. Erano mesi che glielo dicevo. Ma l’importante era che l’avesse capito. Alle 3 del mattino finalmente rientrammo a casa. Lui era talmente arrabbiato che mi ignorò per il resto della notte. Sorrido ora al ricordo delle sue parole
Sono talmente alterato dal tuo comportamento, dalle tue sciocche paure che stanotte, nemmeno la Ferilli me lo farebbe rizzare.
A volte sapeva essere molto duro, ma io, al contrario di lui, ero soddisfatta dell’esito della serata. Mi sembrava fosse finalmente chiaro il mio disagio rispetto a quell’ambiente e mi convinsi che non ne avremmo mai più parlato. Mi sbagliavo un’altra volta. Ormai Luca aveva trovato la chiave e non si sarebbe più arreso di fronte alle mie ostilità. Lasciò passare un mesetto e tornò alla carica, finché una sera, una sera molto particolare, in cui disperata credetti d’essere stata scaricata dal mio “amante”, Luca riscosse il suo “credito”.
Oh, era ora, meno male che t’ha scaricata lui, perché se fosse dipeso da te, col fischio! Tu ti saresti fatta pure spegnere le cicche su una mano pur di farti ancora scopare da lui. E NON PIANGERE SCEMA! Che t’è andata di culo altrimenti saresti rincoglionita.
Era giunto il momento per lui tanto atteso, l’occasione favorevole per lanciarmi nel girone dei lussuriosi: non so quanti, non lo voglio ricordare.
[e la storia continua...]
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lug 6th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave
