Il cuore della festa
Racconti erotici -
Due splendide ungheresi, una bella mora italiana e…
La villa nel varesotto – dimora della festa – era dell’amico del festeggiato.
Il buffet era invitante e lo champagne abbondante.
Le due straniere spariscono nelle camere al piano di sopra con due dei partecipanti.
Io e Stefania, la mora italiana, restiamo nel salone assieme agli altri due.
Dopo un’oretta, le due belle ungheresi salutano e lasciano la villa, mentre io e Stefania, ingaggiate per la notte, restiamo con i 4 allegri ragazzi.
Non ho mai capito chi fosse il festeggiato o forse l’ho intuito dall’atteggiamento di Stefania, perché tutti e quatto erano animati dalla stessa voglia di godersi una notte di svago.
E’ stato dopo la mezzanotte che la serata si è infuocata. Fino a quel momento ci eravamo limitate al “sindacale”.
Dopo però…
Strizzo l’occhio a Stefania per comunicarle qualcosa, lei risponde ammiccando. La raggiungo
al buffet e le sussurro la mia proposta. Le dico che, indipendentemente dal suo orientamento sessuale, è bene vivacizzare la serata, per non restare incagliate.
“Che tu sia bisessuale o meno, è irrilevante: facciamo un gioco tra noi. Se non ti piace, simula pure, io ti coprirò. Per me, invece, un gioco vale l’altro e non dovrò fingere”.
Lei spalanca un sorriso, lieta della proposta-sblocco. Risponde che non avrebbe osato chiedermelo, perché io incuto un non so che di timore.
“Non osavo avvicinarmi a te. Ti guardavo a distanza, intimidita dalla tua figura quasi eterea,e
mi chiedevo chissà quale cachè ti fosse stato riconosciuto, sicuramente molto più alto del mio”.
E perché mai, domando io? “Non so, è che sei una fuoriclasse e…”
Uhmmmmm nota dolens. chissà come si formano certe convinzioni nelle persone.
Sorrido un po’ ironica, rassicurandola che sono molto più avvicinabile di quanto si pensi, perché non vado a numeri.
Entro certi limiti, per me la notte vale la notte (con un comprensibile forfait): il tempo è il medesimo.
E’ chiaro che se le teste sono tante, le condizioni mutano.
Ci guardiamo un attimo intorno, lei ancora un po’ intimidita attende, quando d’un tratto, “la regina della festa gira la ruota”.
Questo è il ruolo che un’animatrice deve avere. Lo sente perché ce l’ha dentro, perché sa che solo lei può sbloccare una situazione creatasi magari dal suo – benché naturale – atteggiamento così altero.
La bacio, la accarezzo, sbottono la sua camicia liberandole i seni. Che belli! Ne resto stupita e attratta.
Sento il bisogno di toccarli, baciarli, così torniti, morbidi eppure sodi.
Non sto giocando, affatto. Ho voglia di lei. La sua pelle liscia, di carnagione scura, è sensuale ed
invoglia le mie mani a coglierne i brividi.
Prima non mi sembrava interessante.
Appariva un po’ rozza, impacciata, senza sex-appeal. Ma il corpo semi nudo risvegliava istinti
e ardori che poche altre donne mi hanno acceso.
Le sfilo la gonna facendola scivolare giù, le abbasso l’intimo e finalmente posso mettere le mani su quel culo tornito e invitante. Dicono che il mio sia straordinario, invitante, un “signor culo” e tutto il resto, ma, questo è
adorabile. Questo mi piace!
Ho un ricordo nitido di quel corpo attraente, caldo e accogliente.
La tocco ancora e ancora, palpando le sue carni vogliose. Torno davanti a lei, mi chino a baciarle la mandorla schiusa, dolce amara, sotto gli sguardi attenti degli spettatori silenti.
La conduco sul divano…
Meravigliati dall’inattesa – magari sperata ma non convenuta – enfasi di un gioco che gioco non
era più, esitavano ad intromettersi tra di noi, quasi a non voler rovinare quell’improvvisato spettacolo.
Ma io non stavo recitando. La verità è che ero molto attratta da quel corpo.
Sono stata io, resami conto di non poter portare per le lunghe quell’intrigo saffico – data la circostanza – a voltarmi e con un solo sguardo invitarli ad unirsi a noi.
Il resto è venuto da sé.
Intrecci… lussuria, ora due, ora tre, ora quattro…
mani, bocche, penetrazioni…
Coinvolgente, ma anche quando ero tra due fuochi maschili, non perdevo di vista la mia
intrigante ed eccitante disponibile preda.
Era proprio lei che volevo e volevo per me.
Così è passata la notte. All’alba solo cocci, bottiglie vuote, bicchieri sparsi e sguardi assonnati
ma appagati.
Una festa dall’esito prevedibile, con risvolti inattesi dal punto di vista emozionale.
Nella stanchezza e confusione delle prime luci dell’alba, abbiamo scordato entrambe un particolare: non ci siamo scambiate i numeri di telefono e il rigore professionale ci ha impedito di chiederlo successivamente all’organizzatore della festa.
Io la ricordo ancora, Stefania. Quella notte ho scoperto la mia bisessualità naturale, non
forzata dal gioco, dai ruoli.
Certo, non è una bisessualità totale, poiché credo che non riuscirei ad innamorarmi di una donna.
Non posso, dunque, affermare di essere un’autentica bisex, ma dal punto di vista erotico, sì.
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dic 16th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Sui tacchi a spillo

dicembre 16th, 2009 at 02:22
dopo la regina della festa… la festa della regina… impagabile quando racconta le sue emozioni… come va a cogliere e assaporare quella mandorla schiusa dolce amara…ma prima, alla regina, basta uno sguardo, una strizzata d’occhio per catturare la sua preda, una donna… poi la preda diventa anche lei, gli uomini silenziosi ritrovano improvvisamente la parola… beh non solo quella… e arrivano al cuore della festa