Il collezionista


Il collezionista di figurine

Bello come il peccato, con un corpo statuario e due lame taglienti al posto degli occhi assai belli e penetranti. Affascinante, sensuale, intrigante, intelligente, arguto, distinto, colto, brillante.
Così appare e si propone alla società.

Per ironia della sorte nasce lo stesso giorno in cui sono nati personaggi che la storia non dimenticherà, in un anno che è il suo marchio di fabbrica e che ne condizionerà l’esistenza.
Forse i nati in questo giorno hanno, una spiccata smania di protagonismo e nel perseguire il loro obiettivo possono arrivare ad annientare il prossimo, con qualunque mezzo che il potere gli conferisce.

Il problema che affligge costoro è come procurarsi il potere, sapendo che questo deriva da spregiudicatezza, astuzia, coraggio e notevole carisma, necessari ad ottenere consensi e sostegni.

Per persone di questo genere il fine giustifica i mezzi e spesso tale è la loro debolezza di fondo, o frustrazione, che possono anche accontentarsi di platee effimere. E’ il caso di cui tratto. Problemi d’infanzia non risolti lo rendono turbolento e instabile, con gravi disturbi della personalità. Sviluppa acume e consapevolezza. Crede in se stesso ma non gode di autentica stima. Frustrato frequenta compagnie discutibili e già a vent’anni si scontra con l’amaro calice della giustizia. La sua adolescenza si conclude fra un espediente e l’altro.

Cresce o crede d’essere cresciuto. E’ uomo – anagraficamente – e cerca di uscire dalla mediocrità.   Vuole il successo, ne ha bisogno per sopravvivere, e torna nuovamente a scontrarsi, ma stavolta il prezzo è più alto: 4 settimane isolato a riflettere. Sono tante, l’inverno è lungo, la vita è maligna e lui ne esce provato, e si lancia in un goffo recupero di se stesso attraverso una riflessione profonda che non gli appartiene, offrendo alla società un’immagine diversa, che possa riscattarlo. Ma dura poco, perché l’isolamento non ha fatto altro che consolidare la sua dicotomia. Ha un pessimo rapporto con il prossimo, in particolare sviluppa un’avversione verso le donne e le deve punire. Impara ad usarle e ad affermare la sua presunta virilità. Questo solo appagherà i suoi vuoti.

La sua doppia personalità lo turba; nei momenti di lucidità ne è cosciente e tenta di riconciliarsi con il mondo facendo affiorare in superficie quel malessere devastante. E’ quello il momento in cui diventa più pericoloso. Ripone le sue armi migliori, ben affilate e solitamente taglienti, e indossa l’abito della sensibilità, di cui però ammette di vergognarsi. Si sente goffo in questi panni; è combattuto, giura di essere un umano malinconico e capace di comprendere i malesseri dell’anima. Ma è un tentativo debole e inefficace, e in breve tempo ritorna nei panni a lui più congeniali che lo isolano dal resto del mondo.

Ama il virtuale per meglio gestire il personaggio forte e di successo che si è creato. Nella moltitudine vuole emergere e per farlo deve collezionare un numero elevato di figurine che poi esibirà alla platea credulona che pende dalle sue labbra. Come il re eletto a suffragio popolare, egli conscio del suo carisma, afferma e impone la sua leadership, esigendo ovazioni dai suoi sudditi. Senza consensi non è nessuno, vacilla e spara nel mucchio, attendendo pubbliche scuse… e le ottiene.
Non sa incassare e davanti ad un insuccesso, cova vendetta. Ma pur arrogante, non ha il necessario coraggio per affrontare l’interlocutore e così, diventa sleale e codardo.

Rifiuta i confronti diretti, i dialoghi, preferendo colpire subdolamente alle spalle e anche quando è smascherato non si arrende. Per lui diventa un’ossessione e attacca, fino a che non affonderà la sua tagliente lama nella schiena, restando immobile a guardare la preda, vittima ignara, agonizzante.

Due sono i pilastri su cui fonda la sua inutile vita: la virilità e l’approvazione. Mancando uno di questi elementi diventa una mina vagante, la frustrazione lo acceca, alimentando la sua sete di vendetta.
Poi torna sulla sua collezione di figurine, le conta, ne cerca di nuove, ha bisogno di mostrarle ai suoi discepoli, ma soltanto per un’ovazione in più e per non sentirsi finito. Parafrasando Boeri: «metà del piacere sessuale non sta nell’atto, ma nel raccontarlo all’indomani stesso agli amici.»

In realtà, le sue figurine non hanno alcun valore per lui: sono oggettini da gestire a piacimento, da collocare nel suo album disordinato e scoordinato e servono ad alimentare l’illusione di essere onnipotente.
Non è cattivo, è malato.
Povere figurine, ignare e inutili terapie, misero strumento di un malato senza scampo, che lotta per essere il migliore.

Bellissimo e affascinante, seducente e intrigante, arguto, distinto, colto, brillante…
subdolo e vigliacco.

[Selene]

Nota:  racconto inserito anche nella sezione “i comportamenti tribali” perché il tema è oggetto di ripetuti dibattiti sui forum tematici.

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nov 29th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: I comportamenti tribali

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4 Responses to “Il collezionista”

  1. 4
    Kristalia Says:

    Assolutamente sì. È una persona squallida, in ogni caso… anche quella che non paga, anzi, è pure peggio perché svende la propria anima per
    conquistare una scopata. Parla d’amore pur non conoscendolo, e si illude di sedurre. Bidonista per vocazione, mediocre però anche la sua prestazione.

  2. 3
    ben Says:

    bello o inguardabie, il collezionista non ci fa certo una bella figura…

  3. 2
    Kristalia Says:

    Ciao Bibi,
    innanzitutto devo scusarmi per la latitanza nei commenti, ma sono stata travolta da impegni imprevisti, che per ovviare e non dare l’impressione di abbandonare la “creatura”, inserisco i racconti che mi arrivano… se coerenti con il tema del blog, o qualche storia in archivio. Ma presto tornerò :-)
    Per la stessa ragione, non riesco a far visita – per ora – ai miei blogger preferiti… ;-)

    La tua osservazione è condivisibile, anzi, spesso i collezionisti sono proprio gli inguardabili che si rifanno, quasi come per rivalsa, collezionando il maggior numero di donne.
    Non ci resta che aspettare la replica dell’autrice per confutare, eventualmente, le nostre perplessità.

    A presto!

  4. 1
    Bibi Says:

    Questa firma la conosco…forse..
    E mi pare anche il racconto di averlo intravisto, poco importa se non esattamente questo, perchè nella sostanza di racconti, ritratti o semplci discussioni su “collezionisti” ne sono veramente pieni i forum tematici come giustamente detto.
    Solo una cosa mi ha lasciato intedetto (ma forse non l’ho capita): perchè deve essere per forza bello?
    Nella realtà, i “collezionisti” di cui ho avuto sommarie descrizioni, erano tutto tranne che “bellissimi”.
    Talvolta “ricchissimi”, altre volte “simpatici” ma mai “bellissimi”. Un’unica eccezione ma non era un grande “collezionista”, era un figurante nel teatrino della vanità.
    a.y.s. Bibi

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