Il bell’Antonio
Eccomi a narrare un altro viaggio. Stavolta raggiungo una località della suggestiva Sicilia a me molto cara. Non so se per la bellezza del suo mare o se per gli uomini straordinari che ho conosciuto, ma ci torno sempre volentieri, confidando sui numerosi conoscenti che sono un punto di riferimento sicuro.
Ho la fortuna di aver trovato un bell’appartamento nella provincia catanese con una stupenda terrazza su quel mare cristallino, così vicino e così lontano da me. Così trasparente da contrastare la mia anima torbida… e mi perdo… e mi confondo…
Il racconto
Quella sera ero triste, di quell’umore che ormai fa parte di me. Anche quando sorrido o quando occasionalmente gioisco, ho una latente malinconia che mi rende “silenziosa”. Posso restare ore e ore assorta, assopita e inattiva e cambiare repentinamente umore, diventando frizzante e poi… a riflettori spenti ripiombare nel baratro della malinconia.
Non ho schemi, né un copione al quale attenermi e anche al telefono tendo ad improvvisare.
Una delle tante telefonate informative quel giorno si è presto trasformata in piacevole stimolante conversazione. Credevo finisse così e invece più tardi, Antonio – questo il suo nome – mi ha richiamata comunicandomi la sua intenzione di conoscermi, però per bere qualcosa insieme e poi, magari… andare a cena.
Capisco che devo superare il test di gradimento… a volte capita, e a volte capita che accondiscenda, come quella sera infatti. Una serata a metà fra il malinconico e la maledetta voglia di piangere, per cui accetto: magari non gli piaccio e mi lascia dopo il caffè e io avrò un motivo per piangere e poi esausta mi addormenterò.
Esco dalla doccia, poi, come al solito, mi destreggio fra gli ultimi preparativi e le telefonate di amici e clienti noti e ignoti. Sostenendo il cellulare con la spalla sinistra, riesco ad usare entrambe le mani, a rischio di torcicollo, ma, per garbo ed educazione, difficilmente liquido la telefonata anche se inopportuna.
D’un tratto mi chiama un cliente/amico che mi coglie proprio mentre l’umore è scivolato troppo in basso e quando gli dico che ho paura, inizio a piangere. Già, quella sera si era aggiunta anche la paura per l’esame che purtroppo, non ho ancora imparato ad affrontare. Ogni nuovo incontro genera in me un’ansia difficile da raccontare. Paura e tristezza:
“Su, ora non piangere – penso – ti rovini il trucco e poi ti si gonfiano gli occhi e ti imbruttisci…”
Chiudo la telefonata, aggancio le velate calze nere al reggicalze, indosso l’abito, nero pure quello, infilo le scarpe…
Ora sono sui tacchi a spillo.
Sono pronta, mi siedo ad aspettare.
Probabilmente lui era attratto ma scettico e l’ha presa comoda, mancando di tatto nei miei confronti, tant’è che alle 22:00 con una telefonata mi comunica il suo ulteriore ritardo di mezzora. Sono infastidita, ma non reagisco, resto immobile ad attenderlo, guardando passivamente il mare… fingendo indifferenza con me stessa.
Alle 22:30 arriva. Sono tesissima e quando gli apro la porta non so mostrarmi cordiale… Credo ci sia rimasto male.
Ci accomodiamo sul divano a conversare: ci raccontiamo un po’ di noi, lui seduto all’estremità e io all’altra, senza possibilità di contatto. Non ricordo come si sia avviata la conversazione, ma il tempo è passato rapidamente.
Mi sembrava di conversare con un amico. Parlavo senza remore ad un uomo che, pur affascinato, non tradiva o non mostrava attrazione per me. Scoprivo piano piano che avevo davanti un bell’uomo, di trentacinque anni, brillante, colto e affascinante, e mi rendevo conto che la serata sarebbe stata lunga ma senza seguito.
Certa di averlo incuriosito e sedotto intellettualmente ma non fisicamente, fingevo di non sentire lo schiaffo ricevuto e continuavo a chiacchierare perché la sua compagnia era piacevole… o forse per procrastinare il momento della resa dei conti con me stessa, quando sola sarei finita in singhiozzi.
Verso l’una ci alziamo come per salutarci e lui mi porta sul terrazzo… Non oppongo resistenza, tanto, siamo quasi al commiato, sono rassegnata, quasi distaccata, distante.
Mi invita a guardare la luce delle stelle, la profondità del mare attraverso le lampare dei pescatori;
lo faccio, appoggiata alla ringhiera… e mentre pensieri malinconici si insinuano in me, inaspettatamente sento un brivido: la sua mano sulle spalle che lentamente scivola sulla vita e mi cinge. Inizia a baciarmi sul collo… mi volta… sono incredula… ricambio ma non sono persuasa…
mi fermo e sussurro la mia incertezza:
«Non so cosa fare…».
Sono in conflitto, vorrei, non vorrei… ma lui senza rispondere e senza la minima esitazione, mi guida verso l’appartamento… e dietro di me mi dirige verso la camera da letto.
Baci, carezze e passione, fusione di corpi e di anime. Da quanto tempo non provavo quel trasporto.

Quella notte ho riscoperto sensazioni che credevo non più accessibili. Ormai avevo imparato a sentirmi soltanto oggetto di desiderio libidinoso, lussurioso. Io rappresentavo per quasi tutti il piacere allo stato puro, così mi dicevano.
Fra le braccia di Antonio, invece, mi sentivo anche donna, non solo femmina. Le sue mani ora forti ora lievi a cercare nel mio corpo rivoli di piacere, placavano le mie ansie… oltre il piacere fisico. Lo sentivo dentro di me riempirmi con forza, penetrarmi senza tregua, eccitato ed eccitante, mentre gocce d’estasi inebriavano i sensi.
I nostri corpi vibrarono tutta la notte, madidi di sudore e bagnati da acceso desiderio tra gemiti, sussulti e piacere estatico di sensi che annullarono ogni contorno nell’oblio della passione che ci travolse.
E la volta successiva fu altrettanto coinvolgente e più confidenziale, e poi… poi, la storia continua, ma la racconterò un’altra volta.
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ott 30th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Sui tacchi a spillo


novembre 10th, 2008 at 21:52
Ciao Antonio, piacere di leggerti
,
E ancor di più per ciò che hai scritto, segno che hai buona memoria
Scherzi a parte, notevole sensibilità. Hai condensato splendidamente e meglio di me l’emozione che volevo comunicare. Tango argentino, poi… mi lascia senza parole.
Mi sa che sei più bravo di me a scrivere…
Au revoir
Kristalia
ottobre 31st, 2008 at 20:51
Quella notte e’ stata magica .Resa tale dall’incontro con una donna meravigliosa.Elegante,dolce,colta e tanto altro. In una parola una “Donna” affascinante che riesce a trasmettere sensazioni ed emozioni difficii da descrivere.
Lei e’ come un tango argentino passionale ma con una vena di tristezza, sinonimo di straordinaria sensibilita’ che impone trasporto fisico e mentale per raggiungere quella straordinaria simbiosi di corpo e anima tra due amanti.