Fumo negli occhi
Spesso me la prendo con i giornalisti da bazar, responsabili della disinformazione, quelli che pur di confezionare un servizio appetibile, intervistano qua e là, fregandosene di verificare l’attendibilità delle fonti. Certamente, professionisti seri ed autorevoli ce ne sono e in un cielo senza firmamento, li scorgiamo senza troppe difficoltà, solo che sono davvero pochi.
Detto questo, tuttavia, è mio dovere correggere parzialmente il tiro: i giornalisti d’assalto, non verificano come dovrebbero le fonti, ma è pur vero che le fonti gestiscono l’intervista a proprio uso e consumo.
Nello specifico, mi riferisco ai diversi servizi aventi ad oggetto il sesso e più in particolare, quello mercenario.
Le persone intervistate, soprattutto se hanno un sito, un blog, o un luogo a loro riconducibile, in attività o in disarmo che siano, sono ben attente a rilasciare dichiarazioni accattivanti, utili più a se stesse che ai destinatari dell’informazione, i quali, resteranno sempre disinformati.
Peccato, e certo, trovare persone disinteressate al proprio business o al proprio ego, che non ricorrano a dichiarazioni autoreferenziali, è una vera caccia al tesoro. Non escludo del tutto che possano esistere, ma la ricerca è davvero ardua, quindi, ci si deve accontentare di ciò che passa il “convento”.
Insomma, o si mangia questa minestra, o si digiuna e siccome la società, l’opinione pubblica, è affamata di notizie, soprattutto di cronaca nera – rosa – grigia e a tinte fosche, si dia loro ciò che cercano, nel modo mediocre sufficiente a saziare la curiosità di superficie.
Tanto, andare a fondo, non giova a nessuno e così facendo, perdurerà l’inerzia legislativa. In questa perpetua confusione, la classe politica, seguiterà a sguazzare senza addivenire ad un serio progetto legislativo atto a regolamentare seriamente il mercato del sesso.
Ma perché, domando io, oltre alla confusione generata – forse scientemente – dai giornalisti, dagli organi di informazione, e dagli opinionisti, anche gli operatori contribuiscono a disinformare?
Perché molte donne, ma anche gli uomini, pur di risultare speciali, maliziose, intriganti, affascinanti – e non solo per accrescere i guadagni, purtroppo anche per tenere alto l’interesse attorno alla propria persona – vendono e svendono la dignità? Ecco, mettiamo subito in chiaro cos’è per me la dignità e cosa significa vendere.
Io da sempre, anche in epoca NON SOSPETTA ho rifiutato il concetto di vendita del corpo. La prestazione sessuale non equivale a vendere il corpo, ma è limitata al servizio offerto in quel momento: prestazione, non equivale a cessione.
La compravendita comporta per sua natura, la cessione di beni ed ha una chiara valenza: lo scambio – la cui remunerazione avviene talvolta in natura – di un bene, contro pagamento. Io ti cedo in modo permanente, definitivo, il bene oggetto della transazione, o del negozio giuridico, se preferite, e tu mi paghi il corrispettivo.
La prestazione di servizio, prevede, analogamente, la fornitura di un servizio, che non comporta il passaggio di proprietà di un bene, a fronte di un corrispettivo, ripeto, in denaro o in natura e per natura intendo scambio di altro bene. Chessò, vengo a riparare le tubature del bagno, e tu mi fai un’otturazione al dente. Questo è il pagamento in natura, non come contrariamente si crede, scambi sessuali. Ovvio che poi ci sono anche quelli, ma non sono regolamentati dal nostro codice civile, nè dal diritto commerciale.
La prestazione di servizio si perfeziona con l’esecuzione dell’opera richiesta. Il commercialista redigerà il bilancio, l’avvocato organizzerà la difesa dell’assistito, il notaio farà il rogito di una trasformazione societaria o altro, il meccanico sistemerà il motore, il carrozziere la carrozzeria, il massaggiatore si occuperà del corpo e così via.
Ma il panettiere cede il pane, il libraio cede il libro, eccetera.
Talvolta, la prestazione di servizio include pezzi di ricambio o, nel caso di servizi alla persona, shampoo, schiuma, colore, creme, oli etc, ma non si tratta di cessione di bene.
Il corpo non si vende. Manca la figura del cedente e del cessionario. Non è che alla fine della prestazione avviene il passaggio di proprietà con i diritti ad esso connessi.
Nessuno porterà con sé una mano, un piede o parti sessuali. Forse può portarsi via un ciuffetto di capelli, e già, ma questa sarebbe dazione volontaria di un cimelio, altra cosa è la cessione del corpo, che non è smembrabile. O vogliamo parlare di commercio clandestino di organi?
Chiarito il concetto di compravendita, di cessione di beni (passaggio di proprietà) e di prestazione di servizi, vorrei invitare ad evitare il ricorso a frasi tipo: “vende il suo corpo”. Non esiste. Non so se questo possa deludere qualcuno, ma di certo non ha luogo la vendita.
Se, dunque, il concetto di dignità ruota attorno alla compravendita del corpo, abbiamo risolto anche questo annoso e fastidioso problema.
Allora cos’è la dignità? Bé, qui la risposta diventa davvero soggettiva, e non posso che fornirvi esclusivamente la mia:
trovo indignitoso vendere l’anima. Questa sì, è vendibile, perché non ci torna indietro. Se ne va senza ritorno. Cosa voglio dire?
Che ogni volta che abiuriamo, o rinneghiamo noi stessi, quando facciamo “carte false” per qualcosa in modo abietto, cioè, quando una delle parti viene turlupinata, raggirata meschinamente o subdolamente (dichiarare un sentimento che non proviamo) abbiamo ceduto un pezzo in via definitiva, poi, sta ad ognuno stabilirne il valore e il prezzo, se e fino a che punto ne valga la pena.
Tutto ciò premesso, ce l’ho con le persone che dichiarano volutamente – e non in buona fede – cose non corrispondenti al vero.
Vuoi per ignoranza o per arroganza, o per vanità, per nutrire il proprio ego, o per insicurezza, o per inferiorità, o per vergogna, o perché fa più “fine”, si spacciano per soggetti diversi da quello che in realtà sono.
Facciamo un esempio: dovrebbe essere noto a tutti il significato di escort: accompagnatore o scorta. Dunque, la donna escort è un’accompagnatrice. Come l’uomo è un accompagnatore o scorta.
E cosa fa un’accompagnatrice? Lo dice la parola stessa: accompagna il cliente, uomo o donna, come convenuto, ovunque si renda necessario. Non solo a letto, ma in diverse circostanze, in viaggio di lavoro, ad una cena, ad un evento, e infine, sempre se convenuto, a letto. Per questo, una serata con una escort costa da 500,00 euro in su.
Per i motivi suddetti, la escort, deve avere cultura adeguata ad ogni situazione; signorilità, fascino e classe, perché nessuno dei presenti, abbia a sospettare che sia una donna pagata.
Certo che se mostra il proprio volto a tutti, in ogni programma televisivo, su ogni giornale, nonché sui tutti i siti internet in cui appare, anche la discrezione, e la privacy del suo cliente, è compromessa. Un professionista che mostri il suo volto ovunque, non tutela il proprio cliente. Tant’è che questo potrebbe presentare la sua accompagnatrice come collega o fidanzata, ignorando che altri potrebbero invece riconoscerla per averla ripetutamente vista in tv o sul web. Lui magari non lo sa, ma lei, non è una vera professionista, perché le mancano riservatezza, discrezione e, lasciatemi dire, classe.
C’è un accompagnatore, il cui volto è ormai diventato familiare in tv, che presenzia un po’ ovunque si parli di escorting. Dichiara di accompagnare le sue clienti anche ai matrimoni, se richiesto, garantendo alla signora il massimo del riserbo e aggiunge che nessuno oltre a lui e alla cliente, può sapere che è pagato per accompagnarla.
Ma voi credete veramente che su un centinaio di invitati nessuno lo abbia mai visto in tv?
D’accordo, è un problema della cliente, ma è il professionista che prima di tutto deve offrire garanzie di segretezza, a costo di rinunciare alla visibilità pubblica.
Tralasciamo poi il fatto che a quanto pare la signorilità è davvero reinterpretata. Ho visto soggetti che si definiscono top class escort, di altissimo livello, che di alto possono avere giusto le prestazioni sessuali, ma queste possono essere ugualmente offerte anche dalle girl. Sarebbe auspicabile una maggior capacità di autocritica, la consapevolezza delle proprie caratteristiche per non millantare qualità inesistenti.
E vi dico la verità: le poche professioniste disponibili a mostrarsi (quelle che finora abbiamo visto su tutti i media) non hanno una spiccata consapevolezza dei propri limiti.
Ma chi è la Escort, e soprattutto, chi non è?
Escort vs Girl: due figure diverse, che hanno approcci differenti.
Ho spiegato le peculiarità in questo articolo.
In estrema sintesi, le girl sono le lavoratrici che ospitano in appartamento, ma possono recarsi anche al domicilio del cliente, o incontrare in albergo. Quindi non accompagnano. La loro prestazione si esaurisce entro un paio d’ore ed è essenzialmente sessuale.
I compensi sono, naturalmente, inferiori rispetto a quelli delle colleghe escort, ma solo perché il tempo speso è inferiore.
Inoltre, poiché non accompagnano, non sono tenute ad avere gli stessi requisiti richiesti alla escort.
Allora come mai quando si discute di prostituzione si parla indistintamente di escorting?
Questo è l’oggetto misterioso del contendere.
Proviamo ad intenderci: l’escorting, così come viene svolto, è un ramo della prostituzione. Chi tenta di sottrarsi a questa definizione, con ogni evidenza, si vergogna di definirsi prostituta, ma tale è.
Così come nel commercio ci sono diverse tipologie di operatori: il distributore, il rappresentante, il dettagliante, figure diverse dello stesso settore (commercio); così la prostituzione viene svolta in modi differenti: c’è chi esercita in strada, chi esercita in appartamento o si reca all’esterno e, ribadisco, non basta recarsi in hotel per definirsi escort, e chi esercita accompagnando (escort).
La stessa escort, quando e se accetta incontri brevi di una o due ore in hotel, non accompagna e in quell’occasione non offre, pertanto, un servizio di escorting.
Non è tanto difficile capire e distinguere le varie facce della prostituzione. Eppure, giornalisti, opinione pubblica e persino le girl (coloro che ospitano o si recano semplicemente in hotel) insistono su tale definizione.
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apr 22nd, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: I comportamenti tribali


maggio 4th, 2009 at 04:55
…gentile e cara amica,il grande indro diceva:..se c’e una caccia alle streghe..la prima cosa che faccio è d’andare a sentire cosa le streghe hanno da dire..questa è la dove fondamentale d’un giornalista..ma oggi lo stereotipo di notiziari sono omologati tra loro,la stessa notizia viene riproposta in copia ed incolla…spesso senza curarsi della vita delle persone che c’e dietro la notizia,non come dovere di cronaca bensì come una tacca in più d’aggiungere al carnet del curriculum vitae professionale..uno schifo…per ciò che riguarda la prostituzione c’e troppa disinformazione ed ipocrito perbenismo..e le donne vengono trattate come oggetti,stile klemeex usa e getta..lo stesso cristo da più considerazione alla maddalena che alle donne piè che lo circondavano,in un simbolismo che sfugge ai vuoti pseudocattolici italiani,pronti a puntare il dito ma a lanciarsi in fosche trasgressioni purché nascoste agli occhi dei più..sepolcri imbiancati che nascondono putrefatte coscienze…io personalmente ho un grande rispetto delle prostitute,le considero lavoratrici a tutti gli effetti e fatte salve le dovute eccezioni,ci sono buoni e cattivi in tutti gli ambienti,dovrebbero godere di più diritti e rispetto del lavoro che svolgono,in una concezzòod scevra da fasi moralismi salvifici,ecco perché anche come trans voglio avere la possibilità di poter scegliere liberamente se prostituirmi oppure no..perché come tutte le cose devi avere il carattere per farlo..abbi pazienza delle mie disquisizioni sono cose sulle quali sarai d’accordo con me ed io t’ho annoiata…t’auguro buon principio di settimana,buone cose..e a presto!kisses.your sincerely jackie.
aprile 23rd, 2009 at 00:21
In tempi di manipolazione globale, saper informare con competenza è fare controinformazione, prospettare punti di vista cosi ben argomentati e non scontati è quasi rivoluzionario.
aprile 22nd, 2009 at 22:43
Complimenti, hai fatto un’impeccabile analisi giuridica sul concetto di compra vendita, esponendola con esempi appropriati.
Sono daccordo con ogni punto e trovo assurdo che ci siano persone che considerano questo tipo di prestazione come una vendita del corpo.
Ottimo articolo.
Bear_73
aprile 22nd, 2009 at 21:18
Bellissimo, lineare molto chiaro, un’ottima introduzione ad una serie di articoli deduco dal
”
“E non finisce qui…