Incontrarsi
La cena era noiosa, fredda, formale, falsamente cordiale. Centinaia di persone che non conoscevo, eccetto te.
Ma lo sapevo sin da quando mi avevi invitata. E lo sapevi anche tu che mi sarei annoiata.
Del resto, ti annoiavi pure tu.
Una cena di presentazioni, di pubbliche relazioni, di contatti; utile forse, ma che trionfo di sorrisi stereotipati.
Il candidato sindaco festeggiava il suo successo, ma io che ci facevo là?
Tu eri stato però convincente, io forse non abbastanza da persuaderti a rinunciare.
Ti avevo certamente fatto capire che dopo la cena non ci sarebbe stato seguito. Non perentoria, ma sicura che da parte tua nessun interesse avrebbe stimolato tentativo alcuno: mi avresti trovata in una veste inusuale, non sensuale, non vogliosa, non attraente.
Elegante, come sempre, ma ancor più distaccata… o forse disincantata. O il disincanto accentua il distacco e l’aria austera che spesso mi hanno connotata. Sì, dev’essere così, perché io non sono fredda. Evidentemente, è l’incertezza o la sfiducia ad enfatizzare quella mia aria “altezzosa o superba”.
Ma tu lo sai, superba non sono. Al contrario, sono emotivamente vulnerabile sotto quella scorza che suggestiona i meno arditi.
È questa l’aria che ami di me, l’innocenza, la delicatezza dei modi, mischiata così pericolosamente alla spregiudicatezza che solo una persona realmente libera come me possiede. Ti fa girare la testa il pensiero della mia sensualità velata, del candore con cui mi lascio avvicinare da te e l’audacia dell’intreccio erotico che si perpetra ogni volta.
Questo di me ti piace. Me lo hai confessato recentemente. Ti eccita vedermi così distante e al tempo stesso intimidita. Così algida eppure dolce. Così impenetrabile eppure passionale. Una donna che non svela, si lascia svelare… solo da uomini capaci di leggere.
Chi come te ci riesce, scopre che la mia carnalità quando si congiunge alla cerebralità conduce sulla strada del peccato, dove nulla è disdicevole, tutto è concesso. Siamo in due a far l’amore, perché alla fine, il mio darmi intenso che si consegna nel completo abbandono, come se ci fosse la resa, ti sorprende nuovamente: da momenti hard, passiamo a fare l’amore.
Inafferrabile e preda. Non so spiegarlo, sono così. Un ossimoro vivente: selva selvaggia “e aspra, e forte” ma dolce, duttile se gli occhi dello scultore sanno guardare e le sue mani manipolare… da abile artista però, altrimenti, torno fuggevole.
Sono attimi, attimi in cui lo scultore può penetrare il mio mondo, oppure non riuscirà più.
Potrà forse prendermi, ma solo nel corpo.
Denudarmi, ma solo dei veli.
Ma tu no, tu mi hai capita subito. Intuitivo, perspicace, abilissimo maestro, hai saputo subito modellare la tua opera.
Ma era passato molto tempo dall’ultima volta. I nostri contatti telefonici non erano diminuiti, però le mie uscite erano terminate. Non volevo più vedere nessuno.
Ero alla ricerca di un equilibrio e per resistere a ogni tentazione, a cominciare da te, ho fatto io la mia opera d’arte, il mio capolavoro, lavorando sul mio corpo da esperta autolesionista.
Solo così sono sicura di resistere ai richiami, alle tentazioni: non voglio uscire dalla mia gabbia dorata.
Ma quel giorno ho ceduto. L’affare mi sembrava fattibile ed ero certa che tu mi avresti vista solo come amica, collega, una donna come tante. O forse non mi avresti vista e comunque, non avresti avuto tentazioni.
Durante tutta la cena, che si è prolungata fino alla noia, tu eri cordiale con tutti, con un tocco di professionalità. Io seduta accanto a te, collega credo, sentivo il tuo cordiale distacco. Eri carino con me come con tutti, ma i tuoi occhi non sfioravano i miei.
Ecco, proprio come pensavo. Non ero più quella femmina dall’irresistibile sex-appeal che ti faceva saltare i neuroni. Ero un’altra donna, così come avevo voluto, dopo l’incidente. Pensa, persino la parrucca avevo e sapevi perché.
Finalmente, dopo la mezzanotte, siamo usciti dal locale, all’aria aperta a respirare. In auto mi hai lanciato uno sguardo che era una carezza su tutto il corpo, mentre mettevi in moto…
“Non ce la facevo più!
Non sai che fatica è stata resistere, averti accanto, sentire il tuo profumo; la gamba che sfiorava la tua e non poterti toccare. Mi sembrava di impazzire”.
Incredula ti ascoltavo. Eri stato così discreto da indurmi a escludere pensieri di questo tipo.
Mi proponi di mostrarmi il suo nuovo appartamento. Accetto sapendo che è tardi e che comunque, al di là delle parole dette, non senti un vero interesse per me, credo. E poi, ti avevo detto che non l’avrei fatto.
Mi apri la porta…
è un attimo.
Con un rapido gesto chiudi la porta e le tue mani sono su di me.
E’ stato quando mi hai spinta… spalle al muro, per prendermi lì, in piedi, senza darmi nemmeno la possibilità di togliermi la giacca, di posare la borsa, che ho capito il perché della nostra affinità.
“Tu non sai come ti desideravo. Volevo sentirti, toccare il tuo corpo di femmina che odora di desiderio, baciarti, sentire la tua pelle vibrare”.
Lì, ho perso il contatto con la realtà, le gambe cedevano, la borsa cadeva ed io ero il tuo vaso d’argilla.
La tua forza, il tuo erotismo mi stordiscono ogni volta: le mani frugano e insieme alla tua voce e alle parole che solo tu sai pronunciare, mi annientano. Finiamo in camera a prenderci in tutti i modi, sconci e appassionati, liberando qualsiasi freno.
Potresti chiedermi di tutto, ma non serve, ci capiamo all’istante. Siamo come l’albero e la terra: tu asse fra cielo e terra, mi fai volare mentre le tue radici sono saldamente conficcate nelle viscere della terra… la grande madre, che tutto dà e tutto prende.
Così cresce la nostra intesa, come la fiamma del fuoco, come gli alberi verso l’alto.
L’affinità erotica fra noi è una tempesta in espansione, incontenibile, sempre sorprendente.
Mai niente è simile. Non possiamo replicarci, perché entrambi siamo alla ricerca del sublime.
In questi sei anni, la nostra intesa si è solo rafforzata.
Come resistere ancora?
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ago 3rd, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Schiusa a chiave


settembre 2nd, 2009 at 13:34
alla ricerca del sublime? il racconto è già… sublime… nel senso che mi piace moltissimo il prima… lo svelarsi, il mettersi a nudo di lei in una cena o mentre altri pensano ad altro… e lei racconta di sè e delle sue emozioni, fa un viaggio nella sua testa… e si capisce, con quella premessa, perché lui le ha… scopato la testa e perchè il desiderio non avrà bisogno di parole, poi… a casa
agosto 6th, 2009 at 16:31
Faccio fatica a respirare,
soffocato dall’emozione che trasmetti.
La tua presenza libera ogni desiderio
profondo, come acqua impetuosa penetra
in ogni anfratto e con forza abbatte ogni difesa.
La voglia di lasciarsi inghiottire
è pari al desiderio di stare con te.
Ogni immagine descritta è verità assoluta
e il farne parte è sublimazione di se stessi.
L’amore è un corollario perchè ciò che conta è quanto
trasmetti ed emozioni con il semplice essere presso e
con te.
Luciano