È normale

Io lo so perché.

Lo so, perché questo mondo non sa ascoltare, non sa leggere, non sa capire.
Andare oltre le parole vuol dire andare oltre l’apparenza. È faticoso, pure noioso.
C’è rumore, il rumore anche delle parole: chi sa parlare sa comunicare e in questo mare profondo di superficialità, chi sa parlare sa incantare.

Non contano i contenuti, o meglio, con le parole i contenuti possono essere fittizi, come un poeta incanta i suoi lettori con la lirica del suo sublime annerire la carta, allo stesso modo, il cantore incanta la platea con versi suggestivi. Che importa se nella realtà è diverso, se ciò che traccia sul foglio immacolato è puro frutto di immaginazione.
Anzi, tanto più riesce con la parola – verbale o scritta – tanto più copre le sue lacune reali.
Quanti esempi di persone dai nobili gesti, che tali restano, però.
Abbiamo costruito e stiamo consolidando una società irreale, virtuale.

E chi non parla?
Chi non sa usare l’arte affabulatoria?
Ahi meschino, che inutilità!
Parole urlanti chiede la sorda società, vere o false, la discriminante è irrilevante.
Parole urlanti che urlano anche quando sussurrano. Basta saperle pronunciare, comporre armoniosamente.
Il resto è noia e chi tace acconsente.

È normale, in questa società, diventare invisibili, trasparenti: se non urli non ti “vedono”.  Se non sai comunicare non esisti, a nulla servirà il tuo cuore e i tuoi contenuti.  Sei un contenitore pieno, troppo pieno di cose vere per essere aperto.

È normale che l’apparenza conti più dell’essenza.

È normale diventare anoressici in questo mondo che adula l’immagine, la facciata, un corpo statuario, un contenitore simil-vuoto. Una mano che sa scrivere bei versi, una suggestiva lirica, o una bocca che sa parlare, sopravvive, se non emerge.
Se non sai urlare, sei invisibile, non esisti e tutto il resto è noia.

È normale volersi stordire, massacrare prima che lo facciano gli altri, se non altro, per il privilegio di scegliere lo strumento di annientamento.
Lascia stare, non sforzarti di capire, non ti crucciare.

È normale che dove finiscano i tuoi pensieri, debba in qualche modo iniziare una corda.
Sì, è normale che il tuo pensiero muto, incontri prima o poi una corda.

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ott 30th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Lettere, Scarabocchi

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3 Responses to “È normale”

  1. 3
    ricky farina Says:

    Le parole sono come oggetti elastici che tutti possono tirare
    dalla propria parte, poi ci sono le parole “pronunciate” e a quel
    punto si svela l’inganno, chi ha vissuto il contenuto di una
    parola, chi ha sofferto e amato per quella parola, può veramente
    pronunciarla e il suono sarà unico, inconfondibile, vero.
    La parola Amore pronunciata da Berlusconi ha un certo
    valore( un chilo di cacca), la stessa parola pronunciata da
    Luigi Tenco ha un valore non quantificabile. La vita viene
    prima delle parole. Il Verbo non è nulla se non è incarnato.
    La parola Noia pronunciata da Baudelaire è diversa
    dalla Noia di un Califano, anche se il Califfo, in fondo
    in fondo non è poi così male…un saluto da ric farina

  2. 2
    Kristalia Says:

    Luc, la chiave sta tutta nel post “Polvere” che all’amico scomparso è dedicato.
    Da quel giorno, qualcosa è cambiato… in casa mia è calato il silenzio: credo che ciascuno, separatamente, stia cercando una risposta ad un gesto così cruento… (suicidio organizzato, che, a differenza di un raptus folle, lascia attoniti per la lucidità che l’accompagna, anche nella scelta del luogo)… risposta che sa non troverà e che io ho, infine, elaborato con questo “E’ normale”.
    L’associazione di idee è stata quasi naturale e coincidente con i modi urlanti di cui parlo… è una possibile risposta. La metafora dell’urlo indica che chi parla più forte o più retoricamente, la spunta su chi, al contrario, per carattere riservato o per qualsivoglia ragione, non riesce ad essere presuntuoso… come chi “urla”, ovvero, come chi ostenta, magari anche a toni bassi, ma pur sempre saccenti.
    Alla fine m’è parso “normale”, per un giovane attento osservatore, rinunciare, data l’inutilità della lotta. Un giovane, di 26 anni, appunto, che abbia già capito dove si va a parare, forse… non vede via d’uscita. Forse ha capito anzitempo che cercare il sogno conduce alla pazzia, e ha rifiutato «l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto.»
    Si autodefiniva “un sognatore”… ecco qua.

    Tra l’altro, ho visto questo post ripreso integralmente in questo blog , ma escludo se ne sia compresa la ratio.

  3. 1
    luc560111 Says:

    Faccio fatica a digerire la conclusione di una riflessione corretta nella spietata analisi.
    La difficoltà che molte persone incontrano oggi ad esprimere ciò che pensano, perchè sovrastate dalle grida dei potenti di turno, non può trovare “pace” in una “corda”; anche se credo, a molti ciò costituisa un concreto pensiero.

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