E allora paga!

Post velenoso

Fissare il prezzo.

La donna sarebbe vittima di una codificazione dei ruoli sessuali dura a morire, che andrebbe
smontata con coscienza di sé e conoscenza.
A questo punta il libro “Donne e denaro” (Mondadori) di Rosanna Massarenti, 42 anni, direttrice di Altroconsumo, che ha redatto un’utile guida alle trappole psicologiche che imbrigliano l’altra metà del cielo.

Intervistata, l’autrice ha così sintetizzato l’obiettivo del suo libro:
“La prima ragione del cattivo rapporto delle donne col denaro trae origine da un dato oggettivo.
Consiste nell’ingresso, tutto sommato, recente della donna nel mondo del lavoro e soprattutto delle professioni.
La seconda ragione da combattere è la scarsa considerazione di sé, delle proprie capacità, della propria utilità, della propria indispensabilità.
E poi c’è la convinzione che il denaro, la posizione, la carriera per una donna siano valori che devono cedere il passo ad altre priorità, sia a quelle della famiglia sia a quelle della
gratificazione personale”.
In questo senso la donna sceglie una laurea che le piace, anche se non ha sbocchi professionali redditizi.

Attenzione: consigliato ad un pubblico “forte”, anticonformista, non convenzionale.

A mio avviso, il manuale è incompleto, perché non fornisce alla donna quella dose di consapevolezza profonda della sua preziosità.
La consapevolezza d’essere comunque usata, al di là della remunerazione del lavoro, al di là della parificazione dei ruoli professionali, al di là del coraggio di farsi riconoscere il corrispettivo per il suo lavoro anche come casalinga.

Ora dico, se la donna vuole veder riconosciuto il suo lavoro, la sua dedizione di mamma, nella cura della casa e dei pargoli, quindi,  mira ad ottenere il riconoscimento economico di tali adempimenti, ancorché svolti con amore e gratificazione personale, allo stesso modo, anche la sua dazione sessuale, benché piacevole, ha un prezzo.

Si vuole infondere la nuova cultura dell’autodeterminazione, quella secondo cui la donna deve acquisire consapevolezza, diventare perfetta manager di se stessa, del suo lavoro, del suo tempo libero, delle sue scelte (poi alle donne – poche? – che ancora cercano il rampollo che faccia loro fare una bella vita, chi glielo dice?).

Ma non si insegna alla donna a cambiare realmente la sua cultura vincolata. Non le si dirà mai, che lei vale anche a letto.

Oh, invito i bigotti, quei pochi uomini immuni insensibili al fascino erotico-femminile, a non proseguire la lettura.
Pochi, una percentuale risibile di uomini che amano la donna per quello che è, che vale, come donna in primis, come moglie, come compagna, come madre… nel tutto.
Pochi, quindi, lasciate queste pagine:  non sono adatte a voi.
Queste osservazioni sono destinate, invece,  alla maggioranza degli uomini, che del sesso ne fanno un trofeo.

La donna in scacco, controllata dall’insieme dei valori che danno tanta sicurezza al sistema maschile.
La donna “virtuosa”, da utilizzare come compagna, che non abbia troppo a pretendere, soprattutto, che non sovverta l’ordine della gerarchia.
Sì, le si può concedere parità di diritti, persino di essere forte in famiglia, ma virtuosa.

Il ricatto.
E tra pretesti, giustificazioni squallide, arrampicate sugli specchi, offese alla propria intelligenza, si fa mettere un cappio al cuore.
Continua  a subire il ricatto.

Le donne forgiate dalla cultura maschile, credono sia più dignitoso farsi sedurre, una sera, da un avventuriero che, nella migliore delle ipotesi, le corteggia a suon di omaggi floreali o preziosi, un raffinato ristorante, un lussuoso albergo… ho detto nella migliore delle ipotesi.

L’uomo da sempre ha comprato l’attenzione della donna con questi stratagemmi.
Le donne credono…

E che dire poi di quelle che convinte d’essere più emancipate:
dividono il prezzo della serata o, addirittura, lo offrono?
Sono donne che in realtà, altro non possono permettersi, che attraverso questa boutade, cercano di farsi scopare almeno dal primo che offre loro questa opportunità e poi magari gli si affezionano anche.

E, anche loro fallocratiche, come i conquistatori/collezionisti del sesso opposto, bluffano in nome di una presunta indipendenza o di una  millantata “bontà” , se di mezzo ci mettono pure l’affetto e l’amicizia.
Ma va là.
Queste ipocrisie utili a illudere più se stesse che l’altro, utili a sopravvivere, le lascio francamente a chi ha vissuto nella mediocrità.

E allora, uomo,  paga!

Paga il tuo piacere. Quanto vale la tua conquista?
Non lo lascio però decidere a te. Lo decido io qual è il prezzo mio!
Il prezzo per stare con te non sarà mai abbastanza alto, ma è il prezzo che ti chiedo per sapere quanto sei disposto a dare per stare con me.
Fino a che punto vuoi spingerti per ottenere il giocattolo.
Il giocattolo è firmato, esclusivo, non duplicabile, non emulabile.
Ogni giocattolo donna è unico, è giusto apprezzarlo come merita.

Se ti viene concesso di giocarci gratuitamente, non lo apprezzerai abbastanza perché non conosci il suo valore.
Devi pagarlo, perché tutti i divertimenti pregiati si pagano.

Perché,  forse vai al cinema gratuitamente?
Vai sulle giostre senza pagare?
Vai in vacanza gratis?
Viaggi senza spendere un cent?
Vai alla partita gratis et amori dei?

Se non sei mantenuto, no!

Lo vedi che paghi per godere?

E allora paga!

Paga, perché sol così darai un valore
Paga perché non mi meriti
Paga perché della tua seduzione da bonobo incallito sono stufa
Paga perché hai già fatto troppi danni. Almeno non ti sforzerai di raccontare pietose bugie, smetterai di arrampicarti sugli specchi, finirai di offendere la mia intelligenza  convinto di averla fatta franca.  E non potrai attaccare ulteriormente la mia dignità con le tue scuse, accuse e riscuse.

E se non vuoi pagare?
Problema tuo, vai a cercarti altre ingenue,
altre vittime, altre donne da intortare. Non devi nemmeno sforzarti troppo: internet è una grossa riserva di caccia.
Non me.

Tu vuoi divertirti?
Vuoi bagnare il biscottino?
Fai l’innamorato?
E sta bene, anche io stasera voglio divertirmi
anche io non sono di legno, sono di carne e sangue
ne ho voglia… non di te: ne ho voglia e basta!
Ma la differenza è che non mi farò turlipinare dalla tua necessità di conquistarmi, di sedurmi
di riempirmi di frasi appassionate e d’amore. Non mi farò incantare dai tuoi doni. Tu non distingui l’attrazione dall’amore, non sarò la tua preda.

La differenza quindi è che ci divertiremo, consensualmente, perché anche io lo voglio,
ma ad usare sarò io.  Uso te.
E non credere a quelle favole che vogliono tenere la donna sottomessa. Le favole raccontate da altre donne – fallocratiche – secondo cui, colei che si fa pagare è una mercenaria senza valori.

Colei che arriva a questa determinazione, è una donna che ha capito.
Conosce i mezzi persuasivi maschili e non  è condizionata dalla morale delle donne-maschio. Sa bene cosa cercano, ben conosce il loro obiettivo finale.
Ma non vuole rinunciare, non crede alle virtù che le chiedono il sacrificio di rinunciare al piacere erotico.
Al bando tutte queste chiacchiere castranti, valori inventati da un ordine gerarchico.
Valori al maschile, di chiaro stampo misogino.

Vedila così, la prostituzione, come strumento di sfruttamento della donna, è orribile,
ma la scelta della donna di stabilire il suo prezzo per una serata con il tombeur de femme, è autodeterminata, consapevole, magari  amareggiata o frutto di delusioni. È aver capito che l’uomo, benché esterni i suoi sentimenti, corteggia una donna  per portarla a letto. E per farlo, la copre di attenzioni, di omaggi, di fiori, cene, telefonate e tutto ciò che è capace di inventarsi. E se ha le pezze al culo, userà i sentimenti, per stordirla di parole.  Subdolo.

E se invece corteggiasse per amore?

Certo! Ma è ben difficile che un uomo si innamori sin dalle prime battute. Di solito l’amore nasce e si alimenta con la frequentazione, non al primo approccio.
E poi, gli uomini che si innamorano in chat, hai visto mai?
Siccome alle favole ormai ci sono sempre meno donne disposte a crederci,
siccome, però, anche la donna ha la sua sessualità,
e siccome l’uomo non ha perso in vizietto di raggirare la sua preda…

Allora paga!
Paga per consentire ad entrambi il divertimento.
Cosi non ti subirò, non piangerò, non sarò mai sedotta e bidonata.

Lo stabilisco io se voglio essere sedotta, non tu.
Tu chi sei per venire a creare scompiglio nella mia vita.
E’ finita! E’ finita l’era della donna raggirata, oggetto di attenzioni sessuali.

E se sei troppo moralista o non puoi permetterti questo lusso, va a dare la caccia ad altre.

Io no, io non te la do gratis.
Perché io sono come le donne dell’Oreal… Io valgo, almeno per te.
Davanti a te valgo.

E l’amore?
Ma lascia stare.  Che ne sai tu dell’amore?

Paga che è meglio, e tanto più è alto il prezzo del divertimento, tanto più prelibato è il boccone e per assurdo,  succede che alcuni fruitori si innamorano davvero.  Non sarebbe la prima volta, nè l’ultima.

E allora finiamola con queste campagne anti femminili, al servizio della cultura maschile, messe in moto anche dalle donne.
Finiamola con il filmato: “il corpo delle donne” perché il corpo delle donne è strumentalizzato solo quando viene usato per raggirarla, rimbambirla di parole, e troppi ce ne sono ancora, di uomini, alla ricerca del solo divertimento. Ecco quando è usato il corpo delle donne. Ma basta così: non ti divertirai ai miei danni.

E allora paga!
Perchè non mi meriti.

Paga perché per stare con me, annullerai la tua vanità
non potrai illuderti di conquistarmi con la mia complicità
Non mi conquisterai portandomi a cena
e in una suite d’albergo a cinque stelle
No no, non mi impressionerai così
E smettila di mandarmi fiori
di mandarmi gioielli

Il coraggio
Voglio il tuo coraggio, quello di ammettere che devi pagare per avermi
non regalare per conquistarmi.
Tanto il prezzo è il medesimo… ebbene, paga con moneta sonante
non con l’ipocrisia del regalo che ti consola
consola te e le donne che si pavoneggiano per il dono che ricevono.

Per stare con me ti chiedo di abbattere il muro dell’ipocrisia
ti chiedo il coraggio di ammettere che per avere le mie attenzioni, devi pagare
(non suggestionarmi).

Queste “alchimie” adottale con le donne raggiungibili, accessibili
quelle cui piace stuzzicare per essere prese
quelle che non possono permettersi altro che questo
Io ho il coraggio di guardare oltre…
Non faccio la patetica seduttrice
Non faccio la patetica che si lascia sedurre
Paga che è meglio!

Paga con denaro, non con effetti speciali.
Saremo più leali tutti e due.
Quanto?
quanto vale una notte di paradiso con me.

Paga perché il gioco della seduzione con me non funziona
Paga se vuoi me, perché  hai scelto me…
non una vale l’altra.

Quelle ipocrisie, deviazioni della mente,
utili a corrodere la verità, sono buone per le persone che hanno bisogno di crederci.
Sono lo strumento di controllo perpetrato dall’alto per piegarci.

E no, caro mio. Io non mi adeguo
E allora paga!
Chiaro, cristallino, inequivocabile mezzo di conquista.

Fiori, ristoranti, macchine, alberghi di lusso, gioielli, dalli alle altre
a me il denaro. Ti costa pure meno,
Ma ti costa la rinuncia alla tua fantomatica signorilità
alla tua classe
alla tua illusione.

Con me devi rinunciare a questo…
E allora paga!
Che altro non ti spetta.

Ovviamente, se hai le pezze al culo, o se hai le braccine corte,
non ti avvicinare, perderemmo tempo in due
e il mio tempo è prezioso.
Devi rinunciare, non sono alla tua portata.

Ps:  la provocazione è forte e fastidiosa… ma anche la constatazione lo è.

Non è un elogio al pay-sex.  E’  solo un  post  indirizzato ai collezionisti e  seduttori.

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gen 22nd, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Scarabocchi

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3 Responses to “E allora paga!”

  1. 3
    luc560111 Says:

    penso seriamente che se in questo momento ci fossero più donne come te ai posti di potere e di comando con ogni probabilità vivremmo con maggior sobrietà ma con sincerità e concretezza.

  2. 2
    Duval Says:

    Il pensiero incorrotto:
    ti ho desiderata una mattina all’alba, quando gli ultimi refoli dei sogni svaniti stuzzicano la voglia.
    Ti voglio pagare.

    Il pensiero fantasioso:
    ti ho immaginata attraverso uno scritto, una telefonata, una pagina web.
    Ti voglio pagare.

    Il pensiero corrotto:
    ti ho penetrata, a cena, attraverso gli occhi e le labbra fino ad altre umide labbra.
    Ti voglio pagare.

    Il corpo corrotto:
    ti ho penetrata, a letto, dentro e fuori, davanti e dietro, sopra e sotto; orgasmo.
    Ti voglio pagare.

    Il corpo incorrotto:
    se fossi fumatore fumerei una sigaretta.
    Ti voglio pagare.

    L’equilibrio:
    ecco i soldi e grazie: metà per l’orgasmo fisico e metà per quello mentale; so che posso tornare se e quando vorrai.
    Ho pagato.

    E’ tempo di ricordi:
    grazie a tutte voi, donne che chiedete denaro contante, puttane senza virgolette; come già sapete se e ove esistano “puttane” con virgolette, stanno altrove.

  3. 1
    ben Says:

    già…un post forte… per collezionisti di figurine… non c’è scampo: praticamente è un massacro… e se c’è qualche uomo che punta a fare il seduttore e riesce ad arrivare in fondo al post… meglio che stia attento ad evitare i colpi… il tempo della seduzione è scaduto

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