Cos’è il bondage?

Il Bondage è una disciplina.

Ma il bondage è una parte di un ben più vasto settore ritenuto, a torto o a ragione, sesso estremo.  Però è meglio precisare che queste pratiche spesso escludono il rapporto sessuale, e non sempre l’erotismo è l’aspetto trainante. Dipende dagli attori in gioco.
Prima di ogni  considerazione, è bene chiarire i termini, e lo faccio avvalendomi del supporto del neuropsichiatra e psicoterapeuta Francesco Giubbolini, che sul bondage ha scritto alcuni articoli, di cui riporto un estratto.

Gli acronimi: BDSM (Bondage sadomaso), SM (Sadomaso), B&D (Bondage & Disciplina), D&S o DS (dominazione e sottomissione) indicano un complesso di pratiche relazionali e/o erotiche e/o preferenze sessuali. Queste pratiche, che considerate al di fuori di un contesto consensuale sono giustamente considerate una perversione, sono nel BDSM fonte di soddisfazione reciproca, e strumento di costruzione di un rapporto interpersonale.

Il BDSM si caratterizza e si distingue dall’attuazione patologica

e non consensuale del sadomasochismo per diverse ragioni:

La consensualità: qui il “sottomesso” “acconsente” di essere tale, e i limiti e le regole del rapporto sono definite sulla base di un accordo paritario accettato da ambo le parti pienamente consapevoli in modo consensuale.

L’uso della “safe word” (o “parola di sicurezza”) che dà la possibilità al partner passivo di interrompere il gioco in qualsiasi momento. In alcuni casi la safe word è sostituita da un gesto fisico preventivamente concordato (es.: alzare o aprire la mano, lasciar cadere un oggetto etc.), soprattutto in quelle scene o giochi BDSM in cui il sottoposto è fisicamente impedito nella parola. È necessaria una parola o segnale ben preciso e concordato in anticipo, perché esprimere semplice diniego può fare parte integrante del ruolo di vittima prescelto e non essere interpretato dal dominante come un rifiuto reale.

La flessibilità nei ruoli: nel BDSM ognuno è libero di scegliersi il ruolo che trova più congeniale e anche cambiare questo nel corso del tempo o a seconda del partner, se lo sente necessario. Di norma ciascun ruolo è espressione di una inclinazione personale destinata a essere duratura nel tempo, anche se può evolvere.

La soddisfazione reciproca: lo scopo è un’interazione bidirezionale positiva per entrambi.

I principi fondamentali per la sicurezza delle sue pratiche possono essere riassunti con un la formula Safe, Sane, Consensual che può essere tradotta in italiano con Sicuro – Sano – Consensuale.

Sono uno psichiatra, e immagino che debba rispondere all’eventuale domanda di chi mi legge:

il BDSM è una perversione?

Credo di no. Non obbligatoriamente. Credo sia davvero, semplicemente, una sottocultura. In mancanza di meglio, evidentemente. Un gioco, per adulti.
Può – naturalmente – essere anche una perversione, come molte altre cose.

Ma ricordo un articolo, non so più chi l’avesse scritto, né quale fosse il tema principale, che parlava del sadomasochismo, quello vero: che è quello che si ritrova, spesso, nei rapporti ‘normali’, quotidiani, in quella silenziosa violenza che si esprime, il più delle volte, senza dover ricorrere a maschere e catene. Nel quieto silenzio della psicopatologia della normalità.

D’accordo sull’ultimo punto, dissento invece sulla teoria della sottocultura.

Il Bondage è, a mio avviso, semplicemente una cultura.

Una ricerca, persino un’indagine nei meandri della propria anima, per conoscersi, misurare se stessi, sfidarsi forse, cercare una propria dimensione. Non è escluso che possa trattarsi di fragilità, di un equilibrio turbato, scosso, o di un senso di inadeguatezza nei confronti della società, non lo so, ma non è una sottocultura. Al limite potrebbe forse avvicinarsi all’idea di deviazione, perché, certo, un rapporto sereno fra due amanti, declina verso il piacere orgasmico senza sovrastrutture.

Ma sono persuasa che nel momento in cui affiora un certo “desiderio”, sia come dominante, che come dominato, sia persino benefico sperimentare. Ed è per questo che considero questa pratica una ricerca, ma come la caccia al tesoro, deve prima o poi raggiungere la meta, altrimenti si trasforma in un giro vorticoso, senza ritorno e senza tregua.

Parlo per esperienza diretta, perché ad un certo punto della mia vita, ho sentito il bisogno di sperimentare questa nuova pulsione. Un desiderio sconosciuto e sempre più presente nelle mie fantasie auto-erotiche.

Io sono una donna che non accetta congetture. Non potevo restare a lungo senza risposte, avevo maturato la decisione di verificare se e fino a che punto l’attrazione per il bondage, o meglio, per un rapporto di sottomissione, fosse una pura fantasia relegata a momenti di erotismo cerebrale, o se, invece, fosse concreto bisogno.

Credo che dominare sia tutt’altro che facile. Richiede fermezza, freddezza, osservazione, motivazione oltre che temperamento e credibilità.
Insomma anche l’espressione del volto ha una funzione fondamentale di credibilità. Il sottomesso chiede implicitamente  questa rassicurazione.
E poi, saperci fare, è ovvio, prima di finire al pronto soccorso.

Esserci portati, avere necessità di provare piacere procurando dolore significa non improvvisare, pena il patetico o il ridicolo.

Il bondage è una disciplina seria e poco adatta a violenti e frustrati.

L’argomento merita un approfondimento, e nei prossimi giorni lo riprenderò.

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ott 27th, 2008 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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