Ci sono più cuckold o più “triangolisti”?

Questionario senza risposte

Ci sono più swingers o più monogami?

Ci sono più slave o master?

Sono solo alcune delle domande che mi sovvengono leggendo certi blog e, soprattutto, i commenti.
Ma perché tendiamo a numerare e catalogare tutto?
Da cosa dipendono queste statistiche pseudo-amatoriali?

Come facciamo a sapere cosa si annida nella mente umana? E come facciamo a stabilire quanti sono gli uomini che hanno determinate tendenze sessuali?

La risposta soffia nel vento.

Pochi quelli  realmente immuni dalla tentazione di generalizzare e condannare.
Pochi gli uomini (genere umano) affrancati dal pregiudizio.
Pochi i soggetti con i quali  è possibile un reale confronto propositivo che superi le barriere mentali e che permatta di allargare le nostre vetuste e stereotipate visioni della società.

E allora capisco la ragione del successo di certi rotocalchi e trasmissioni televisive. Capisco perché  i servizi sulle tendenze sessuali moderne fanno audience.
Chi li confeziona,  dà ciò che la gente si aspetta: sbirciare nelle case altrui con morbosità e, naturalmente… numeri!
La gente vuole qualificare, quantificare, incorniciare, definire.
Servizi  che tendono a orientare e condizionare  lettori o ascoltatori.

C’è un’altra cosa che mi lascia basita: come facciano alcune professioniste – in particolare, le donne che rilasciano interviste – a credere ciecamente a ciò che vedono e sentono, in un mondo fondato sulla maschera.
Loro credono alle “confessioni” dei clienti e basano le loro considerazioni sulle “rivelazioni” degli uomini.
Sorrido…

L’uomo (ma anche la donna), a letto, può dire di tutto. Sta poi all’ascoltatrice crederci o no.

E ancora, com’è che tante professioniste si mettono nella condizione di far spettegolare gli uomini?
Com’è che i clienti le vedono come preti confessori?
Io non mettevo l’uomo in condizioni di raccontare i casi suoi e, soprattutto, di narrarmi le sue esperienze con le mie colleghe.
D’accordo che l’uomo sia pettegolo quanto la donna,  ma è vero anche che racconta se è indotto a parlare.

Io preferivo conversazioni più brillanti, senza ammiccamenti e atteggiamenti compiacenti, senza parlare di mogli, amanti e colleghe, in stile comarò.  Sarà anche perché spegnevano il cellulare (non proprio tutti, ma buona parte) e non si creavano imbarazzanti situazioni da spiegare (perché poi)?

Sarà che l’uomo distinto e intelligente, non lo è per la quantità di carte di credito che ha nel portafogli?

The answer my friend, is blowing in the wind (Dylan)

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mar 22nd, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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