Canna da zucchero

Riporto qui alcuni passaggi nei quali mi riconosco, perché sembrano descrivere il mio percorso, ardito, tempestoso, in cui ho messo in gioco tutto alla ricerca talora del fondo per riuscire a trovare la mia essenza.
Un viaggio spregiudicato, senza paura, doloroso e al contempo coraggioso.
Come me, la protagonista del romanzo è una donna inquieta, alla perenne ricerca di brividi e odori, sapori e umori.

è libro che si avvale di un plot narrativo sapientemente costruito, con dei monologhi bellissimi (il libro è scritto in prima persona) con numerose scene erotiche ben tratteggiate. Eppure il sesso, nelle intenzioni dell’autrice non è fine a se stesso, altrimenti parleremmo di pornografia:  è la ricerca di se stessa, La protagonista, confusa, disorientata anche, ma non solo, sessualmente, cerca una via di fuga al tran tran dell’esistenza, è inquieta (quale donna dotata di intelligenza oggi non lo è). Lavora, come correttrice di bozze in una casa editrice e la svolta avviene quando conosce Leo con il quale fa sesso, ma l’uomo riesce a “domarla”, a farla innamorare. Canna da zucchero è un libro con il quale l’autrice compie una sorte di catarsi liberatoria, si libera da tutti  gli incubi e i pregiudizi, un libro aperto, privo di frasi retoriche, un romanzo che fa amare questa protagonista un po’ confusa, disorientata, alla ricerca di un senso da dare alla propria vita, alla ricerca di una identità che non sia solo sessuale. E’ un libro scritto benissimo, che ha il merito di non annoiare mai il lettore e che ci regala  un finale molto poetico, intenso e, nel contempo, crudele.

Non l’ho ancora letto, e non so se ne avrò il tempo, ma le premesse e le recensioni attirano la mia attenzione. Forse nel suo dipanarsi, potrebbe evolvere in maniera assai diversa da quanto suppongo, ma intano, mi permetto di segnalarvelo, lasciando a voi le considerazioni di merito, e ne sottolineo alcuni aspetti che mi assomigliano. Così, per farmi conoscere meglio a tutti voi.

Ecco alcune recensioni:

Scritto da Anna Carta – Bollettino d’Ateneo Università di Catania
la protagonista della storia, Rosa, una donna che non ha paura di vivere seguendo i dettami della propria fisicità. Una fisicità non fine a se stessa, ma fine al libero gioco di una modalità di conoscenza che – in linea con una antica tradizione di libertinismo – non teme di servirsi dei sensi come strumento privilegiato di scoperta di se stessi e del mondo.
Questo romanzo a tappe, che ripercorre le fasi della crescita di una giovane donna, dai suoi vent’anni ai quaranta e poi oltre.

Un viaggio attraverso il tempo, quello di una formazione, o meglio della ricomposizione di una personalità disgregata nella tenace ricerca del proprio nucleo di verità, continuamente in bilico tra femminilità e mascolinità

Il romanzo è incentrato sulla storia di una donna alle prese con la ricerca caotica, faticosa e a volte ingombrante, di una identità sessuale. Introduce la prof.ssa Rita Verdirame.
Rosa è una ragazza irrequieta e troppo complicata per stare bene negli schemi degli altri, nelle comode aspettative della propria educazione. Così vive una rottura con se stessa, con quello che sta cominciando a essere: è l’inizio di una lotta tra l’ordine costituito e i suoi desideri.

Quello della canna da zucchero è il sapore fermentato e dolciastro del sesso, pervaso di una sensualità fatta di denti, braccia, occhi strizzati e angoli della bocca appiccicosi. Rosa è matura nella bellezza e nei sensi quando, a quarant’anni, scioglie del tutto stereotipi e lacci e trova una risposta, provvisoria e lacerata, alla sua ricerca. Si imbatte nell’unico uomo improbabile e crepuscolare che diventa la sua libertà e il suo precipizio. L’uomo che è sensualità, imprevedibilità, instabilità.

Canna da zucchero è la ricerca ossessiva e ossessionante di un’assenza. Quella dei vincoli, delle gabbie, delle sicurezze. Un’assenza necessaria dentro il caos colmo e vociante che non lascia vie di fuga.

Rosa, è una “ragazza irrequieta e troppo complicata per stare bene negli schemi degli altri, nelle comode aspettative della propria educazione”, e fa coincidere la ricerca della propria dimensione e della propria identità – “caotica, faticosa e a volte ingombrante” -, con un viaggio “dinamico ed evolutivo”, nell’arco di un ventennio che va dall’abbandono dell’adolescenza fino alla conquista della maturità.

“La mia Rosa, a cui ho voluto donare un nome ’antico’ – dice Carla Menaldo – è una donna che, rompendo con l’ordine costituito del suo ambiente di provenienza, non ha paura di vivere seguendo i dettami della propria fisicità e i suoi desideri, anche se talvolta ambigui. Una fisicità non fine a se stessa, usata invece, nelle varie tappe di questo viaggio, come una modalità di conoscenza che non teme di servirsi dei sensi come strumento privilegiato di scoperta di se stessi e del mondo”.
E la sua ossessiva avventura, spinta dall’inconsapevole anelito della ricomposizione di una personalità disgregata nella tenace ricerca del proprio nucleo di verità
Termina con la riscoperta delle radici, quelle stesse radici nascoste nel suo stesso nome, che la salveranno dalla disgregazione.

Il romanzo è infine un viaggio nella lingua. Il tentativo di trovare una parola che coniughi insieme, all’occorrenza, diversi registri linguistici, lingua colta e lingua secca, concreta e precisa, giornalistica.

Stando alle recensioni, provo un brivido dovuto all’incredibile somiglianza con questo personaggio inquietante.

Canna da zucchero


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giu 30th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Risorse e segnalazioni

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