Autorete
Io che racconto la mia storia, lui che si commuove, partecipa e dice che “non mi hanno capita”, e che se al posto loro ci fosse stato lui, tutto sarebbe stato diverso, tutto, perché lui mi avrebbe amata in modo totalizzante.
Io che talvolta mi addentro nella storia per far comprendere i tratti essenziali dei protagonisti, i quali, informati dei miei racconti, non solo non obiettano, ma dalla lettura colgono alcuni aspetti che non avevano considerato e ciò non li turba, anzi.
Io che racconto la mia storia, lui che si commuove e cerca di entrare piano piano nel mio mondo e osserva, riflette, si immedesima… e infine deduce.
Se svelo gli aspetti belli, come è accaduto con il Cantico, e con tutti quei racconti che fanno bene al suo ego, se ne compiace. Ma ora che ho scritto qualcosa che tradisce il suo gioco, invece, si innervosisce.
“Scrivi, scrivi tutto, scrivi pure, mi piace leggere cosa pensi. Non temere, puoi anche fare il mio nome, che problema c’è?” Non l’ho fatto il suo nome.
Io che scrivo per riuscire a esternare e rielaborare il mio dolore, piuttosto che andare a sbronzarmi per stordirmi, ho provato a tirar fuori un pezzo più forte, che però lo smaschera, mette in luce l’ambiguità delle sue intenzioni. Questo non gli è piaciuto.
Gli piaceva di più quando ne usciva una descrizione virile, da utilizzare anche come self promotion.
Presentava il mio blog alle “papabili” mandando a leggere direttamente, che coincidenza, proprio “certi” racconti.
Non si limitava a dare l’indirizzo del blog.
Poi, senza dirlo chiaramente, ammiccando, diceva di conoscere il protagonista maschile… ehmmm conoscerlo bene, sperando che l’interlocutrice del momento, intuisse. Ma se non intuiva, provvedeva a svelarsi chiaramente.
Naturalmente, di questo mi teneva scrupolosamente all’oscuro.
Dice che non ha mai parlato della relazione. Ma, guarda caso, è convinto che molte possano riconoscere in lui il protagonista della vicenda. Così, a intuito, senza alcun indizio…
Ma di cosa mi meraviglio? È normale che gli uomini, come le donne, promuovano se stessi, ed è normale usare anche questi strumenti, se necessario, per dare enfasi alla propria ars amandi.
Ingenua sono io che me ne stupisco.
Strano, strano davvero, se penso che il suo comportamento è diffuso, normale direi.
Figuriamoci, per una che ha conosciuto un certo mondo, sapere che un uomo fa il grillo, non è proprio un fatto sorprendente. Oddio, da lui non me l’aspettavo.
Lo ha fatto ogni volta che aveva in atto una conquista, e, in diversi casi, ha avuto gli esiti sperati.
Ma stavolta no, stavolta non gli è piaciuta perché ci sono pezzi che svelavo qualcosa che non si deve sapere, perché lui è sincero, i suoi sentimenti sono puliti e raccontare che fa l’amore con me mentre scopa le altre, non va bene, perché queste altre – ignoravo io – sono le lettrici che lui aveva dirottato qui quando doveva rappresentarsi.
Ecco l’effetto delle mezze verità: rassicurarmi che nessuno sapeva di noi, e poi crollare davanti ad un racconto che lo smaschera.
Ma poi perché dovrebbe essere noto che si tratta di lui?
Allora, sapevano o non sapevano? E per fortuna che parliamo di web. Elementare Watson!
Quando parlavo di altre esperienze, era solidale, comprensivo, giudicava la grettezza degli uomini. E so, che se lo stesso racconto avesse un protagonista diverso, lui ne direbbe male.
Ma il protagonista è lui, adesso, e dunque, dice male di me, stavolta: “non dovevo raccontare delle nostre telefonate erotiche e delle sue parole d’amore”.
Non dovevo. Con lui ho perso anche la libertà di scrivere il vero. Dovrei cominciare a pensare a racconti di fantasia o arricchiti dall’immaginario. Dovrei trasformare il mio diario virtuale in un sito di racconti, ma lui sapeva che scrivo la mia storia, e la mia storia racconta di me e del partner della vicenda narrata… la mia storia, con tutto il rispetto per la privacy che non viene mai, e sottolineo mai, lesa.
Adesso teme per l’opinione che si ha di lui. Ora sta male. Voleva dare si sé un’opinione diversa.
Io che ho vissuto di sostanza più che di opinioni, vivo di essere, di ciò che è, ne sono sconcertata.
E sapere che ha più a cuore il giudizio che le altre hanno di lui (altre di cui non ho mai fatto nomi), che la verità, mi addolora di più.
Dunque, chi sono io, in definitiva?
Quello che ho sempre sostenuto in queste pagine. Mi pare di averne conferma, oggi, dall’uomo che mi ha amata.

