Attraversamenti di genere
Il termine gender si riferisce alle caratteristiche culturali e comportamentali definite tipiche dell’uomo e della donna.
Il genere e il sesso sono due cose separate, sebbene la distinzione non venga colta dalle persone non direttamente interessate.
Il sesso è una forma e una funzione fisica; il genere è una componente dell’identità.
Il cervello è strutturato in modi differenziati ed è la sede dell’identità.

In Italia è tradotto con il termine “genere” che però sottende anche le peculiarità biologiche dei due sessi.
Il transgenderismo si contrappone alla realtà duale maschio/femmina, sostenendo il continuum di identità ai cui estremi vi sono i concetti dicotomici maschio e femmina.
Per questo, va considerato come una filosofia di vita. È un movimento che propone una visione dei sessi e dei generi che rivendica il diritto di ogni persona di situarsi in qualsiasi posizione intermedia fra gli estremi (maschio/femmina) stereotipati.
Transgender: oltre il genere (gender)
Per transgenere si intende la condizione che rientra nella diagnosi di “disforia di genere”.
Per “disforia di genere” si intende la condizione di disagio determinata dal contrasto tra genere sessuale di nascita e interiorità psichica e affettiva, così denominata dalla Classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi sanitari correlati, decima edizione, (ICD-10) dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Per comprenderne il significato, occorre abbandonare il concetto binario di genere – maschio/femmina – e riconoscere l’esistenza di una possibile collocazione al di fuori delle due polarità m/f.
È una visione delle molteplici sfumature comportamentali che si interpongono tra i due estremi noti. Con questa definizione, riconosciamo i diversi e differenti modi di essere e di percepirsi delle persone, le quali non si riconoscono in modo netto e chiaro nell’uno o nell’altro sesso.
La cultura dominante – che vuole identificare una persona e non lascia spazio ad altre possibilità – ostacola il processo di accettazione e integrazione di migliaia di persone.
Persino la nostra lingua esclude alternative ed obbliga le persone transgender a scegliere se declinarsi al maschile o al femminile: non c’è una declinazione neutrale. Trans = attraverso.
Omosessualità e transessualità
Nell’omosessualità il focus è l’orientamento sessuale.
Nel transessualismo il focus è l’identità di genere.
In alcuni casi questi due aspetti possono coesistere e allora una persona può essere transessuale e omosessuale, omotransessualità (translesbiche, o transgay).
In molti altri casi, i transessuali sono eterosessuali.
Tecnicamente, la persona transessuale si situa all’estremo del continuum comportamentale, modifica il proprio corpo, tramite assunzione di ormoni, o anche tramite intervento chirurgico di re-indirizzamento sessuale corrispondente alla propria identità di genere, al fine di esprimersi fino ad apparire come un appartenente al genere opposto a quello di nascita, e grazie al quale, potrà ottenere il riconoscimento legale (cambio del nome).
http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez15/1921674.html
In Italia la procedura di riattribuzione sessuale è disciplinata da due fattori:
la legge 164 del 1982 “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso” e gli standard internazionali per il trattamento della disforia di genere, prodotti ed aggiornati costantemente dall’HBIGDA, associazione di specialisti (psichiatri, endocrinologi, chirurghi, sessuologi, psicoterapisti, sociologi, avvocati e specialisti del diritto) che in tutto il mondo si occupano di Disforia di genere.
Tali standard sono recepiti in Italia e adattati alla legislazione del nostro stato dall’Osservatorio Nazionale Identità di Genere, associazione di professionisti italiani operanti nel campo della disforia di genere e della riattribuzione sessuale.
Mentre la legge 164/82 regolamenta l’accesso alla riattribuzione sessuale e gli aspetti legali connessi alla variazione di genere, gli standard di cura si occupano di tutelare il benessere psicofisico ed assistere la persona in transizione lungo tutto il procedimento, che richiede mediamente 2 anni.
La persona interessata deve percorrere un iter medico legale lungo e travagliato prima di essere candidato all’intervento di riassegnazione chirurgica del sesso, che prevede l’interazione con diversi specialisti quali urologi, ginecologi, endocrinologi, chirurghi plastici, psicologi e, naturalmente, l’autorità giudiziaria che autorizza il cambio di identità e quindi l’intervento chirurgico.
Dalla prima fase di presa in carico psicologica del soggetto si passa alla prova di vita reale (almeno 1 anno) che si accompagna alla somministrazione di ormoni cross-gender e se questa viene superata si arriva quindi all’intervento chirurgico ed infine al cambio di identità.
È un processo molto strutturato, tutt’altro che libero ed empirico. Richiede anzi determinazione, motivazione e disponibilità a proseguire l’introspezione e l’investimento su se stessi.
Per approfondire: digilander.libero.it/dr.ssaScarambone/Articoli/Psicologo&DIG-ArticoloGiornaleOrdine.pdf
L’ordinamento italiano è stato uno dei primi in Europa a introdurre una disciplina sul cambiamento di sesso – legge n. 164 del 1982 – ma non offre adeguate soluzioni in relazione al cambiamento del nome, perché non tutte le persone transgender desiderano fare un percorso di transizione completo. I motivi sono di carattere soggettivo: o perché le condizioni di salute non lo permettono, o per motivi personali non facilmente rivelabili, o anche perché coscienti di appartenere al terzo sesso, ovvero, una terza via, un modo diverso.
Alcune delle più celebri studiose transessuali, tanto per fare degli esempi concreti, non aspirano a identificarsi pienamente con il genere femminile. Cercano posizioni intermedie e sovversive delle dicotomie di genere/sesso.
Sandy Stone, per citarne una, ha invitato senza mezzi termini i transessuali a “non passare” come se fossero sempre stati uomini o donne, ma a “proclamare con fierezza” le loro storie che “rompono i discorsi accettati sul genere”.
La psicanalista Enrichetta Buchli, sostiene che molti uomini eterosessuali si sentono attratti dalle trans per due motivi fondamentali. Da una parte cercano una femminilità esasperata, esagerata, «capace di dar loro quei piaceri che una femmina comune non dà. Dall’altra, però, c’è una ragione più profonda: essi cercano il contatto col tutto, con l’onnipotente, con qualcosa che travalica i generi e che racchiude il mondo intero, uomini e donne. È quindi una scelta duplice».
I transessuali – dichiara Kate Bornstein – non possono diventare uomini o donne, secondo il modo di sentire corrente, e questo non perché siano “inautentici” (secondo la teoria Raymond), bensì, perché le loro biografie rivelano quanto caotica e incompiuta sia la distinzione tra sesso e genere. Di conseguenza, implicitamente o esplicitamente, de-costruiscono l’ordine di genere.
Il transessualismo non è una malattia: è un disagio. Le disforie avvengono proprio nell’ordine sociale, anche a causa di certi atteggiamenti dei media.
Storia naturale della transessualità.
Una società che contrappone a gran voce i valori multiculturali,
che proclama l’accoglienza e condanna le politiche restrittive, è ancora contraddittoriamente e palesemente ostile a riconoscere dignità alle persone transgender, siano esse transessuali, o crossdresser, o comunque appartenenti all’universo queer.
Ma queer da cosa? Anche io sono diversa dagli altri, pur avendo un sesso inequivocabilmente femminile. E allora? Sono diversa perché siamo tutti diversi e unici. Non siamo ancora clonati.
Dunque, diverso da… ?
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mag 20th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio


maggio 21st, 2009 at 00:08
…un’ottima introduzione alle complesse e forse ancora irrisolte -dal punto di vista di definizione – tematiche dell’universo che ruota attorno al mondo trans e alle questoni d’appartenenza di genere…un gran bel lavoro kristalia!
maggio 20th, 2009 at 22:48
In modo preciso e anche comprensibile viene descritta una situazione che si vive quotidianamente anche se puntualmente si cerca di mettere la testa sotto la sabbia. Brava continua cosi.