Assonanze
«Sono fortunata, evidentemente, è come se per lui fosse un mestiere; senza saperlo sa con esattezza che cosa deve fare, dire. Mi tratta da puttana [...] dice che sono il suo unico amore, questo deve dire, questo si dice quando si dà libero corso alle parole, quando si lascia il corpo fare, prendere quel che vuole, tutto va bene, senza residui, i residui vengono occultati, tutto è trascinato dal torrente, dalla forza del desiderio».
L’amante – M. Duras
Ci sono situazioni, frasi, momenti che assomigliano alla nostra storia o a una fase o a una precisa condizione, sia pur temporanea, che creano assonanza con i protagonisti di una narrazione.
Potremmo esprimerci usando le stesse parole, senza neppure scomodarci in nuove elaborazioni. Del resto, tutto cambia nel suo ripetersi. Tutto è sempre così uguale e sempre diverso.
E sapere che altri prima di noi hanno avuto percorsi simili ai nostri, non è di grande conforto. Tutt’altro!
È sconcertante come ci si rifiuti di vedere somiglianze con altre storie, quasi ad affermare che la nostra è speciale, più speciale delle altre.
Ma forse è normale che sia così. Ognuno deve vivere le proprie, anche perché ogni storia, sia pur simile a tante altre, è differente. Ha una sua anima, la sua specificità, ha le sue voci, le sue vibrazioni, le sue emozioni. Vive di vita propria.
Allora, ciò che sconcerta maggiormente è scoprire che le nostre difese non sono sempre così robuste se prima o poi qualcuno le attacca e le fa crollare.
Ma i nostri valorosi soldati dove se ne vanno in certi momenti?
Tutti quei soldatini che se ne stanno allineati e coperti nelle aree della razionalità, forse, a un certo punto, hanno bisogno di riposo e proprio in quel momento, l’avanzata nemica ti accerchia e tu, sicura di aver creato una struttura inattaccabile, non ti metti all’erta.
Così vivi la tua Pearl Harbor (7 dicembre 1941: forze aereo-navali giapponesi attaccarono la base navale statunitense nelle isole Hawaii, senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese) tutto va in frantumi.
Resti sbigottita, non te l’aspettavi. E mentre sei lì a cercare di organizzare una linea difensiva, l’altro avanza. Resisti… indietreggi… e infine, ti consegni.
Ma la resa, ti rendi conto pian piano, nella sua remissività, ha qualcosa di sorprendente, di imprevisto: lo stato di abbandono prelude a momenti emozionanti inattesi, e scopri di te qualcosa che non conoscevi o che pensavi non esistesse.
Quell’area di pericolo che insiste tra il desiderio espresso e la paura quasi mai nota, è la nostra zona off-limit, la zona presidiata dalla nostra volontà che risiede nella razionalità. Non vogliamo espugnarla perché tale operazione agita noi stessi, prima di tutto. Noi che abbiamo lavorato affinché niente venisse scompigliato. Il disordine sentimentale è un accidente che il nostro cervello, sempre attento a proteggerci, cerca di rifuggire o, se non altro, arginare.
Il conflitto tra mente e cuore, se così lo possiamo chiamare, è tale che l’area di pericolo si espande, organizza e rafforza le sue difese.
Ma se l’avanzata nemica è strategica, sa incunearsi nell’unico varco privo di sufficienti protezioni e penetra in modo silenzioso fino a raggiungere il cuore. A quel punto, sei scoperta. Non puoi più ignorare l’evento. Sei di fronte alla scelta. Quella che scientemente evitavi.
Comprendi allora che il desiderio espresso non coincide con il desiderio profondo, e la paura ignota ora ha le sue forme, la sua identità. Non puoi più sfuggirle. L’area di pericolo è il tuo bivio, la tua verità, devi per forza fare la scelta. Seguire il desiderio manifesto, cioè mantenere l’equilibrio che ti fa stare bene, forte del fatto che le esperienze fatte sono tali e tante da non provarne più bisogno e curiosità, oppure abbandonarti a una nuova emozionante avventura piena di insidie?
Sai però che se ti abbandoni, sei ingenua e immatura perché non hai più l’età e la voglia di sperimentare il bosco con l’incoscienza giuliva di cappuccetto rosso. Ma il cuore non sente ragioni ed eccezionalmente, ti abbandoni… “e il naufragar è dolce in questo mar”.
Naufraghi, cerchi rimedi per la sopravvivenza, poi ti viene in aiuto il dirottatore e ti offre collaborazione, ti fidi per forza, ti aggrappi per resistere, ma lui ti riaffonda. Annaspi, riemergi, raggiungi l’unico approdo e ti proteggi.
Lui torna, ti prende e ti corrompe di nuovo. Sei sola, accetti l’alleanza sapendo però che lo scellerato potrebbe di nuovo colpirti alle spalle. Allora sei più accorta e appena puoi cerchi la via d’uscita. La trovi ma non hai abbastanza riserve per il sostentamento, lui torna ad offrirtele, e nel disperato bisogno di sopravvivenza in un’isola infestata, accetti ma non ti affidi più.
Tergiversi, poi arriva il terzo, ma sull’isola c’è posto a malapena per due e l’intruso cerca di accoltellarti per farti fuori, per la sua di sopravvivenza.
Guardi il mare, è più pulito di quella fetida isola. Raccogli le forze e ti ci tuffi. Verificherai dopo se sei stato contagiato. Per ora stai navigando a braccia lasciandoti alle spalle l’esperienza peggiore della tua vita.
Intanto la primavera avanza, il cielo è terso e dall’alto ti lanceranno le àncore di salvataggio. Chiunque sia, non ti farà lo stesso male.
Agguanti l’àncora e ti lasci sollevare.
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mar 31st, 2010 | Scritto da Kristalia | Categorie: Lettere, Scarabocchi


maggio 4th, 2010 at 19:41
sì davvero una riflessione da Kris… di quelle che sei capace di fare tu… quando diventi un’onda dolce e tumultuosa… eh quei muri sono fatti apposta per essere abbattuti, no? dpende poi se quei soldati sono predatori… ma a volte la preda si lascia prendere volentieri… oppure invasori… e allora già la preda non si sa fino a che punto accetti… oppure dirottatori, sequestratori… e dipende fino a che punto riescono a entrare nella tua mente e “corromperla”… massì in fondo la meta è sempre quella, oltre il muro… , password… codice della combinazione… per arrivare alla tua mente
aprile 15th, 2010 at 13:52
molto bella questa riflessione, profonda come sempre.
poi di te mi piace l’uso delle metafore così spontaneo che diventa fluido e naturale.
sei molto brava.
un saluto.