Ancora una volta

I vostri racconti erotici

Qui la prima parte del racconto “la lezione”.

Lo incontrò ancora quell’uomo affascinante come il peccato.

Fu casuale riconoscerne il profumo e la voce, seduto di spalle in un caffè del centro.

Vanessa sobbalzò quando ebbe conferma che di lui si trattava. Di quel perfido bastardo che l’aveva ferita. Ma più forte era la verità che lui le aveva sferzato addosso, maggiore era la ferita del suo cuore e l’attrazione ormai divenuta ossessione.

Lei non riusciva più a far l’amore serenamente con il suo compagno. Non gradiva più il suo modo di toccarla ed aveva cominciato persino a fingere piacere, per non insospettirlo.

Si scostò appena, fingendo di interessarsi ad un articolo di una rivista letteraria.  Prendeva appunti, così sembrava, ma le orecchie, gli occhi e la testa, erano rivolti a lui ancora di spalle. Cambiò sedia per osservare meglio la donna che gli stava accanto. Per capirne le grazie e carpirne il segreto che teneva lui così rapito.

Claudia, le sembrò avesse pronunciato, una donna  più grande di lui. Lui bel tenebroso dal corpo curato in ogni dettaglio. Fisico flessuoso e andatura sicura.  La donna vestita di semplicità, era elegante con il suo tubino nero che sicuramente delineava le sue armoniose forme, generose, sensuali, come sensuale era il suo viso, le sue mani, la sua gestualità naturale. Niente di lei sembrava forzato, studiato, strategico per sedurre l’uomo.

Sopra l’abito, un giacchino dal taglio semplice e per questo, ancor più elegante che le accentuavano rigore e distacco. Le scarpe nere classiche con tacco non altissimo: 8 forse 9 centimetri, non di più a definire le nere calze velate.

Ma come l’ossimoro, la sua naturalezza, la sua eleganza, e quel fare austero, bella e altera, accentuavano quella classe tipica delle signore che nulla devono dimostrare. Senza vezzi, fronzoli, malizie. Naturale anche il suo fare pericolosamente seducente.

Le gambe accavallate come solo una signora riesce a tenere, senza mostrare spacchi e senza volontà provocatrice, procuravano disappunto nella invidiosa Vanessa.

Una donna sui quarantacinque, capelli un po’ meshati sul biondo. Lo sguardo un po’ assente, ma sempre intelligente, di quegli occhi magnetici, che catturavano l’attenzione di tutti se solo toglieva gli occhiali. Un’espressione colta e intelligente, seppur distante, completavano il quadro di una donna che può solo essere ammirata per classe. Classe che diventava prorompente se accennava qualche spontaneo sorriso.

Lui le parlava, fissandola negli occhi, tenendo una mano sulla sua. Nude le sue mani, neanche un gioiello a impreziosire le lunghe dita che coerenti con tutta la figura, esprimevano armonia ed eleganza.

Sfrontata, neanche un gioiello, come a dimostrare che non ha bisogno di alcunché per rendersi magica.

Sentiva già di odiarla, Vanessa, eppure ne riconosceva il fascino, il carisma e la sua semplicità. Si rendeva conto che non avrebbe dovuto odiarla, perché una donna così si può solo ammirare, non può essere odiata o disprezzata, perché nel suo fare sensuale  ma apparentemente scostante, è persino dolce.

Ma lei, Vanessa, bella e giovane, aveva le carte per sconfiggere una signora in età, questa Claudia, il cui unico dono era la naturale eleganza e una strabiliante femminilità.

Decide allora di passargli accanto. Ma lui, non distoglie lo sguardo dalla donna misteriosa, neppure per seguire la scia del profumo della giovane e presuntuosa Vanessa.

L’autostima della ragazza, era stata già provata dall’incontro precedente, e in questo caffè, dove sembrava passare inosservata, lo schiaffo fu ancora più pungente.

Andò in bagno a ricomporsi e asciugarsi le lacrime che le avevano bagnato il viso offeso.

Questa donna misteriosa, un po’ silenziosa, un po’ assorta, non ha neanche un fisico da modella, un corpo avvenente, eppure è attraente.

Alle tre del pomeriggio successivo, una nuova e inattesa vibrazione scombussola la povera Vanessa.

“Ti desidero”- Le sussurra Lorenzo con voce suadente.

“Vuoi fare l’amore con me?”

Impietrita, Vanessa rimane a lungo in silenzio. Voleva, eccome se voleva, ma intimidita com’era, rifiutava l’idea di doverglielo ammettere. Tuttavia, la paura di perdere quest’occasione, le fa raccogliere il coraggio di mormorare un timido “si”.

“Passo a prenderti alle venti, dolcezza.”

Dopo la cena in un elegante ristorante, la porta a casa sua, dove le potrà mostrare un “articolo davvero interessante, un pezzo straordinario”, e Vanessa eccitata accetta senza farsi pregare.

Con un rapido gesto, Lorenzo sorprendendola, l’afferra per i fianchi e la bacia appassionatamente, mentre, contemporaneamente, chiude la porta dietro di sé.  Vanessa è contro la parete, le mani fruganti di lui la esplorano e accendono ulteriormente la voglia di quell’uomo affascinante, bello come il peccato e stronzo.

“Inginocchiati e bacialo!”

Lei incredula eppure eccitata, stupita dal cambiamento repentino di atteggiamento, esegue docilmente. Si accovaccia fra le gambe di Lorenzo e inizia a leccarlo.

“No dolcezza, ho detto di baciarlo! È un premio per te, un trofeo da amare. Se lo vuoi devi adorarlo e strofinare la tua testa contro di lui. ”

Vanessa esegue baciandolo con passione e avidità.

“Adesso sì, puoi goderne: leccalo voluttuosamente!”

Vanessa docilmente, inizia a  leccare servizievolmente quel fiero membro bello e teso.

“Via le mani, usa solo la bocca, non fare la furbetta, dolcezza.”

Esce dalla sua bocca e girando alle spalle della ragazza un po’ frastornata, le chiude le manette sui polsi dietro alla schiena. Ecco, ora lei è la sua ancella a lui genuflessa,  in adorazione del suo signore da servire e riverire come si conviene.

“Lecca tutto, scendi verso le palle… brava lecca, lecca e succhiale, così!”

Un po’ contrariata ma contagiata da quel clima torbido ed eccitante, Vanessa percorre dolcemente con la sua lingua di velluto tutte le parti nascoste dell’uomo, lecca succhia e penetra come può l’orifizio di Lorenzo.

“Riprendilo in bocca adesso, che ho voglia di scopare!”

Lui le prende il volto fra le mani e sollevando appena il mento, la guarda negli occhi mentre gode nella bocca di lei.

“La tua bocca è il mio piacere, il mio godimento. Ti preferisco zitta con la bocca piena di me, che è la cosa che devi imparare a fare. Non ci sai fare molto,  sei una novizia in materia. Devi soddisfarmi”.

Allora Vanessa, colpita nell’amor proprio, succhia con  maggior avidità, mentre lui continua a fissarla.

Esplode premendole la testa contro. “Spalanca la bocca che godo!”

“Non ti muovere!”

Ancora in ginocchio con le mani legate dietro la schiena, Vanessa vede  comparire una figura femminile. È la donna del bar, quell’attraente e affascinante signora che stava con lui il giorno prima.

Lorenzo, uscito dal bagno, si avvicina alla misteriosa donna, la spoglia sensualmente, lasciandole solo le scarpe.

Si avvicina a Vanessa, le porge una mano per aiutarla ad alzarsi e la fa accomodare su una sedia. La lega, lasciandole libera solo la mano sinistra.

Seduti sul divano lui e la misteriosa donna, sorseggiano un long drink. Lui è attratto da quella signora così fortemente erotica. Si baciano, si toccano, si respirano. Lui le sussurra qualcosa che non arriva chiaro alla passiva spettatrice. Le versa lo champagne sui seni e se ne disseta avidamente. Poi continua a versarle gocce sul ventre e infine sul pube lasciando che lo champagne scorra verso l’interno.

La lecca a lungo fino a che la donna gemendo viene. Lui la beve fino alla fine e quando si sposta, ha le labbra bagnate degli umori della sua seducente amante.

Vanessa, eccitatissima,  è nuda sulla sedia. Scalpita dalla voglia di scopare, e implora con gli occhi affinché la facciano partecipare al quel gioco erotico. Con l’unica mano libera, si tocca i seni nudi e poi infila le dita nel suo sesso bagnato. Si masturba quasi violentemente, mentre guarda lo spettacolo di quei due che godono come lei non ha mai goduto.

Gode da sola, Vanessa, e urla di piacere, mentre non rinuncia a toccarsi ancora.

A mezzanotte, quando la signora entra nella doccia, lui si avvicina a Vanessa, la slega e l’accompagna nel bagno di servizio. Lei si lava, si riveste e lascia la casa, nella totale indifferenza di lui.

Sul taxi gli manda un sms: “sei un porco perverso, non ti voglio più vedere!”

La risposta le arriverà il mattino successivo:

“Lo so, dolcezza. Ora hai capito: la mia missione è finita!”- risponde lui.

“Dimmi almeno chi è quella signora”

“Claudia? Una collega, ti basta?”

“No”.

Poche ore più tardi, l’ultimo messaggio:

“È la donna che amo. Fino a sei mesi fa, faceva la prostituta… escort. Addio Vanessa..”

Non convinta, Vanessa gli manda un’email:

“Perché l’hai fatto?”

La risposta non si fa attendere:

Perché le persone stupide e presuntuose sono insidiose, fastidiose. Non c’è niente di peggio che la mediocrità di chi si erge a giudice di qualcosa che non conosce, non capisce.
Perché tu mi desideravi, mi ammiravi, mi vedevi brillante e professionalmente realizzato… una persona normale.  Ti ho mostrato che la normalità è solo un concetto convenzionale, che quello che vedono i tuoi ciechi occhi, non è la regola. Che dietro alla facciata di ognuno, dietro ciò che tu puoi vedere – che è solo ciò che ti viene mostrato – c’è un’intimità che non puoi scalfire soltanto guardando come guardi tu e tutti coloro che si fermano alle apparenze.
Tu non saprai mai se la persona che credi di inquadrare con il tuo banale concetto di normalità ha un percorso erotico diverso dal tuo. Impara che tu non sei tutto, non sei il centro del mondo.

Non puoi essere il metro di valutazione.

Pensi che le prostitute, siano persone con devianze sessuali. Ma conosco numerose prostitute che fanno sesso come lo fai tu.  Credi forse che una prostituta debba essere perversa o depravata nella sua sfera sessuale? Ancora una volta sei ferma alle apparenze.
Le prostitute sono professioniste e pongono delle regole proprio in quanto tali, non si affidano a pratiche “alternative” con i clienti a meno che questo non piaccia anche a loro. In questo caso,  vuol dire che stanno agendo da donne, non da prostitute.

Credi che un ladro o un assassino sia un maniaco sessuale? Magari non fa neanche sesso o si limita a pratiche simili alle tue.
Credi che la tua insegnante o tua madre sia normale e che non trasgredisca? Cos’è per te la trasgressione?

È tutto ciò che diverge dal tuo comportamento. Ma il tuo comportamento non è più normale di altri. Perché appena hai assaggiato la cinghia, dopo i primi sussulti di dolore, hai vibrato di piacere. Un piacere sconfinato, che ignoravi.

Conosci te stessa e poi gli altri, prima di parlare.

I tuoi romanzetti non fanno impallidire nessuno. Sei banale, non normale.

Ecco perché l’ho fatto e non lo avevo mai fatto prima. Non sono attratto dal bdsm, non è il mio genere. Me lo hai ispirato tu.

E adesso vai a fantasticarmi ancora, ché ti piace trasgredire…

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nov 20th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna

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One Response to “Ancora una volta”

  1. 1
    ben Says:

    lezione o punizione? un giallo erotico a tratti anche duro, che diventa quasi cinico… comunque sempre imprevedibile e sensuale

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