Al bar

I vostri racconti erotici.


Mentre sorseggio l’ennesimo caffè della giornata, seduta al tavolino di un bar, la vedo. Occhi scuri profondi, che incrociano solo per un attimo i miei, ma sufficienti a farmi scorrere degli intensi brividi di piacere lungo la schiena.
E’ oramai un mese che cerco di incrociarla, ogni mattina, dopo una notte trascorsa a pensare al suo corpo, alle sue mani, al suo viso dolce ma al tempo stesso passionale.
Sono certa che si è  accorta dei miei sguardi nascosti, dell’emozione che provo quando mi passa accanto; vorrei avvicinarla, ma non ne ho il coraggio.
Stranamente non si dirige verso il suo solito tavolino, viene verso di me, con quello sguardo ammaliante, quel passo felpato, da gatta, che tanto mi intriga e mi rapisce la mente e il corpo.
La tazzina rimane per aria, sorretta da dita tremanti e timide, mentre il mio sguardo, nascosto dai miei occhiali scuri, rimane ipnotizzato, la bocca si asciuga, rimango senza saliva, senza voce, le labbra socchiuse. Ed ecco che mi parli, ti rivolgi a me per la prima volta, i tuoi occhi assumono un colore ancora più intenso, profondo, le tue labbra si piegano in un dolce sorriso, e la tua voce, suadente, mi chiede se puoi accomodarti al mio tavolino.
L’espressione del mio viso sembra vacua me ne rendo conto, forse stupida, ma sono rimasta senza parole, piacevolmente sorpresa da un gesto che avrei voluto fare io ogni mattina, da quando ti ho vista la prima volta in quel bar.
Hai delle mani bellissime, curate, delle dita affusolate, finalmente posso vederle da vicino. Mi accarezzano la mano, il polso, salendo poi delicatamente lungo il braccio, tracciando una linea ideale che mi provoca sensazioni forti, profonde. I nostri sguardi si incrociano nuovamente, il mio viso paralizzato, confuso, emozionato, quando finalmente ti presenti con dolcezza, mi dici il tuo nome, Regina. Io goffamente provo a rispondere, ma riesco solo a balbettare un nome confuso, Fabiola, e imbarazzata mi guardo intorno, intimidita, senza parole.
Le tue dita continuano ad accarezzarmi il braccio, delicatamente la tua voce mi tranquillizza, mi rilassa, e finalmente mi sciolgo, ti manifesto la mia contentezza nel conoscerti, nel parlarti. Dopo solo 5 minuti riesci a farmi sentire a mio agio, iniziamo a parlare come se fossimo amiche da anni. Voglio conoscerti, voglio sapere tutto di te, voglio percepire la profondità  della tua anima, ed aprirti alla mia.
Ed ecco che ti alzi, mi saluti dispiaciuta, devi rientrare al lavoro, si è fatto tardi. Dolcemente tiri fuori dalla borsetta un biglietto da visita, lo avvicini alle labbra e lo sigilli con il tuo bacio caldo, color porpora, profumato, infine con classe me lo porgi. Sopra è indicato il tuo numero di telefono. E ti allontani, voltandoti soltanto una volta e lanciandomi uno sguardo carico di promesse. Per la seconda volta in quel giorno rimango senza parole, le mie labbra si schiudono come per parlare, ma non proferiscono parola. Troppa è l’emozione. Fremente guardo quel biglietto, quel numero, e me lo imprimo con decisione nella mente. È la prima volta che mi sento così coinvolta soltanto dalle movenze di una persona sconosciuta, di una donna per giunta, dal tuo essere, dalla forza e la sensualità che trasmetti. Spero di vederti ancora, presto, e di dimostrarmi quanto riesci a coinvolgermi, a prendermi l’anima, la mente, solo con dei gesti piccoli quotidiani.
A presto, mai dolce Venere!

È sera, mi siedo sulla sedia in terrazza e trepidante compongo il tuo numero, lo conosco a memoria. Uno, due, tre squilli, finalmente rispondi. La tua voce è carezzevole, dolce, mi avvolge; sai già chi sono. Sei contenta che ti abbia chiamata, mi dici, e la tua voce è sincera, lo sento.
Timidamente inizio a parlarti di me, mi è facile confidarmi, raccontarti, sento una fiducia e un trasporto inusuali ma intensi. Ma ti chiedo anche, ti domando, voglio sapere tutto di te. Dopo più di un’ora al telefono, sento che difficilmente potrei dimenticarti, il giorno popoli i pensieri della mia mente, la notte sei il soggetto di ogni mio sogno. Mi sei penetrata dentro le viscere, ho voglia di conoscerti meglio, di fare parte di te, della tua vita, e sento che anche tu lo desideri. Ed ecco che allora faccio un primo passo anche io, ti chiedo di vederti, di uscire insieme per un caffè, o per fare shopping. L’indomani è sabato, siamo entrambe libere da impegni lavorativi, e possiamo approfondire quello strano rapporto che si sta creando tra noi. La mia voce è titubante ma curiosa, aspetto la tua risposta, fremente, che fortunatamente è  un “si”, un invito a trascorrere il pomeriggio successivo insieme, come due vecchie care amiche, nel centro commerciale della città.
Ti scorgo tra la folla, non potresti mai passare inosservata. Vieni verso di me sorridente. Per me è un tuffo al cuore. Gonna nera aderente e corta al ginocchio, camicetta color prugna, decolté, borsetta nera, capelli castani sciolti lungo le spalle. Trucco leggero sul viso e labbra morbide … da baciare, da desiderare.
Ti avvicini a me, mi prendi per mano, e mi conduci all’interno dei negozi. Ci aspetta un lungo pomeriggio di chiacchere, shopping complicità femminile.


Continua


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ott 13th, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: In punta di penna

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