A una troia dagli occhi ferrigni

La prostituta e il poeta

Il tema della prostituta è ricorrente nella poesia moderna da Baudelaire in poi:
il poeta si riconosce nella condizione della prostituta, dovendo come lei vendere una merce che non sarebbe vendibile (la poesia, come lei l’amore).

La scelta di un simile interlocutore in questo testo non è dunque casuale (e la si ritrova in altre poesie di Campana); mentre il poeta rivela l’ambivalenza di chi si identifica in una condizione e insieme, con le proprie inappagate domande di senso, tenta di distinguersene.

La situazione iniziale, in cui il poeta interroga la donna e questa lo guarda sbigottita, è infine superata grazie al gesto svogliato del poeta, che bacia la prostituta rivelando in tal modo di aver rinunciato alle proprie domande inappagabili e di accettare la convenzionalità della situazione, stando per così dire alle regole del rapporto (scambiandosi gesti d’amore senza amore).

D’altra parte la conclusione segna anche una sorta di dolorosa congiunzione dei due destini, legati dall’analoga condizione di vendere ciò che non sarebbe vendibile (il poeta, la bellezza; la prostituta, l’amore).
Il poeta è «sacrilego» perché vorrebbe sapere quel che è il mistero inesprimibile dell’esistenza, ma anche perché fa commercio di una cosa sacra qual è l’arte.

Il poeta è un «angelo biondo», il cui abbraccio con la «nera» prostituta segna un incontro tra angelicità e bestialità, rendendo più significativo il congiungimento finale.
D’altra parte il poeta oltre che «angelo» è anche «sacrilego» (con *ossimoro), cioè rappresenta un’altezza sociale e contemporaneamente la abbassa e la offende;
come in un noto poema in prosa di Baudelaire in cui al poeta, urtato
dalla folla, cade nel fango l’aureola.

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apr 1st, 2009 | Scritto da Kristalia | Categorie: Osservatorio

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One Response to “A una troia dagli occhi ferrigni”

  1. 1
    UnUomo.InCammino Says:

    > vendere una merce che non sarebbe vendibile (la poesia, come lei l’amore).

    Di sovente ascolto o leggo allegorie della prostituzione come “vendere l’amore”.
    Beh, si tratta esattamente di quel piano un po’ spurio e ambiguo, taltvolta morboso, quasi sempre peccaminoso.
    Si nega il sesso a-morale, il sesso ludico, asentimentale, del potere, etc. non vanno bene, non sta bene, non si dice. La rimozione del lessico corrisponde ad un tentativo di rimozione morale, quelle parti dell’eros non vanno bene, non si dicono.
    Allora, poiché ciò esiste, allora lo si nomina, lio si indica, e arriva la cazzata finale di chiamare amore ciò che è una sua parte.
    Non sarebbe bello che uno chiamasse Kristalia il suo gomito o il suo malleolo.
    MI hanno operato la kristalia.

    Le puttane vendono sesso, non vendono amore.
    Possono, le escort, vendere anche cultura, presenza, compagnia, intrattenimento.
    Ma vendono quella merce, non l’amore, tantomeno l’Amore.
    Parole chiare per concetti chiari.

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